Sardinia In, periodico di cultura, informazione e turismo sulla Sardegna. Testata giornalistica in corso di registrazione. Direttore Responsabile Alessandra Conforti.
Ultime Notizie:
Strip Sinistra
Strip Destra
STORIE E LEGGENDE
Condividi nei social network   

SU TIRAZZU


pubblicato il 18/02/2014 23:18:46 nella sezione "Storie e leggende"


SU TIRAZZU
di Sebastiano Mariani

Ricordo di un rito di iniziazione alla vita adulta nel mondo pastorale

La visita di leva, meglio nota come “su tirazzu” era, sino alla fine degli anni sessanta, una delle più belle attrattive dei paesi del nuorese, in particolare di Orune, che viveva questo momento come un magico momento di felicità.
I giovani che dovevano sottoporsi alla visita di leva dovevano recarsi a Bitti, sede di mandamento e di pretura e qui venivano visitati e dichiarati idonei, rivedibili o riformati. Una seconda visita veniva successivamente fatta a Cagliari e qui si concludeva la selezione, prima di partire per il servizio militare.
Su tirazzu era un momento di grande importanza simbolica per il giovane, che in quel momento vedeva riconosciuto il proprio ruolo nella società e che con il successivo servizio militare segnava uno spartiacque fondamentale della vita. Dopo il servizio militare si acquisiva il diritto non scritto de si tirare a banna, di rendersi economicamente autonomo, con gregge, redditi e oneri propri. Generalmente questo momento sanciva la data dalla quale ci si poteva sposare. Ecco perché tanti giovani che sin dagli otto o nove anni battevano la campagna, spesso senza aver mai indossato un pantalone nuovo e senza essere mai usciti dai confini del paese, non vedevano l’ora di provare questa autentica iniziazione.
La festa durava tre giorni, durante i quali si dava prova (buona) di tutto quello di cui si era capaci. Già diversi mesi prima, ognuno pensava a raggranellare qualche soldo da mettere da parte, magari raccogliendo spezzoni di sughero da vendere o ingraziandosi parenti e amici. Risparmiare su altre spese era impossibile, perché sino a quell’età i soldi erano pressochè sconosciuti. Ma per quel giorno la famiglia riusciva sempre a procurare quanto era necessario, altrimenti che festa sarebbe stata ?
Il giorno fatale ci si incontrava di buon mattino e a gruppi di una diecina si iniziava la festa. L’abito doveva essere rigorosamente nuovo. Papasedda, il sarto del velluto, lavorava giorno e notte per accontentare tutti e faceva fare gli straordinari ai suoi dischentes. Il giorno si indossavano finalmente sas iscarpas de cromo e i cambales nuovi, meglio se a buttones. La camicia era bianca, limpida, almeno il primo giorno. Anche su bonette era nuovo di zecca e i fratelli Demurtas di Jerzu, che li fabbricavano, erano gli esclusivisti del modello orunese, ormai rinnovato con i colori scuri e la fibbietta su retro.
Ciascuno dei giovani acquistava una bottiglia di squisito liquore, anisetta, mandorla amara, ferrochina o vermuth e la inseriva in una tasca della giacca. Senza toglierla dalla tasca, si versava il liquore in piccolissimi bicchieri di vetro lavorato, chiamati calicheddos, e lo si offriva a quanti si incontravano per la strada. Ci si incamminava per le strade del paese mettendosi le mani sulle spalle e intonando il canto a tenores. Ogni tanto ci si fermava per ballare e per verificare che le bottiglie non fossero troppo piene.
Quando si arrivava negli slarghi delle vie o nelle piazze ci si fermava e oltre ad esibire le doti canore del canto e del ballo, iniziavano le prove di abilità. La principale era s’istrumpa, la lotta, che era una prova di forza e di abilità insieme. C’erano tre modalità di gherrare a istrumpa, ed erano a tzinta, a chithu e a brussu.
La più comune era quella a tzinta, dove i gherradores si afferravano rispettivamente per la cintola badando a che ciascuno avesse un braccio sotto e uno sopra quelli dell’avversario, in modo da non dare o ricevere vantaggio nella presa. Questo modo di gherrare dava modo di utilizzare meglio l’elasticità del corpo e di poter vincere non solo con la forza ma anche con l’astuzia e l’agilità. Questi duelli duravano anche ore, con momenti esaltanti in cui un gherradore sollevava l’avversario, lo faceva roteare e tendendo la gamba cercava di atterrarlo, non sempre con esito a lui favorevole. I bassi tarchiati spadroneggiavano, aiutati da un baricentro spesso alto poco più di mezzo metro. Nella presa a chithu e a brussu ci si stringeva nella vita o nelle braccia e si sfruttavano meglio le doti di forza e le fasi duravano pochi secondi o al massimo qualche minuto.
