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LA SETA AD ORGOSOLO
pubblicato il 02/04/2014 19:59:05
A Orgosolo l’attività sericola è finalizzata alla tessitura di “ su lionzu”, il tipico copricapo del costume orgolese. La benda, lunga circa 150-170 cm e larga 30 cm, è di seta grezza e di colore giallo intenso. La produzione di seta non avviene affatto a livello industriale, presentando caratteristiche interessanti e particolari.
Si tratta dell’unico paese in Sardegna, e probabilmente dell’Italia intera, in cui viene svolto l’intero ciclo di lavorazione della seta, dalla schiusa del seme bachi al capo finito. Solitamente infatti il processo si ferma all’ottenimento dei bozzoli, che vengono poi esportati e ritornano in Italia sotto forma di capi finiti.
È l’unico paese in Italia in cui ancora si producono bozzoli di seta gialla. È un processo che rientra nel patrimonio storico- culturale in quanto ha caratterizzato la storia del paese. Va dunque protetto e valorizzato.
L’allevamento e la lavorazione della seta avvengono con sistemi arcaici. È dunque semplice avere un’idea di come avvenisse ovunque, prima dell’avvento delle tecniche moderne e industrializzate.
Ma come giunse la seta a Orgosolo?
È importante citare allora un passo tratto dal libro di Padre Antonio Bresciani (Dei costumi dell’isola di Sardegna comparati cogli antichissimi popoli orientali, Tipografia Androsio, Napoli), appartenente all’Ordine dei Gesuiti e fondatore di una comunità ad Oliena.
Il Bresciani così scrive:
<< ......Nel più montagnoso e aspro sito della Barbagia, nel popoloso villaggio d’Orgosolo, ove le genti vivono sequestrate dalle circostanti ville: uomini selvatici e crudi che campan di ratto, e stanno a guardia di
sé medesimi,salvo a non voler guarnigion di soldati, o briglia di leggi. Costoro non ebber forse mai mescolanza straniera; né pellegrino, che non sia sacerdote, trova colà cortese accoglienza. I gesuiti, che avean stanze in Oliena, visitaron quel popolo in
sullo scorcio del secolo XVII, e
colla santa parola li mansuefecero; ma cessati i Padri, tornò all’antica rustichezza. Lasciaron essi tuttavia di sé orma indelebile: poiché introdotti ad opera loro i gelsi e i bachi da seta in quella grossa terra le donne del villaggio vi tesson drappi finissimi e belli».
Ad opera dei frati dunque, le
donne di Orgosolo appresero
come allevare i bachi e come lavorare la seta ottenuta e piegarono la nuova conoscenza ai
loro fini.
Il baco da seta allevato nel paese
è di una specie che si è selezionata nel tempo dando origine alla “razza Orgosolo”, edèdeltipoa 3 mute, a bozzolo giallo. Il seme bachi è di produzione propria, in quanto ciascun bachicoltore produce direttamente il seme e lo
conserva da un anno all’altro. Solitamentela schiusa avviene a fine aprile- primi di maggio, nella casa stessa del bachicoltore. I bachi appena nati
vengono spostati in delle cassette con la cruna dell’ago (sono lunghi appena 4 mm) e poggiati su un letto di foglie di gelso, che altro non è che l’unico cibo di
cui si nutrono i bachi. Da notare che non vengono presi provvedimenti riguardo il controllo climatico delle stanze in cuisono alloggiati i bachi:si pensa infatti che grazie al climamite,sia sufficiente stanziarli inuna stanza dotata di finestre in modo da garantire il ricambio d’aria e la luce. Nel caso ci sia un brusco abbassamento di temperatura,si ricorre ai normali sistemi di riscaldamento d’appartamento. Raramente il baco s’ammala, ma nel caso in cui questo avvenisse la bachicoltrice non ha capacità né diagnostiche né curative. Durante le varie
fasi di sviluppo, i bachi vengono spostati manualmente da una cassetta all’altra, in modo da garantire il ricambio dei letti e del cibo, della pulizia. È sconosciuto l’uso della carta forata peri letti nelle cassette e della dieta artificiale sostitutiva.
Alla fine dello stadio larvale, il baco si prepara perla sua trasformazione in farfalla, che avverrà all’interno del bozzolo. Comincia a perdere l’interesse per il cibo ed emettere della bava: a questo punto è necessario assemblare il “bosco”, sul quale gli animaletti costruiranno il loro bozzolo, e spostare i bachi su di esso.
Per il bosco vengono utilizzati i rami seccati di cisto e lavanda selvatica (mudelhu e alhimissa), posti all’interno di canestri, e possibilmente i contenitori collocati anche su bassi piani rialzati in modo che risultino distanziati dal pavimento. Il
bosco dev’essere rado, così da consentire l’areazione, e adeguato alle dimensioni dell’allevamento. Nel girodi3-4giorni i bozzoli sono formati, sebbene non vengano comunque rimossi prima di 10-15 giorni. Se chiesto alla bachicoltrice, questo sarebbe dovuto alla prudenza: essi devono essere ben formati e duri.
Passato questo termine ditempo,si possono staccare dal bosco. Il sistema utilizzato è efficace nella sua banalità: il bozzolo viene scosso e ne viene ascoltato
il suono proveniente dall’interno. Se il suono è nitido e secco, il bozzolo è pronto. Si può dunque procedere alla sbozzolatura: i bozzoli vengono privati
della spelaia, una sorta di lanugine esterna che non viene lavorata in alcun
modo. Vengono poiscelti i bozzoli che saranno destinati alla produzione del seme bachi e quelli destinati alla produzione della seta. Generalmente si scelgono dalle 15 alle 20 coppie. È possibile stabilire il sesso delle crisalidi osservando la forma del bozzolo.
