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I falò di Sant'Antonio “ischintziddas dae su coro”
pubblicato il 27/12/2013 18:50:59
Al brindisi e al ballo augurale di inizio d'anno, seguono, in diverse località della Sardegna, suggestive ed emozionanti manifestazioni popolari e religiose, che offrono l'opportunità ai visitatori dell'Isola di vivere particolari esperienze durante tutta la stagione invernale. Uno dopo l'altro, fino alle porte della primavera, si susseguono eventi carichi di significato come I Fuochi di Sant'Antonio, Il Carnevale e I Riti pasquali della Settimana Santa.



La protagonista di gennaio è “La Festa dei fuochi”. Molto sentita in tutta la Sardegna, costituisce, per gli aspetti mitico-rituali e per la sua funzione socializzante, un momento suggestivo. In un connubio tra sacro e profano, i bagliori di grandi falò accesi illuminano la notte a cavallo tra il 16 e il 17 gennaio, riunendo la collettività di diversi paesi nella propria piazza per rinnovare l'antico rito ancestrale dedicato a Sant'Antoni de su Fogu, patrono della pastorizia e dell'agricoltura, morto ultracentenario, secondo la tradizione, proprio il 17 di questo mese. Secondo la leggenda, S. Antonio discese all'inferno per trafugare, con astuzia, una scintilla incandescente, nascondendola nel suo bastone cavo, per donarla, sulla terra ghiacciata, agli uomini che ancora non conoscevano questo elemento.





Il legname viene, sapientemente accatastato fino a formare un’altissima piramide chiamata Sas Tuvas, sas Frascas, Sos Focos, Su Fogarone, Su Romasinu o Su Foghidoni. Il nome cambia in base alla località e al tipo di legname utilizzato. Il lentischio, il corbezzolo, l'alloro e il rosmarino rendono la notte piacevolmente inebriante e profumata. All’imbrunire, in un’atmosfera avvolgente, il paese si raccoglie in piazza per l’accensione del falò. I fedeli, in un rito fra il sacro e il profano, girano tre volte in senso orario e altre tre in senso opposto, pregando attorno al fuoco purificatore benedetto dal parroco. Inizia così il rito apotropaico pagano di probabile origine greca (si veda il mito di Prometeo) dedicato all’elemento “sacro” dell'Universo, associato al colore del sangue e al calore del corpo e quindi alla vita. La festa dura diversi giorni tra balli, canti tradizionali, buon vino e tipici dolci di sapa, segnando l’inizio del Carnevale e quindi de “sa prima essia” (la prima uscita) delle caratteristiche maschere tradizionali isolane. “Balla chi commo benit carrasecare” , questo è l’invito dei Mamuthones e Issohadores di Mamoiada, dei Boes e i Merdules di Ottana e altre maschere ancora che affollano le vie dei paesi della Sardegna.
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