I grandi gherradores venivano ricordati anche per decenni.
Altra prova era il salto in alto. Due o tre giovani si sfilavano la cinghia e unendole insieme le tendevano a formare un’asta, oltre la quale i saltatori dovevano volare. Per essere più leggeri, quasi tutti si toglievano i cambales, sotto i quali era possibile vedere i laccini con cui si stringevano alle caviglie mutanda e pantaloni. Quelli più bravi potevano gareggiare anche con essi. Il solo fatto che invece di scarponi chiodati o di spessa gomma, si indossassero le iscarpas de cromo, ben più leggere, dava a questi giovani atleti un'agilità e un'energia incontenibile. La mandorla amara faceva il resto. Bastava unu tzinnu all'altro che teneva le cintole per sollevare o abbassare il livello del salto e favorire o far fare magra figura al saltatore.
Altra prova era quella di appoggiarsi ad un muro di una casa e verificare a quale altezza arrivava la propria testa, dopo di che, con una breve rincorsa, si spiccava un salto per verificare se con il piede si toccava l’altezza della testa. I capottamenti a testa in giù non erano affatto rari.
Le partite infinite di morra comprendevano quattro giocatori più due che contavano i punti e facevano da arbitri. In questo gioco si raggiungevano momenti di alta tensione emotiva, perché la tentazione di iscanare, di nascondere un dito, o di giocare sa murra puntada, veniva sanzionata da avvertimenti e richiami alla correttezza molto decisi. La giornata si trascorreva in totale frenesia di gioco, di canto e di allegria e solo a notte fonda, stremati dalla abbondante bevuta e da tutto il resto, si andava a riposare, con le dovute eccezioni di coloro che vedevano spuntare la seconda alba. A memoria d’uomo, non si ricorda un solo fatto increscioso o un semplice litigio in queste giornate. Era la festa dell’allegria e della solidarietà, di quello spirito di corpo a cui in tempi non molto lontani quei giovani guerrieri potevano venire chiamati a rispondere sotto le vere armi.
Il secondo giorno si andava Bitti. Era un giorno epico, perché tutto quello che si era fatto il giorno prima fra amici del paese, quel giorno bisognava farlo con e contro i bittesi, eterni antagonisti e non sempre amici. L'arrivo a Bitti dei Tzullos, (così i due paesi si apostrofano vicendevolmente!) veniva salutato con risatine di scherno e commenti salaci, ma anche con preoccupazione, il medico del paese quel giorno si teneva prudentemente a disposizione! Dopo le visite mediche i migliori gherradores di Bitti sfidavano quelli di Orune e viceversa e la posta in gioco era innanzitutto l’onore, dopo venivano le casse di birra o di spuma e le bottiglie di liquore. Il vino era del tutto ignorato. I gherradores stavano sempre in gruppo, rimanere da soli poteva significare di trovarsi nella condizione di non rispondere a provocazioni e alle derisioni di cui i bittesi, da buoni padroni di casa, erano maestri.
Una frase di troppo, una mossa di istrumpa proibita, un punto di morra arrogantadu, un insulto, potevano significare lo scoppio di una scintilla che spesso ha lasciato sul selciato feriti e contusi a decine. La giornata era lunga e la si viveva con la intensità con cui si vive una giostra cavalleresca, una battaglia per entrare nella storia.
Verso sera, con l’ultimo postale si tornava ad Orune, con tante storie da raccontare e qualche punto da suturare. Qualcuno tornava a piedi, un po’ per risparmiare i soldi del viaggio, un pò perché in fondo dodici chilometri non erano poi tanti e se si facevano truvando qualche bestia incontrata per strada si faceva quanto mai in fretta. Nel ricordo di tanti rimangono i nomi di coloro che sono tornati con juvos e con cheddas de vaccas. Non a caso alcuni cantavano.....

