SardiniaIn alla scoperta della Sardegna
La pesca in apnea: uno sport per uomini-pesce
pubblicato il 09/04/2013 18:15:06
La Sardegna è una terra davvero ricca di meraviglie. Spiagge bianchissime, paesaggi incantati, maestosi monumenti e mari cristallini, ma tra i nostri tesori più preziosi ci sono anche quelli che non si vedono, se non indossando “le pinne, il fucile e gli occhiali”. Si tratta dei mondi sommersi, le nostre meraviglie sottomarine, che sempre troppo difficilmente riusciamo ad esplorare, presi come siamo dalla solita routine quotidiana. L’ambiente sottomarino è, di sicuro, una risorsa tra le più importanti per la Sardegna che proprio per questo, dobbiamo impegnarci a tutelare, preservando non solo il fondale di magnifici coralli, ma anche i suoi abitanti, la flora e la fauna ricche di biodiversità. Purtroppo, non tutti la pensano allo stesso modo. Spesso, le tecniche di pesca troppo invasive, “lupi di mare” poco scrupolosi e provvedimenti per nulla sufficienti a proteggere aragoste, saraghi, triglie e orate, sono alla base di una generale desertificazione delle coste. Metodi come lo strascico (che consiste nel trainare una rete sul fondo del mare) o la trainetta in bassa costa (farsi trascinare dal gommone tramite una cima corta, alla ricerca di pesci da far intanare e catturare con facilità) devastano interi bracci di mare, senza lasciare scampo ai poveri residenti dei nostri fondali.
Perché, allora, non abbandonare trucchi e inganni e confrontarsi col pesce ad armi pari? Non sarebbe meglio lasciare le reti ai professionisti e dedicarsi ad un altro tipo di disciplina sportiva, dove la cattura della preda dipende dalla propria abilità? Che ne direste di abbandonare la superficie e immergervi nel fondo del mare per cimentarsi in un duello che segue le regole dei suoi abitanti? È questa la pesca subacquea, o come dicono gli esperti, la “pesca in apnea”, una vera sfida sportiva per “uomini-pesce”, immersi in una natura che non è la nostra e contro un avversario più veloce, più furbo e più attento.
Disciplina molto antica, forse praticata dai nostri progenitori in forme rudimentali per procurarsi il cibo, la pesca subacquea si è evoluta nella forma moderna grazie alla passione e al talento ingegneristico dei suoi cultori, uno tra tutti Giorgio Dapiran, ingegnere di 60 anni, che oltre a pescare davvero bene, è costantemente impegnato nel perfezionare tecniche e attrezzature.
Anche apneisti puri come Andrea Pellizzari (campione del mondo di apnea in assetto variabile) hanno dato il proprio contributo alla disciplina. La particolarità di questo sport deriva dal fatto che l’immersione si svolge senza l’ausilio delle bombole, ma solo trattenendo il fiato e cercando la preda nel suo habitat naturale, entrambe condizioni che richiedono una preparazione atletica rigorosa e migliorate nel corso degli anni anche grazie a discipline orientali come lo yoga.
Il pescatore deve possedere un’ottima capacità di adattarsi all’ambiente marino, inoltre, essere dotato di una profonda conoscenza delle specie che lo abitano.
Marco Cabitza

Foto da: www.migratoria.it
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