Se è il bozzolo è tondeggiante, la crisalide sarà femmina,
se il bozzolo ha una forma più allungata ed è cinturato nella zona mediana, la crisalide è maschio.
Per quanto riguarda invece i bozzoli destinati alla produzione della seta, questi possono subire due diversi processi, entrambi con la stessa finalità: uccidere le
crisalidi, che altrimenti, fuoriuscendo dal bozzolo, renderebbero inutilizzabile
la seta.
Processo di essiccazione : i bozzoli sonotenuti dentro al forno(non eccessivamente caldo: la mano accostata ad esso dovrebbe poter sopportare il calore) per circa 15 minuti.
Processo di refrigerazione: i bozzoli vengono introdotti nei freezer domestici.Questo procedimento garantisce sempre la morte delle crisalidi e non
implica alcun impegno di tempo da parte del bachicoltore.
La trattura viene effettuata immergendo i bozzoli in acqua calda (N.B. l’acqua non viene mai portata ad ebollizione, altrimenti la seta perderebbe la sua naturale
brillantezza.) a manciate, assestati con le mani e le varie bave raccolte e unite in un unico filo mediante l’uso di una scopetta di erica. È una fase molto delicata, in cui è necessaria l’abilità della
donna. Ella deve infatti trarre le bave cercando dimantenere costante lo spessore delfilo, e aggiungendo nuovi filamenti mano a mano che vengono amancare i primi. Il filo viene raccolto in un aspo, uno strumento in legno o canna
simile a quello utilizzato nel processo di lavorazione della lana. Quando tutti i bozzo li sono stati dipanati, la matassa viene tolta dall’aspoe legata in due punti opposti. La seta così tratta è sottoposta ad un lavaggio in modo da eliminare impurità residue e poi posta ad asciugare. La matassa viene poi sistemata sull’arcolaio, dove subisce anche una leggera torcitura di modo che acquisti resistenza e uniformità. Viene poi avvolta in gomitoli.
L’orditura è la fase che precede la tessitura. Vengono disposti a terra 6 pioli, attorno ai quali svolgere l’ordito, in quest’ordine:Sono necessarie 6 donne che lavorino in sincronia: 2 saranno sedute frontalmente ai pioli 1-6 e 3-4 e controlleranno il corretto svolgimento del
filo sia la conta dei fili attorno ai pioli. Le altre 4 lavorano invece in coppia e stendono il filo da un piolo all’altro. La procedura è la seguente: si inizia fissando al piolo 1 quattro fili diseta tinta di nero,si
passano all’interno del piolo 2, all’esterno dei pioli 3,4e 5,e all’interno del piolo 6. A questo punto i fili già stesi si incrociano e vengono fatti passare all’interno del piolo 5, all’esterno dei pioli 4, 3
e 2, e poi dal piolo 2 al piolo 1 passando all’interno. Quindi i fili girano intorno al piolo 1 e si ricomincia come prima. Gli incroci aipioli1-2e5-6 sono essenziali per evitare sovrapposizioni nel subbio (parte del telaio) e per separare i fili pari da quelli dispari. Con la seta nera vengono fatti due avvolgimenti,poi si procede
con quella gialla. Le quattro donne, ciascuna con in mano un gomitolo, procedono lungo i fili tesi, due per parte, girando intorno ai pioli, e porgono il gomitolo alternativamente alle
donne sedute per riaverlo
dopo che queste hanno sistemato il filo intorno ai pioli.
A questo punto si ha un’altra
fase, la tintura, la quale serve per dare una tonalità di giallo ancora più intensa al solo filo di trama.
Viene preparata una soluzione di
zafferano in polvere sciolto in
acqua e, dopo averla lasciata riposare per una notte, vi si immerge la seta, facendo in modo
che la soluzione venga assorbita
e completamente e si abbia una
colorazione uniforme. La seta
viene poimessa ad asciugare all’ombra.
Si ha quindi la fase finale dell’intero processo sericolo: la tessitura. Viene preparato il telaio (N.B. non è assolutamente un telaio industriale: viene
ancora utilizzato l’antico e arcaico telaio in legno, che sembra l’unico in grado di garantire la durezza e rigidità
della benda),solitamente da 4 donne che provvedono, in sincronia, a caricare l’ordito sultelaio. Una, esterna al
subbio posteriore ( una componente
del telaio di forma cilindrica sul quale si avvolge il filo dell’ordito),regola lo svolgimento dell’ordito. Due al centro controllano la correttezza degli incroci e cominciano a far girare il subbio posteriore. La quarta donna, davanti al subbio
anteriore, vigila sul corretto avvolgimento dei fili. Vengono quindi inseriti nel pettine i fili che andranno a formare “sos oros”, i bordi del tessuto. Sono 12 fili
neri e 3 colorati, inseriti nelseguente ordine: 3 fili neri, 1 filo rosso, 3 fili neri, 1 filo celeste, 3 fili neri, 1 filo verde, 3 fili neri.Negli altri dentisi inseriscono i fili
diseta gialla ingruppidi A questo punto si può procedere nella tessitura vera e propria.

Di Elisa Carta
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