Trimbu barrazzelladu bittichesu
Si non tentas su juvu custu iverru
Dae s’istalla ti che lu voccamus
Ca acchimus sa crae ‘e filuferru….

Ma quel giorno a Bitti non tutti avevano paura dei Tzullos di Orune, ma anzi li aspettavano con ansia, ed erano i baristi e i negozi di biancheria, perché quel giorno si vendevano in abbondanza due cose : bibite e fazzoletti. Delle bibite abbiamo già detto, mentre è necessario sapere che ciascun giovane doveva portare quanti più fazzoletti poteva, da regalare alle ragazze del proprio paese. Ma non tutti erano abilitati a portare i fazzoletti. I riformati, sos miserabiles, infatti, non potevano fregiarsi dei fazzoletti e il terzo giorno, quello di fine festa da trascorrere ad Orune, essi erano quasi emarginati, “non degni” di continuare a festeggiare con coloro che erano stati dichiarati abile arruoladu. Il cantadore intonava :

Abile arruoladu m'ant boccadu
A balla ch’erte zuttu s’orcu in fora
Su capitanu chi m’at misuradu ….

Il mito de s'abilidade, della forza e dell'efficienza fisica, non riuscivano a far accettare l'idea che poi venissero messe a disposizione di un comandante o padrone, il servizio militare non solleticava più di tanto.
Anche la convinzione che la leva dell'anno fosse la più forte “di tutti i tempi”, non faceva risparmiare qualche piccolo sfottò alla leva precedente, sempre il cantadore ....

Sos sordadeddos de su trintasese
chi son galu corcanne chin sa mama.....

Con i fazzoletti annodati l’uno sull’altro, infilati nella visiera del bonette e fatti scorrere nelle spalle, nella schiena e sino alle gambe, si iniziava il terzo giorno, durante il quale si ripetevano i giochi, i canti e le sfide dei giorni passati, ma dedicando più tempo al giro per le strade, in attesa che la propria bella si affacciasse e che accettasse in dono il fazzoletto più bello. Le cugine, le sorelle, le vicine di casa quel giorno avevano un sorriso più luminoso del solito. I riformati inserivano nella visiera il foglio di congedo e camminavano un passo indietro rispetto a tutti gli altri, mentre i rivedibili, coloro che dovevano ripetere tutta la cerimonia l’anno successivo sapevano che loro i tre giorni del prossimo anno li avrebbero vissuti da riserve, senza gloria. Coloro che a Bitti avevano riportato vittorie nella strumpa venivano adulati dal cantadore inviando un messaggio di provocazione ai rivali del giorno prima :

Su bittichesu e samben romanu
Chi ti nne ses vantadu atera via
Si colas a gherrare a su manzanu
A su sero ne contas balentia…

Verso sera le compagnie iniziavano a sfrangiarsi, qualcuno veniva riportato a casa e messo beatamente a dormire, la sua bottiglia era vuota da un pezzo. Qualcun altro faceva visita ai parenti a raccontare le balentìe dei tre giorni, mentre i più continuavano sino allo stremo. Tre giorni interi di festa, da protagonisti, da eroi, quando sarebbero mai ritornati? In quei tre giorni avevano vissuto in una dimensione epica la loro vita. Le frotte dei bambini che per tre giorni avevano seguito i gruppi in attesa di qualche caramella li avevano fatti sentire giganti, mentre gli sguardi degli adulti, che vedevano in loro la gioventù, la forza, la bellezza dei loro eredi sognati, li avevano resi sacri. Quanto sarebbe stato bello se quei giorni avessero potuto continuare all’infinito…
Ma il risveglio del quarto giorno diceva che tutto era finito. Prima dell’alba ognuno era già partito per il proprio ovile. Le mamme e sorelle conservavano per la prossima festa del Carmelo o de Su Cossolu ciò che era rimasto dell’abito e della camicia.
Nel primo pomeriggio, sotto un albero di leccio e vicino ad una fresca sorgente, aspettando che passasse quel residuo mal di testa, si pensava a quella ragazza che prendendo il fazzoletto aveva abbassato lo sguardo a guardare i propri piedi.... forse scalzi.
Sulla stessa quercia avevano riposato gli antenati dopo essere ritornati da contese e feste ben più epiche.
Lontano il cane pastore abbaia, sono le tre ed è già ora di mungere......
S'URTIMU TIRAZZU

