SardiniaIn alla scoperta della Sardegna
SARDI E SICILIANI A CONFRONTO.
Comportamenti socio-linguistici nelle due maggiori isole mediterranee.

pubblicato il 30/08/2017 21:38:12
di Attilio Leone

Le popolazioni di Sardegna e Sicilia, relativamente al loro rapporto con la lingua ufficiale e con i loro rispettivi dialetti, hanno un atteggiamento che, per un certo aspetto, può definirsi diametralmente opposto. E questa caratteristica, crediamo, non è solo di oggi, ma attraversa i secoli.

I sardi tendono ad esprimersi nella lingua nazionale e a farlo in maniera quanto più corretta; viceversa la lingua isolana, cioè il Sardo nelle sue varietà locali, viene utilizzata relativamente poco, e ciò lo notiamo soprattutto nelle città. Riteniamo che lo stesso avvenisse durante l'appartenenza del regno sardo alla corona di Spagna, allorché lo spagnolo dovette essere lingua ufficiale nell'isola. La suddivisione del Sardo in diversi gruppi non spiega questo fenomeno, dal momento che l'uso dell'Italiano avviene anche tra abitanti del medesimo luogo e dello stesso nucleo familiare. Ovviamente queste affermazioni non hanno un valore assoluto, perché sappiamo bene quanti sono anche i parlanti in vernacolo, ma in confronto alla Sicilia il paragone non regge.

In questa sua caratteristica di grande e corretta apertura alla lingua ufficiale i sardi sono in buona compagnia dei còrsi (o corsicani come di preferenza si dice in Sardegna). Anche la Corsica presenta ormai un utilizzo generalizzato della sua lingua ufficiale, il francese, mentre il linguaggio còrso rimane marginale.

Tutto al contrario in Sicilia: i siciliani, in media, si esprimono relativamente poco in Italiano e non badano eccessivamente alla qualità dello stesso quando se ne servono. E in un dialogo avviato in Italiano, appena possono scivolano verso il dialetto. Naturalmente in ciò sono anche avvantaggiati dalle non eccessive differenze fra le molteplici varietà linguistiche locali, cosa che rende facile comprendersi in vernacolo fra tutti i siciliani indistintamente (e pure fra siciliani e abitanti di buona parte della Calabria). Non c'è in Sicilia la medesima predisposizione dei sardi verso l'acquisizione piena della lingua ufficiale, di conseguenza abitualmente la gente siciliana esprime in maniera più piena e più profonda i propri concetti quando parla in Siciliano. Del resto è vero che ogni parlata popolare ha delle proprie espressioni pregne di significato, che non è facile rendere in maniera esaustiva in una lingua nazionale soggetta a regole di uniformità.

Anche per queste considerazioni ci viene difficile pensare che, come sostengono alcuni glottologi, la lingua neolatina sia stata reintrodotta in Sicilia dopo l'arrivo dei Normanni, cioè dopo i due secoli di dominazione araba, che si verificò all'incirca dalla metà del IX alla metà dell'XI secolo. Non crediamo ci sia stato bisogno di una Neoromanizzazione o Neolatinizzazione della Sicilia: se i siciliani non amano esprimersi in Italiano (lingua sorella del Siciliano), come avrebbero potuto abbandonare il loro parlare tradizionale per l'Arabo, lingua del tutto diversa e per di più difficilissima da comprendere per loro?

Le cose, invece, vanno in maniera differente per quanto riguarda la difesa della propria identità culturale a livello normativo. I sardi si battono maggiormente per la tutela della loro identità a livello di riconoscimento ufficiale e per la conservazione di determinate tradizioni, mentre questo aspetto è poco presente nelle menti dei siciliani, i quali pure amano profondamente la loro terra tanto quanto i sardi amano la propria.

Foto da: it.wikipedia.org/wiki/Coppola_(berretto)
>