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La maglia di lana. Raccontini veri
pubblicato il 05/01/2014 19:17:54
di Silvestra Pittalis

- PRIMA PUNTATA -

Quando ero piccola odiavo la maglia di lana, era assolutamente punghijola e mi faceva tossire. Per mia mamma ovviamente era solo un capriccio, ma vi giuro che per me era un supplizio! Ero stanca di vedere diagnosticata una pertosse che era inesistente, in più con la cura di Cuccumache la tosse aumentava, ma le allergie ancora non erano state “inventate”. Tutte le mattine quindi, lavarmi, cambiare la maglia di lana, che con la pelle ancora un po’ umida era anche peggio, in più vi assicuro che la mia mammina non era neanche molto delicata. Si andava a scuola ed io per non fare la maleducata non potevo neanche grattarmi. Che ansia!! La cosa più tragica è che questa maglia doveva durare da settembre fino a maggio, non fosse mai che le influenze ci facessero perdere qualche giorno di scuola e in effetti non ne ricordo neanche uno, di giorno perso (ma forse la maglia di lana non c’entrava un bel niente). Arrivata alla terza elementare ero abbastanza cotta da questa lana che mi tormentava, perché di notte potevo toglierla di nascosto, ma dovevo svegliarmi prima per rimetterla. Forse la mia insonnia è cominciata da lì, da una semplice maglia di lana.
Tutte le mattine passavo a chiamare Caterina e Pasqualina che abitavano alle popolari e poi si andava a scuola tutte insieme, spesso quando ero un po’ in ritardo fischiavo con le dita e loro erano sempre pronte.
Una notte mi venne un’idea: perché non lasciare quella maglia a casa di Caterina, visto che il babbo e la mamma lavoravano in Comune e quindi gli orari erano perfetti per non essere scoperta? Ne parlai con Caterina, che a differenza di me, lei poteva mettere o non mettere la maglia, la mamma la lasciava libera; che fastidio! Perché le mamme non erano tutte cosi?
Tutte le mattine, via la maglia, nascosta fra le cose di Caterina, per poi a ritorno in un batter d’occhio doverla rimettere. Eh, ma il diavolo fa le pentole e spesso si dimentica dei coperchi.
Era, forse gennaio, quando il vento di Orune faceva volare i bambini dal caseggiato scolastico di Cuccuretetti fino alle campagne sottostanti, quindi mio nonno veniva a prendermi e mi metteva sotto il suo gàbbanu, al sicuro da quel vento incredibile. Come avrei fatto a passare da Caterina quel giorno a mettermi la maglia? La mia incoscienza volle provare in un colpo di fortuna, cosa che ancora non avevo realizzato: la fortuna non è una cosa che faceva parte della mia vita, neanche nelle piccole cose. Tornai a casa e mentre mamma mi toglieva il fiocco azzurro, il grembiule bianco che doveva piegare con cura, e la fascia azzurra dalla testa ma si accorse che avevo il maglione al rovescio. Ma si può?!? La mattina, nella fretta, avevo messo il maglione al rovescio, quindi la cosa ormai era scoperta. Feci di tutto per convincere mia madre che non mi aveva messo la maglia e che nella fretta mi aveva messo lei, il maglione al rovescio. Figuratevi se poteva credere una cosa del genere, madre perfetta che non sbagliava mai (lo pensava lei). Aspettavo che tornasse babbo per darmi una mano nella mia arringa difensiva, ero certa che almeno qualche colpo lo avrei evitato. Miracolo! Sentii la sua moto ed eccolo lì. Mia madre gli spiegò il “gravissimo” fatto accaduto e lui non ha resistito dal farsi una bella risata. Mamma era più incavolata che mai, nel vedere mio padre e mio nonno che se la ridacchiavano di nascosto e ovviamente facevano finta di sgridarmi. Dopo raccontai tutto il mio piano a mio padre che mi disse: “ Sa surra non bi l’has picada, ma dae crasa sa branella ti la pones cada die e non che la depes picare né a domo ‘e Albino e né a ateruve, ca mama tua lu achet po su bene tuo” … Uhmmm, brutta storia!! Ne ho inventato talmente tante, per non portare quella maglia a scuola, al punto di lasciarla nascosta tra i rovi di Cuccuretetti e forse mi sono salvata la vita da qualche attacco di asma allergica! Questo perché le mamme non sbagliano mai, almeno la mia la pensava così …
Fine della prima puntata.
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