SardiniaIn alla scoperta della Sardegna
ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'IDIOMA SARDO
La parlata sarda oggi come lingua.

pubblicato il 28/07/2017 00:22:53
di Attilio Leone

Le parlate sarde sono oggetto di studio da molto tempo e, nella gran parte dei casi, oggi il Sardo, nel suo insieme, viene definito come una lingua.

Non ci sono dubbi che le due principali componenti dell'idioma sardo, il Campidanese e il Logudorese, frammentate in molteplici varietà locali, abbiano delle caratteristiche di fonetica, di lessico e di morfologia che fanno del Sardo neolatino una componente ben individuata all'interno delle lingue derivate dal Latino. E, con ogni probabilità, molte delle particolarità del linguaggio della Sardegna, a livello di vocaboli e di forme grammaticali, sono conseguenza della fonetica sarda. Del resto anche le altre parlate sarde, come Sassarese e Gallurese che affinità con i dialetti della Corsica, hanno ormai acquisito una fonetica, cioè una pronunzia, tipicamente sarda.

Ma, a differenza del Còrso, che presenta caratteri tipici delle parlate italiane centro-meridionali (che vanno dalle Marche alla Sicilia), il Sardo, come detto, difficilmente può essere collocato in altri gruppi. A livello fonetico presenta la sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche, tipica delle parlate neolatine di sostrato celtico (per esempio "logu", dal latino LOCUM); presenta pure la permanenza della -S finale del plurale, come le parlate dell'area neolatina occidentale, anche se la pronunzia della -S finale in Sardegna viene seguita generalmente dalla ripetizione della vocale che la precede (per esempio "ròsasa", cioè "le rose": si tratta della cosiddetta vocale paragogica, che solitamente si aggiunge in Sardo a tutte le consonanti finali di parola). Comunque, l'insieme che deriva da tutte le peculiarità del parlare sardo lo rende un'entità a sé stante nel panorama dei linguaggi romanzi, cioè neolatini.

Il dubbio che, invece, ci vogliamo porre è se si possa parlare di lingua sarda. Tutto ruota sul significato che si attribuisce al termine "lingua". Se per lingua intendiamo un particolare gruppo linguistico, allora anche il Sardo, con le sue varietà, è una lingua. Ma in tal caso non potremmo, ad esempio, chiamare "lingua" il Moldavo (che pure è una lingua ufficiale), giacché per molti glottologi è una variante del Rumeno. Allora il termine "lingua" è ambiguo e probabilmente inopportuno. E' preferibile definire "lingua" ogni linguaggio che ha assunto un carattere ufficiale (o simile) e che dunque, per questa sua caratteristica, ha perso la mutevolezza dei dialetti di uso esclusivamente parlato, sottoponendosi invece a regole fisse e vincolanti. Si pensi al Toscano trecentesco divenuto Italiano nel corso dei secoli, con regole obbligatorie per tutti i parlanti. Anche il dialetto napoletano potrebbe, per esteso, essere definito oggi come lingua, giacché il suo uso è divenuto tipico di un particolare genere musicale, la canzone napoletana appunto, che trova autori anche al di fuori dall'ambito strettamente partenopeo.

Viceversa il Sardo non ha oggi un uso ufficiale o affine, per cui sembrerebbe preferibile parlare di "gruppo linguistico sardo", che costituisce un gruppo a sé nell'ambito degli idiomi derivati dal Latino. Invero il Sardo (come pure il Siciliano) è stato lingua nel passato, quando ha avuto un uso ufficiale: basti pensare alla trecentesca "Carta de Logu". Ma poi, nel tempo, non è stato più utilizzato come idioma ufficiale. Oggi, se vuole riconquistare il nome di "lingua", deve tornare ad assumere un uso di carattere ufficiale.


>