"Su capitanu chi m'at mesuradu
A balla ch'eret zuttu s'orcu in fora"
Cantavat Frantzischeddhu riformadu
Ca s'istatura non bi fit ancora

Ma Giuvanneddhu nat "pranta corazzu
Mira c'affirgonzados non ghiramus"
Cust'est suzzessu a s'urtimu tirazzu
Fatt’ in terra bittesa e lu contamus

Fatt'an istrumpa e ambos sono ruttos
Brillos senza buffare e po sa gana
Ma vantannesi "semus de Orune!!"

Ana atzuffadu e los an pur' iscuttos
Ma dae Bitti contadu mi l'ana
Son ghirados chin d'unu voe a fune
Indicaci il tuo apprezzamento nei social network   
Leggi articoli simili
sardegna (medio campidiano) arbus
La casa del Poeta
Sa die de sa Sardigna la festa del popolo sardo
sardegna (cagliari) isili
Friorosa e la fonte miracolosa di Isili
La breve emigrazione della mia famiglia. Stralci di ricordi
La notte di Ognissanti in Sardegna: creature fantastiche
Luca Paolesu dai racconti della nonna sorella di Antonio Gramsci
Argia tra mito e realtà
Sas dies imprestadas ed i giorni della merla
toscana (siena)
Incontro di due civiltà: sardi sulle colline toscane
PERCHE I SARDI BEVONO COSI TANTA BIRRA?
Offerte Sardinia In scopri la sardegna in vacanza
Cerca negli articoli

