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L'uso dello scialle in Sardegna
pubblicato il 15/06/2013 18:43:08
Si tratta di grandi fazzoletti quadrangolari con frange che
hanno incontrato larga fortuna nell’abbigliamento femminile a partire dalla fine dell’Ottocento, arrivando a soppiantare le altre fogge di copricapo. Se ne distinguono
due grandi tipologie di importazione nazionale ed estera.
Scialli di seta in tessuti leggeri operati su base damasco
o taffettà o più pesanti come i cannellati caratterizzati
da una bicromia o tricromia che valorizza i motivi floreali stilizzati di grandi e medie dimensioni. Questo genere di scialli è usato in tutta l’isola negli insiemi vestimentari di gala di moltissimi paesi quali Aggius, Bitti, Dorgali, Irgoli, Lula, Oliena, Orosei, Orune, Settimo San
Pietro, Sinnai, Quartu, per fare solo qualche esempio.
Vengono sempre indossati ripiegati a triangolo, eventualmente riducendo l’ampiezza anteriore con ulteriori piegature come stabilito dalle usanze locali. Tradizionalmente sono indossati sovrapposti a cuffie o fazzoletti,
lasciando ricadere i lembi lungo il busto o annodandoli
morbidamente sul petto. Solo nell’ultima fase di utilizzazione, dopo il 1920, in qualche località si è preso ad indossarli a diretto contatto con la capigliatura raccolta a crocchia: si tratta di momenti di grande trasformazione
che preludono ad una cessazione del loro utilizzo in ambito tradizionale.
Grande fortuna hanno, in tutta l’isola, gli scialli in tibet
di lana di forma quadrata nei colori tabacco, marrone, nero o, più raramente, blu scuro. Si acquistano già ornati con frangia in cordoncino di seta in tinta, annodato con la tecnica del macramè, oppure vengono confezionati in loco acquistando il tessuto e poi provvedendo a
realizzare la frangia con la forma di intreccio preferita.
L’altezza della bordura, il tipo di annodatura e anche la
lunghezza delle frange, variando da zona a zona, costituiscono elemento di riconoscimento geografico e di datazione. Di norma gli esemplari più antichi hanno, infatti, dimensioni ridotte e frange più corte. L’introduzione di questi scialli sembra aver inizio nel primo Ottocento; si diffondono rapidamente e non sempre, ma spesso, sostituiscono i copricapo preesistenti o vengono indossati in alternativa ad essi; ad Orgosolo, ad esempio, lo scialle non soppianta la benda nell’abito di gala, ma resta “confinato” ad un uso giornaliero o semifestivo indossato sopra la
cuffia, con i lembi raccolti sotto il mento. Lo stesso tipo di scialli viene anche ornato con ricami floreali realizzati con fili di seta policromi, secondo moduli decorativi di tradizione settecentesca prima, ottocentesca poi, con variazioni nella tipologia dei punti di ricamo e nei cromatismi che giungono alla massima enfasi nei primi decenni del Novecento. I motivi ornamentali interessano sempre la parte posteriore triangolare che ricopre il capo e le spalle e sono costituiti da mazzi di fiori circondati da ghirlande di fiori e spighe; sporadicamente sono
anche presenti elementi zoomorfi, uccelli esotici e farfalle, chiaramente tratti dall’ornamentazione di nastri e
tessuti serici d’importazione. Anche la tipologia del ricamo e la sua disposizione permettono l’attribuzione geografica e temporale. A Dorgali lo scialle, detto pannùzzu recamàu, presenta delicati ricami floreali,
viene piegato a triangolo e indossato su una complessa
acconciatura costituita dai capelli intrecciati con fazzoletti variopinti. Ad Oliena lo stesso tipo di scialle, muncadòre, conosce nel tempo diversi stili di ricamo, finoal modello codificato intorno al 1930 e utilizzato nell’insieme da sposa fino agli anni Cinquanta del Novecento.
In tutta la Sardegna centro-meridionale gli scialli di
questo tipo presentano estesi ricami floreali a vivaci colori o prediligono cromatismi più raffinati e sobri nei toni spenti delle terre sul fondo tabacco o marrone del tessuto.
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