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LA VICENDA DELLE CARTE DI ARBOREA
Un'appassionante caso dell'ottocento sardo.

pubblicato il 01/09/2017 14:50:51
di Attilio Leone

Il XIX secolo, cioè il cosiddetto Ottocento, fu attraversato, in terra sarda (e non solo) da una appassionante vicenda che coinvolse emotivamente e razionalmente molte persone di cultura.
Ci riferiamo a quelle che vengono definite le "Carte di Arborea", un insieme di manoscritti dalla grafia molto particolare che iniziarono a venir fuori nell'anno 1845 e il cui numero si accrebbe negli anni successivi. Si disse che provenissero da un convento cagliaritano, ma che in origine fossero stati conservati nell'archivio del Giudicato di Arborea, quindi a Oristano (Aristanis in lingua sarda): da qui la denominazione di "Carte di Arborea". Questi documenti fornivano informazioni sulla storia sarda, ma anche sulla letteratura in lingua italiana e sulla casa nobiliare dei Savoia, relativamente a un periodo che abbraccia pressoché l'intera durata del Medioevo. Si tratta di una lunga serie di secoli riguardo ai quali le fonti storiche relative alla Sardegna sono scarse e la ricostruzione delle vicende procede a volte per via di ipotesi.
Si capisce quindi come le Carte, in qualche modo, colmassero delle lacune storiche. Questi manoscritti, fra l'altro, citavano nomi di personaggi fino ad allora ignoti, come Gialeto e Torbeno Falliti. Nell'ambiente culturale della Sardegna molti accolsero con favore questi documenti, che arricchivano di notizie il Medioevo sardo, oltre a retrodatare la nascita della letteratura in lingua italiana (si è pensato anche che alcune delle Carte siano giunte nell'isola dalla Toscana). Pare comunque che l'entusiasmo verso le Carte arborensi fosse più dell'ambito culturale cagliaritano che non di quello sassarese.
I problemi iniziarono pian piano, allorché varie voci autorevoli cominciarono a dubitare dell'autenticità delle Carte: fra i sostenitori della falsità di quei testi vi fu lo storico Michele Amari (grande studioso della dominazione araba in Sicilia), che, dopo l'avvenuta trasformazione del Regno di Sardegna in Regno d'Italia nel 1861, ricopriva nel nuovo Stato un'alta carica pubblica. Si giunse quindi a chiedere l'intervento di una commissione internazionale di studiosi di alto livello, i quali, dopo avere studiato i manoscritti sotto diversi punti di vista, affermarono che le Carte di Arborea non erano documenti autentici. Si trattava quindi, presumibilmente, di scritti prodotti in epoca recente. La commissione che diede il responso negativo era presieduta, nientemeno, che dal grande storico tedesco ottocentesco Theodor Mommsen.
A poco a poco, il dibattito sulle Carte di Arborea si esaurì, pur continuando alcuni a sostenerne l'autenticità. Oggi questi testi sono, quasi tutti, conservati a Cagliari. La comunità degli storici pensa, attualmente, che all'interno dei manoscritti vi sia qualche raro foglio contenente una parte di testo originale e quindi autentica, alla quale, nell'Ottocento, siano state aggiunte parti di testo non originali; il resto dei documenti, cioè quasi tutti, sono ritenuti, pressoché generalmente, dei falsi. Il contenuto di questi manoscritti, però, influenzò la vita culturale sarda, lasciando le sue tracce fino ad oggi, come testimoniano i nomi di vie sarde intitolate a personaggi citati unicamente nelle carte arborensi.

Foto da: http://trexentastorica.blogspot.it/
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