ULTIME NEWS PER CATEGORIA
News e curiosità
IL TERRITORIO GALLURESEParticolarità del nord-est della Sardegna
UN ARBRESH MOLTO AMICO DEI SARDI
ETIMOLOGIA DEL NOME DELLASINARA
SARDEGNA E TIRRENIA La suggestione storico-linguistica allinterno della questione etrusca.
LA VICENDA DELLE CARTE DI ARBOREAUnappassionante caso dellottocento sardo.
Sport e natura
TREKKING NEL CUORE DELLA SARDEGNASei giorni immersi nella natura del Supramonte
YOGA AL TRAMONTO SULLA GRANDE GIARAUna giornata di cultura e rilassamento
ESTRAZIONE DELLE ESSENZE: ACQUA AROMATICA DI INULA
SCUOLA DI VELA SECONDO IL METODO VELAMARE
AUTUNNO ED INVERNO IN SARDEGNA
Luoghi religiosi e musei
IL SANTUARIO DI NOSTRA SIGNORA DI GONARE
Chiesa di SantElia
Il museo del bisso
Il museo del vino a Berchidda
La via dei Santuari
Enogastonomia
I LABORATORI KOENDILa cucina le ricette ed i racconti.
BIRRE ARTIGIANALI DELLA SARDEGNAPresentata la guida sabato 26 Novembre
LA GALLURA DAI VINI DOROIl 7 Giugno a San Quirico dOrcia
TASTE OF EXCELLENCE ACCENDE LA MARINA DI PORTO CERVOContinuano le degustazioni gratuite e le cene stellate nel cuore della Costa Smeralda
CULINGIONIS DE MENDULA
Circoli Fasi
QUARTA EDIZIONE DI VISIONI SARDEIl bando di concorso per corti e documentari sardi.
L’ARTE DI BONARIA MANCA DAI NURAGHE ALLA TERRA ETRUSCA Il 21 e il 22 Maggio a Tuscania.
LA CAMPAGNA DI CROWFUNDING PER SALVARE LISOLA DI BUDELLISu Nuraghe incontra Max Zegna
EL VAGN E PER ANNA VINCONO I PRIMI PREMI DEL CONCORSO VISIONI SARDE
SVELATI I FINALISTI DI VISIONI SARDESono nove e saranno distribuiti nel Continente a cura della FASI
Spiagge
CALA DOMESTICAUna delle cale più belle e selvagge della Sardegna.
SPIAGGIA DI MANGIABARCHE
IS PRANEDDAS
SPIAGGIA DI TUEREDDA
SPIAGGIA DI CALA BANANA
Eventi e feste
L’ARTE NERA. IMPRIMATUR ET REPRIMATURDal 7 ottobre al 19 novembre 2017 al Museo Naturalistico del Territorio G. Pusceddu
SAGRA DELLE MANDORLEA Baressa Sabato 9 / Domenica 10 Settembre 2017
PRIMAVERA NEL MARGHINE A BORTIGALIDue giornate ricche di tradizioni cultura delizie gastronomiche e... primati!
A TUSCANIA CON BONARIA MANCA
CAGLIARI SUONARassegna di musica da cameradal 27 al 30 dicembre 2015
Arte e artigianato
MIGRANTES PER LEUROPADopo il grande successo a Cagliari la mostra itinerante toccherà altri comuni della Sardegna
GIOIELLI DI PANE E OROLa creatività di Francesca Bellu
100 ANNI NEL SEGNO DI GALEPA Casale di Pari si ricorda la figura di Galep celebre fumettista di origini sarde.
LASSA SAS BRULLAS DI LORENZO VACCA Il 5 Agosto a Lodine
MAGIA E POESIA DEL VINOConcorso di pittura estemporanea
Mangiare
RISTORANTE LOUNGE BAR AND DELIUn mix di eccellenze targate Sardegna per l’Aqua Lounge
SA MANDRA AGRITURISMO
Ristorante trattoria Balcana
Seadas e ravioli sardi di patate formaggio e menta in Indonesia
Il ristorantino di Bosa VerdeFiume
Dormire
OLIVASTRI E LENTISCHI MILLENARIPer una vacanza in pieno relax sul lago di Liscia.
IL MIGLIOR RESORT MEDITERRANEO 2014Chia Laguna Hotel premiato al World Travel Awards
HOTEL RIVIERA
LA NOSTRA TERRASardigna
Settimana del Baratto 18-24 Novembre 2013. Ecco tutti i B&B aderenti in Sardegna
Archeologia
NURACHI o NURAXINIEDDUVarie tipologie nuragiche.
IDEE INNOVATIVE PER VIAGGI DI ISTRUZIONE E GITE SCOLASTICHELaboratori didattici per le scuole e per le famiglie
BENTORNATI A CASANurnet  e il gruppo Archeologia della Sardegna acquistano quattro bronzetti alla vergognosa asta di Londra.
A MONTE PRAMA UN ALTRO GIGANTEStraordinario: stavolta è intero
GIGANTI DI PRAMA TRA TOMBAROLI E NUOVE STATUE
Storie e leggende
PERCHE I SARDI BEVONO COSI TANTA BIRRA?
SU TIRAZZU
Sas dies imprestadas ed i giorni della merla
La breve emigrazione della mia famiglia. Stralci di ricordi
Rivivere la storia
Musica e poesia
TUTTO PRONTO PER IL PREMIO ANDREA PARODI 2015Un fitto programma dall8 al 10 Ottobre a Cagliari.
AL VIA IL BANDO DEL PREMIO ANDREA PARODILunico concorso italiano di World Music
FABRIZIO DE ANDR CANZONI NASCOSTE STORIE SEGRETE.Il libro di Walter Pistarini
SCADE IL 31 LUGLIO IL BANDO DEL PREMIO ANDREA PARODILunico concorso Italiano di World Music
TRACCE DI TE VIAGGIO NELLA MUSICA DI FRANCESCO RENGAIl legame del cantautore alla Sardegna nel ricordo della madre.
Luoghi da vedere
UN VIAGGIO A TINNURAConosciuto come il paese dellarte
LA MINIERA DI MONTE VECCHIO
PERCHE’ VISITARE PATTADA?
LISOLA DI MAL DI VENTRE
SARDEGNA IN CAMPEGGIOSegreti per un viaggio a 5 Stelle
Sub e nautica
IL CAPODOGLIO ALBINO NEL CANYON DI CAPRERA
IMMERSIONE NELLA GROTTA DI NEREO
LA NAVE DELLISOLA DEI CAVOLI
DUE FOTO DEL MARE SARDO VINCONO PREMIO INTERNAZIONALE
Il Relitto del Clan Ogilvie