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CRAS S'ISPERDET SU MUNNU (…. e i bambini si vendicano...)
pubblicato il 12/11/2013 00:53:34
di Sebastiano Mariani

Chi ha i capelli bianchi e qualche annetto sulla gobba ricorderà che ci fu un giorno in cui tutti fummo sul punto di salutare questo mondo e per sempre. Era il 31 dicembre 1959, perchè il 1 gennaio 1960 si deviat isperder su munnu. Tutti parlavano di questa tragedia e nessuno dubitava che la cosa si sarebbe avverata, anche se nessuno sapeva il perchè e il come. Era un bel po' che se ne parlava e sembra che ci fosse una profezia che aveva previsto s'isperdimentu, ma nessuno sapeva di chi fosse questa profezia, quando fosse stata fatta o cosa vi contenesse, per cui si sapeva solo la notizia e basta. Vuol dire era scritto nel libro del destino. Allora ad Orune Google non lo conoscevano. Noi bambini eravamo preoccupatissimi, soprattutto perchè non sapevamo se ci sarebbe stata una alluvione, un terremoto, delle bombe o chissà cosa. Ovviamente non ci preoccupava solo il durante ma anche il dopo, perchè da morti chi non aveva la coscienza a posto rischiava di finire dritto all'inferno e addio giochi, amici e quant'altro. Man mano che si avvicinava la data fatidica la preoccupazione aumentava e la gente ne parlava sempre di più, soprattutto i bambini, che il rischio di andare all'inferno, secondo Don Concas il parroco del paese, lo correvano almeno 5 volte più dei grandi. La cosa strana era che non tutti gli adulti si preoccupavano e alcuni sembrava che si ponessero problemi secondari, come Antoni Murreddu che diceva che avrebbe ammazzato le due capre mannalite il giorno prima per mangiarle. Mio padre non appariva per niente preoccupato, lui non guardava la televisione perchè non ce l'avevamo, non leggeva i giornali perchè erano scritti in stampatello e poi lui se ne stava in campagna dove le brutte notizie ci nascevano e non aveva bisogno di sentirne altre. Mia madre faceva finta di essere tranquilla, anche se con noi in casa tranquilla non poteva mai essere, ma sapeva fingere bene, come se s'isperdimentu fosse una semplice temporada. Gli altri adulti chi li cercava? Alla fine a farci carico di questa immensa tragedia eravamo rimasti noi bambini, che non potevamo neanche parlarne in casa, perchè quando un bambino parlava era sicuro che si prendeva una bella reprimenda. Si arriva al 31 dicembre, una giornata bruttissima, con un tempo da fine del mondo. Mio padre tornò da Lavra che era già buio, con sa lameddha de colostra come quasi tutte le sere. “Arrattza de ventu.... paret ch'est isperdenne cantu b'at... “. Un brivido mi scosse la schiena: “mi sa che ci siamo “!
Però io quella sera avevo la coscienza a posto, perchè mia madre, come per tutte le feste, mi aveva inviato a confessarmi ed io, con gli amici del vicinato, siamo andati tutti insieme, perchè quella forse era l'ultima confessione. In fila al confessionale c'era mezzo mondo, una specie di prova generale del campo di Giosafat che si sarebbe tenuto dopo qualche giorno. La confessione fu totale, ogni piccola infrazione, dal furto di zucchero alle preghiere saltate alle innumerevoli bugie vennero raccontate con un pentimento totale e incondizionato. La mia e la nostra anima era tornata candida. Tutti insieme tornammo a casa e poco prima di arrivare a Santu Bennardu la compagnia si sgranò senza saluto e senza promesse, si andava verso l'ignoto: ”cras s'isperdet su munnu” ! Con noi c'era un amico che più tardi sarebbe diventato prete.
A casa mamma appariva preoccupata perchè erano diversi giorni che parlava di una rata da pagare per l'erbaio e non sapeva come fare e gli agnelli non ce li avevano ancora pagati. Piccole insignificanti preoccupazioni dentro l'immensa tragedia. Quella sera noi bambini cenammo con la colostra, mentre i grandi mangiarono la polenta con lardo e salsicce. Se il mondo finiva lì, almeno avevamo lo stomaco pieno.
Andammo a letto ognuno con i propri pensieri, che resistettero fino a quando il sonno non ebbe la meglio,anche se il freddo pungente e il vento alle finestre non conciliarono sogni beati. Dormii come tutte le altre notti, profondamente e senza risvegli notturni, che sarebbero stati da tragedia.
Sarà strano,ma l'indomani ci svegliammo tutti come se niente fosse accaduto, come se il mondo ci fosse ancora e la cosa mi provocò una certa gioia, ma anche con una consapevolezza, che qualcuno, più di uno, avevano raccontato una bugia colossale e brutta. Pensai : “ su munnu no si b'est isperdidu!”, che strano, ma che gioia !
Mia madre mi cambiò e mi disse di sbrigarmi perchè la messa stava per iniziare, le campane avevano già avvisato da un po'. Gli amici erano in piazza Santu Bennardu tetteri dal freddo ma contenti, tutti vivi nel mondo vivo, che bello!
“Ajò a creja...” disse il futuro prete. “ajò” risposi. Ma Cioreddu, che aveva vissuto la fine del mondo con grande apprensione ad un certo punto sbottò : “ si su munnu no si b'est isperdidu jeo sa cumunione l'aco s'atera dominìca, tantu.....”.
Fu una rivelazione ! Se eravamo ancora vivi e il mondo continuava che fretta c'era ? Non era meglio giocare a balla-balla acchiapparello? Col freddo che faceva per scaldarsi non c'era di meglio.
E allora daì... “balla-balla-tottu..balla-balla-tottu..!!!” don Concas poteva attendere.
Qualcuno quella comunione ancora non l'ha fatta e non so se quella confessione non sia ormai scaduta. Il futuro prete fu uno dei pochi a ricevere il sacramento e non fu un caso.
Io però non riuscii mai a spiegarmi cosa avesse fatto fallire quel grande progetto, per il quale tutti ci eravamo preparati con grande scrupolo. Ma forse oggi l'ho capito: il mondo si è preferito distruggerlo pezzo per pezzo e quel progetto va avanti a grandi passi, senza spaventare i bambini e senza sacramenti lasciati a metà.

foto da: www.paradisola.it
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