SardiniaIn alla scoperta della Sardegna
NURAGHI IN PERICOLO AL POLIGONO DI PORTO TEULADA
pubblicato il 10/09/2014 19:14:57
di Nicola Manca

“Noi vogliamo glorificare la guerra sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore.”

Era l’anno 1909 di un mondo lento che ritrovava la bellezza nella tecnica e nell’espressione della sua potenza. Il suono che accompagnava lo scoppiettio delle prime automobili era fragoroso. Ma il fiume del tempo scorre e con esso, cambiando la propria natura, modifica anche quella dell’uomo che vi è immerso. A un secolo di distanza il mondo placido è diventato nevrotico, lo spazio compresso, il tempo accorciato. La bellezza è diventata la calma, la contemplazione di un tramonto o di una roccia. Le colonne dei giornali si riempiono di sdegno quando la placidia viene interrotta in un flashback che riporta cento anni indietro.

E in questi giorni – ahimé – gli inchiostri raccontano di un ossimoro: poligoni militari in territori sardi teatro di guerre simulate, al cui interno, per contro, ritti e silenti, si ergono dei litici tronchi di cono appartenenti al II millennio avanti Cristo che ben si inseriscono nella bellezza del nostro tempo: svettano fra il brullo paesaggio bucolico, adornandolo.

Non è necessario sviscerare – almeno in questo contesto – il perché vi siano delle basi in Sardegna: ognuno avrà la sua opinione e da decenni se ne discute senza ancora aver trovato la quadratura del cerchio. I pro avranno le loro valide ragioni, i contro idem. Ciò che è incontrovertibile è però il fatto che la guerra sia un male, a prescindere dall’indotto che essa possa generare, dal benessere che possa portare ad alcune aree territoriali. La guerra in sé è sbagliata.

Tanto più quando si è ospiti in una terra la cui sacralità atavica viene tramandata – con non poche difficoltà – da generazioni. Ecco perché non può lasciarci indifferenti il pericolo al quale sono sottoposti i nostri siti archeologici situati all’interno di queste basi interforze. I dati non chiariscono se questi siti siano stati danneggiati o meno, ma anche la sola residuale possibilità che si trovino in pericolo ci agita l’animo. Ci sentiamo in dovere di difenderli, i nuraghi, perché sono il lascito che dobbiamo preservare per i nostri figli. Sono silenziosi, carichi di mistero, staticamente perfetti. Oggi sono loro la bellezza.

La guerra – così scrivevano e mi permetto di dissentire – lo era tanti anni fa…

"Nicola Manca è consigliere di gestione della Fondazione Nurnet, la rete dei Nuraghi
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