Sardinia In, periodico di cultura, informazione e turismo sulla Sardegna. Testata giornalistica in corso di registrazione. Direttore Responsabile Alessandra Conforti.
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"NURACHI" o "NURAXINIEDDU"
Varie tipologie nuragiche.

pubblicato il 14/07/2018 17:45:28 nella sezione "Archeologia"
NURACHI o NURAXINIEDDUVarie tipologie nuragiche.
di Attilio Leone

Quando si parla di nuraghi, si pensa subito alle torri troncoconiche che caratterizzano il panorama della Sardegna. E infatti la parola "nuraghe" indica sostanzialmente questo.

Però, innanzi tutto, bisogna osservare che la voce "nuraghe" è soltanto una tra le varianti che, nei vari paesi sardi, indicano quel tipo di costruzione. Toponimi come "Nurachi" e "Nuraxinieddu" (ambedue sono delle località presso Oristano) stanno a testimoniare come la definizione del nuraghe sia in Sardo più varia di quanto si potrebbe pensare.

Ma ciò che più vogliamo fare risaltare è che esistono diverse tipologie di nuraghi e queste tipologie sono almeno quattro.
Intanto consideriamo il cosiddetto protonuraghe e il cosiddetto pseudonuraghe. Per molti, questi due termini sono equivalenti o costituiscono delle varianti di uno stesso genere costruttivo, ma per altri studiosi il protonuraghe è una semplice costruzione circolare con copertura a capanna fatta di materiale deperibile e quindi senza la "tholos" delle altre tipologie. Questi protonuraghi, per la loro semplicità architettonica, dovrebbero complessivamente precedere nel tempo l'edificazione dei nuraghi propriamente detti.
La costruzione denominata pseudonuraghe, per chi la distingue dal tipo precedente, invece è un edificio che internamente presenta un corridoio e delle celle o nicchie: qui si ha la tipica copertura nuragica a tholos, cioè realizzata con cerchi concentrici di pietre. Questi monumenti vengono definiti pure "nuraghi a corridoio" e alcuni di essi non sono circolari, ma ovali o trapezoidali: ciò ci fa pensare che alcuni di questi edifici possano essere più recenti di molti nuraghi a torre, in quanto l'umanità, storicamente, dovrebbe aver realizzato dapprima edifici circolari e in seguito edifici con i lati rettilinei.

Abbiamo poi i nuraghi classici o a torre, i più noti e più numerosi, caratterizzati da una forma circolare a tronco di cono che si restringe verso l'alto e con copertura a tholos. Infine ci sono i nuraghi complessi o villaggi nuragici, costituiti da più edifici di tipo nuragico congiunti fra loro: il più noto è quello di Barumini, nel Medio Campidano.

Infine, una curiosità. Spesso i nuraghi vengono definiti come costruzioni megalitiche, ma questo termine indica pietre enormi come quelle usate per i dolmen; perciò c'è chi preferisce definire i nuraghi come costruzioni ciclopiche, vale a dire di notevoli dimensioni ma realizzate mediante l'incastro di pietre non necessariamente grandi. Altri invece usano i due termini come equivalenti.

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IDEE INNOVATIVE PER VIAGGI DI ISTRUZIONE E GITE SCOLASTICHE
Laboratori didattici per le scuole e per le famiglie

pubblicato il 09/09/2017 12:22:22 nella sezione "Archeologia"
IDEE INNOVATIVE PER VIAGGI DI ISTRUZIONE E GITE SCOLASTICHELaboratori didattici per le scuole e per le famiglie
I laboratori didattici sono pensati sia per le scuole che per le famiglie, basati su un approccio dinamico che permette di affrontare argomenti complessi e renderli semplici e chiari.

L'attività didattica è studiata e testata per svolgersi in modo completo in occasione delle gite scolastiche e viaggi di istruzione, in una giornata si riesce ad effettuare sia il laboratorio didattico che le attività complementari, quali: escursioni sulla Giara e visite ai musei.

L'attività di laboratorio permette ai bambini di interagire con i reperti esposti e i contenuti dei musei, non come degli osservatori passivi ma da veri protagonisti del percorso formativo.

