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GLI SCIALLI DI ORUNE
Sos isciallos de Orune

pubblicato il 18/04/2016 23:12:12
Li vedi arrivare come ombre conturbanti.. Piccole macchie nere ondulanti che appaiono come dal nulla dai vicoli nebulosi del paese all’ora del vespro, come che durante le altre 23 ore del giorno il loro colore fosse solo trasparenza.. Poi i pezzi del puzzle diventano materia nera e compatta che va a fare da base, come in un grande mosaico, alle colorate e dipinte volte della chiesa di S.Maria Maggiore.
Da loro, a malapena, si distinguono le forme degli occhi senza identità, colore ed espressione; e gli esseri che vi dimorano dentro sono riconoscibili, all’attento osservatore, più da “sas frunzas” (le frangie) e dall’andamento dei passi, che dai caratteri somatici accuratamente celati ..
Né la voce, usata solo per l’essenziale, può essere identificativa di coloro che vi si celano, qualora si presenti, in quanto volutamente distorta dal fazzoletto davanti alla bocca..
Macchie senza identità, senza età, senza voce, che fluttuano come rivoli silenziosi per ricongiungersi al suono delle campane, che richiamano a raccolta, nella marea nera davanti all’altare..
Lo scialle della donna orunese non è un indumento. Non è la protezione dal freddo pungente dell’inverno, né dal caldo afoso dell’estate, ma protezione di quanto ci si porta dentro.
Esso è una forte e impenetrabile corazza, uno scrigno dei tesori, un deposito dei sentimenti, una barricata bellica, un osservatorio più dall’anima che dal corpo...
E quando si pensa di osservare senza essere osservati, seppure di spalle, ti rendi conto che invece colei che è all’interno è perfettamente consapevole della tua presenza e dei tuoi occhi curiosi, come se in ogni trama del prezioso tessuto nero vi fossero disseminati mille sensori..
Rimango attonito a guardarli come in una sequenza cinematografica in bianco/nero e a rallentatore.. Come che essi senza età e senza tempo, arrivino dal nulla, pur varcando spesso le soglie di dimore sontuose e moderne..
Li vedo entrare nella Grande casa comune, dove ne seguo l’unione. E neppure nell’intimità della stessa vedo i volti scoprirsi, le emozioni apparire e manifestarsi.. Le stesse preghiere sono pronunciate pure a voce alta, celate e distorte dal fazzoletto a protezione della voce, delle voci che da essi escono e che sommate vanno a formare uno strano ed emblematico concerto..
E mi chiedo cosa realmente ciascuna custodisca dentro, pur consapevole dell’impresa impossibile del sapere..

Foto e testo di Antonello Porcu
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