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Il geologo star del country: così Fabio Canu ha conquistato la Spagna
pubblicato il 15/12/2013 20:01:14
di Giovanni Runchina

Un geologo star del country; non è una stecca della logica ma la traiettoria, solo apparentemente bislacca, di uno spartito di vita costruito con tenace fantasia sulla voglia di emergere. Cantautore affatto per caso, Fabio Canu, è un fenomeno artistico tutto da raccontare. Trentuno anni, originario di cagliaritana con casa e famiglia a Poggio dei Pini, vive da tre anni a Sant Cugat del Valles, vicino a Barcellona. Dottore in Geologia dal 2004, non ha mai esercitato la professione «perché sinora ho sempre vissuto di musica». Passione, quest’ultima, che ha coltivato in casa: «Ho iniziato a 12 anni osservando mio padre mentre suonava la chitarra». Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden e Bush i primi riferimenti di una carriera fiorita precocemente: «A 14 anni – continua – ho creato una band con alcuni amici, a 17 abbiamo vinto il concorso Ricreazione 00che ci ha permesso di esibirci al festival internazionale Rockaralis aprendo il concerto deiMarlene Kuntz». I primi dieci anni, intensissimi, sono stati a base di rock; poi l’approdo al country come solista: «Mi sono identificato con questo genere con la maturità musicale, spinto in parte dall’esigenza di educare maggiormente la voce. Il country – spiega l’artista cagliaritano – è un genere nato nel sud degli Stati Uniti dal riadattamento di elementi folk delle comunità inglesi, scozzesi e irlandesi trasferitesi nel nuovo continente. Violino, banjo e chitarre acustiche sono gli strumenti più usati. Queste sonorità mi consentono di esprimere al massimo i valori che intendo trasmettere (famiglia, rispetto per gli altri e per il mondo in cui viviamo) e di esaltare la semplicità come dote migliore». Miles, miles away è il frutto di questa trasformazione. Il disco, uscito nel 2009, entra subito nella top vendite Mondadori e rimane in testa alla classifica per oltre tre mesi. Nel 2010, Fabio si trasferisce all’estero. Scelta dettata dal cuore e rafforzata dal successo: «La mia compagna, Alicia, è spagnola e, anche se all’inizio stavamo valutando l’idea di vivere nell’Isola, dopo due mesi abbiamo cambiato opinione. Ciò che facevo piaceva anche in Spagna; il disco prodotto in Italia è stato un ottimo trampolino. Non ho trovato alcuna difficoltà perché le emittenti più importanti mi hanno aperto le loro porte senza problemi». In terra iberica, l’album sbanca le classifiche e Fabio si ritrova catapultato in radio con decine d’interviste trasmesse persino in Sudamerica. Nel 2011 è ospite dell’emittente spagnola TVE e, subito dopo, presta volto e voce al progetto benefico Un niño una sonrisa, condividendo il palco con artisti del calibro di Pep Sala ed Elena Gadel. L’anno successivo, il cantautore cagliaritano si esibisce un po’ in tutto il Paese; tra le tappe di maggior richiamo: Minorca e Barcellona. Un passato recente denso di avvenimenti, come il presente e, soprattutto, il futuro immediato: «Ho appena finito di registrare il mio nuovo disco tra Madrid e Valencia con i produttori Carlos Lopez e Javier Losada che hanno lavorato con personaggi come Miguel Bosé, Ricky Martin, Zucchero e Montserrat Caballé. Il lavoro – continua Fabio – sarà pubblicato l’anno prossimo quando inizierò la promozione sia in televisione che in radio. Tra i miei progetti c’è pure la partecipazione a un programma televisivo molto conosciuto; tuttavia, per ora, non posso dire di più». Il successo in Spagna non ha indebolito il suo legame con la Sardegna che è sempre forte.«Torno abbastanza spesso per tenere alcuni concerti e, comunque, l’isola è sempre presente nella mia vita. In una canzone del mio disco Miles, miles away c’è un’introduzione di launeddas che ha lo scopo di creare un ponte fra la tradizione sarda e quella celtica e americana». Tuttavia la Sardegna, per chi rimane, è spesso avara di opportunità: «Nella nostra terra ci sono tante band di valore ma gli spazi sono quasi nulli; mancano soprattutto case discografiche e manager e, per questa ragione, si fatica molto più che altrove a ritagliarsi uno spazio e un pubblico. C’è poi la tendenza a esaltare gli artisti che provengono da fuori e questo penalizza ulteriormente i nostri talenti». Emergere è comunque possibile ma Fabio Canu batte con insistenza su altre note: «Consiglio a tutti gli appassionati di vivere la musica con gioia e di non avere alcuna fretta d’arrivare perché questo è un mondo difficile e, spesse volte, ingiusto».
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