Quali sono i laboratori didattici in programma
I laboratori didattici programmati per il 2017/18 sono i seguenti:

PaleoLab, laboratorio didattico sulla paleontologia, il lavoro del paleontologo e i fossili
ArcheoLab, percorso formativo sull’archeologia nuragica
CartaCiclo, attività educativa dedicata al riciclo della carta
RiciclOlèOlè, laboratorio didattico sulla raccolta differenziata
Fattoria Didattica, dove scoprire gli animali e la vita rurale
Educazione ambientale, mirato alla scoperta delle biodiversità
Campo scuola di due o tre giorni! Vedi alcuni esempi e proposte similari
A chi sono rivolti i laboratori didattici
Le proposte didattiche sono studiate per le scuole della Sardegna di ogni ordine e grado:

Scuola dell'infanzia
Scuola primaria
Scuola secondaria
Università
Inoltre, tutti i laboratori didattici sono parte integrante della vita dei musei, sono attivi tutto l'anno e in ogni occasione, oltre che per scuole anche per le famiglie. Per le famiglie abbiamo pensato delle formule apposite, dove risparmiare e passare un'intera giornata con i figli studiando divertendosi.

I laboratori didattici si effettuano, per i fossili, l'archeologia e la paleontologia al PARC, museo fornito di un ampio laboratorio didattico. L’aula didattica si adatta alle diverse esigenze e permette di effettuare i diversi progetti didattici, la struttura è dotata della strumentazione necessaria per organizzare e gestire attività con oltre 50 bambini.

I laboratori didattici sul riciclo e sull'educazione alimentare si realizzano al Civico Museo del Cavallino della Giara, una stuttura museale più piccola del PARC, ma molto suggestiva, anch'essa dotata del laboratorio didattico con i supporti per una visita guidata adatta ai bambini.

Nel caso si preferiscano gli spazi aperti, la Giara di Gesturi o il parco del museo permettono di vivere le esperienze educative tra le sugherete dell’altopiano o ai piedi del colle di Santu Antine.

Come organizzare e prenotare la gita scolastica
Per organizzare la gita scolastica bastano pochi minuti, in seguito ad una chiamata o email per una richiesta di preventivo organizziamo un percorso didattico adatto alla vostra classe, contattiamo l'agriturismo per verificare la disponibilità e nel giro di poche ore concludiamo la prenotazione per il vostro viaggio d'istruzione.

Circolare gite scolastiche e altri documenti utili ai docenti
Qui sotto è possibile trovare una raccolta dei principali documenti e circolari ministeriali legate alle gite scolastiche e viaggi di istruzione. Per un articolo di approfondimento suggeriamo la visita al sito www.orizzontescuola.it. La fonte più autorevole dove prendere visione del tutto è la fonte ufficiale del ministero (http://www.istruzione.it/).

Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 - Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado (s.o. G.U. n.115 del 19/5/1994) - (http://archivio.pubblica.istruzione.it/comitato_musica_new/normativa/allegati/dlgs160494.pdf)
Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 21 della L. 15 marzo 1997, n. 59 - (http://archivio.pubblica.istruzione.it/didattica_museale/dpr275_1999.pdf)
Nota e chirimenti del MIUR sui viaggi di istruzione del-12.04.2016 n. 3130 - (nota-3130-del-12-aprile-2016-viaggi-di-istruzione-e-visite-guidate-chiarimenti)
Nota del MIUR sui viaggi di istruzione 11.04.2012, prot. n. 2209 - (http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/a3f59595-e64f-4cc7-8f45-1d3dc892ca56/prot2209_12.pdf)
Costi e pagamenti
I costi per i viaggi d'istruzione a Genoni sono assolutamente economici ed accessibili a tutte le scuole della Sardegna. Il costo della visita al museo è legata alla biglietteria comunale e parte da € 2,50 per una visita guidata di circa 1 ora. Per i laboratori didattici il costo va da € 6,00, per un intero percorso didattico di 3 ore. Per un'intera giornata di attività il costo massimo che un allievo può spendere per l'offerta didattica è di € 10.00. Inoltre, offriamo, prezzi speciali per le classi che effettuano le attività per la seconda volta!

La società di gestione non ha problemi a fornire la fattura elettronica e tutti i documenti necessario agli enti pubblici per completare i pagamenti.

Pronti i laboratori didattici per il 2017/18 - Contattaci per ricevere il catalogo scuole!

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BENTORNATI A CASA
Nurnet e il gruppo Archeologia della Sardegna acquistano quattro bronzetti alla vergognosa asta di Londra.

pubblicato il 03/07/2015 09:44:17 nella sezione "Archeologia"
BENTORNATI A CASANurnet  e il gruppo Archeologia della Sardegna acquistano quattro bronzetti alla vergognosa asta di Londra.
di Nicola Manca

