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Nuoro: Atene della Sardegna
pubblicato il 13/11/2013 19:45:16
“Nuoro è chiamata scherzosamente, dai giovani artisti sardi, l’Atene della Sardegna. Infatti, relativamente, è il paese più colto e battagliero dell’isola. Abbiamo artisti e poeti, scrittori ed eruditi, giovani forti e gentili, taluni dei quali fanno onore alla Sardegna e sono avviati anche verso una relativa celebrità.”

(Grazia Deledda, Tradizioni popolari di Nuoro, 1894)

Nuoro sorge sulle pendici di granito del Monte Ortobene, grande gigante placidamente adagiato fra la via della Solitudine e il resto dell’Isola con cui tutti i Nuoresi hanno un legame molto stretto. In cima al monte, in mezzo a boschi e a grandi massi, si innalza la statua in bronzo del Redentore che domina la città e che riunisce tutta la popolazione in occasione dell’omonima festa annuale che si tiene il 26 agosto.

A cavallo tra Ottocento e Novecento Nuoro si afferma come luogo simbolo della cultura sarda e le viene attribuito l’appellativo di Atene della Sardegna grazie al fermento culturale e artistico nato in seguito alla inquietudine sociale che sfociò nella rivolta de Su Connottu.

La sommossa scoppiò a Nuoro nel 1868 a causa dell’emanazione dell’Editto delle Chiudende che poneva fine all’uso comunitario delle terre e introduceva la proprietà privata.

In quel periodo nacquero e vissero a Nuoro intellettuali come Grazia Deledda, Sebastiano Satta, Francesco Ciusa, Antonio Ballero, Giacinto Satta, Priamo Gallisay e Pasquale Dessanay: dalla scultura alla pittura, dalla poesia alla musica.

Le loro opere, favorite dal miglioramento dei trasporti tra l’Isola e il Continente, vennero conosciute e apprezzate anche nel resto dell’Italia suscitando la curiosità di personaggi illustri come David Herbert Lawrence che, nel 1921, visitò la città per conoscere i luoghi dove Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura nel 1926, aveva ambientato i propri romanzi. Lawrence stesso nel 1928 scriverà la prefazione della versione inglese del suo celebre libro La Madre.

Nùgoro, questo il suo nome nella variante linguistica propria del territorio, viene considerata la capitale della Barbagia, luogo in cui la natura e i suoi abitanti incarnano fortemente e profondamente lo spirito antico dell’Isola.

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