La Fondazione di partecipazione Nurnet – la rete dei nuraghi e il gruppo Facebook “Archeologia della Sardegna”, hanno riportato in Sardegna quattro (4) bronzetti nuragici acquistati grazie al contributo dei soci e di privati cittadini: un atto doveroso e obbligato a tutela della nostra storia.
Si tratta di un cavallo, due stambecchi e un ariete datati IX- VI sec. a.C. e appartenuti alla collezione di Farid Ziade, Libano. Questi pezzi sono stati acquistati all’asta tenuta a Londra in data 30/06/2015 e battuti da ACR Auctions.
Nel complesso i pezzi battuti sono stati nove e tra questi: due sacerdoti, un guerriero, un offerente e 5 animali.
Abbiamo tentato inutilmente di far sospendere l’asta vergognosa, partecipando e divulgando la raccolta firme. Ci siamo però trovati costretti a partecipare all’asta vergognosa per restituire dignità alla nostra storia.
La Fondazione Nurnet – la rete dei nuraghi e Archeologia della Sardegna hanno voluto compiere un gesto simbolico a tutela del patrimonio archeologico sardo, riportando in Sardegna alcuni di questi tesori.
L’intendimento della Fondazione e degli appassionati iscritti al social network è quello di donarli a un piccolo Comune nel tentativo di fornire un’opportunità di turismo artistico culturale, teso a favorire il superamento della dicotomia Sardegna-mare. In realtà si tratta di una strategia più generale messa in atto con lo scopo di tutelare e valorizzare le piccole realtà che nel corso di questi anni sono state dimenticate e abbandonate dalle Istituzioni.
Questa decadenza è dimostrata dal fatto che nessuna di queste ultime abbia preso parte all’asta o tentato di fermarla, lasciando tale obbligo morale ai soci Nurnet – la rete dei nuraghi e agli appassionati cittadini privati iscritti al gruppo Facebook Archeologia della Sardegna, sensibili alla valorizzazione del patrimonio regionale.
Si tratta ancora di un primo tentativo che potrà vedere, in prospettiva, un’azione corale e dal basso, tesa a diffondere l’unicità della nostra storia e a valorizzarne la portata culturale ed economica.

Fonte: Gruppo Nurnet - La Rete dei Nuraghi
Archeologia della Sardegna

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A MONT'E PRAMA UN ALTRO GIGANTE
"Straordinario: stavolta è intero"

pubblicato il 03/10/2014 09:46:40 nella sezione "Archeologia"
A MONTE PRAMA UN ALTRO GIGANTEStraordinario: stavolta è intero
Da quando la collina di Mont'e Prama è sotto la lente d'ingrandimento, è la prima statua a emergere con due parti del corpo unite, senza nessuna frattura...LEGGI ARTICOLO INTERO
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GIGANTI DI PRAMA TRA TOMBAROLI E NUOVE STATUE

pubblicato il 29/09/2014 19:26:28 nella sezione "Archeologia"
GIGANTI DI PRAMA TRA TOMBAROLI E NUOVE STATUE
di Effe_Pi

Ritrovata una nuova statua diversa da quelle precedenti, mentre gli archeologi sono costretti a pagare da soli un servizio di vigilanza contro i furti.

Sono i più importanti reperti archeologici sardi scoperti negli ultimi decenni, le mostre a loro dedicate spopolano sia a Cagliari che a Cabras, non passa giorno senza che ci siano nuove importanti scoperte, eppure i Giganti di Mont’e Prama rischiano di essere saccheggiati dai tombaroli e finora nessuno aveva ha pensato a garantire una sorveglianza al sito che si trova nelle campagne del principale centro del Sinis. Nei giorni scorsi, infatti, è stata violata una tomba riportata alla luce durante l'ultima campagna di scavi. Il lastrone in pietra che copriva la tomba è stato spostato, e sono stati eseguiti all'interno del sepolcro scavi con l'uso di un piccone, che hanno causato il danneggiamento dello scheletro custodito all'interno.

Le recinzioni già in passato erano sembrate del tutto inadeguate, e diverse volte turisti e curiosi sono entrati all'interno dell'area, quando questa non era presidiata dagli addetti agli scavi. E sono gli stessi archeologi, al momento, a pagare di tasca propria un servizio di vigilanza notturna degli scavi: in particolare, per scongiurare il rischio di nuove invasioni senza dover attendere la burocrazia del ministero per i Beni culturali, Alessandro Usai e Raimondo Zucca pagano una compagnia di vigilanza privata di Oristano. Intanto, le scoperte proseguono, con due giganti trovati negli ultimi giorni, uno dei quali del tutto diverso da quelli in mostra a Cabras e Cagliari: si tratta di un pugilatore, ma è diverso da tutti gli altri pugilatori rinvenuti finora, perché il pugno col guantone e lo scudo non ce li ha in alto sul capo, come tutti gli altri, ma rispettivamente sul petto e sul fianco. Il gigante è quasi intero: gli mancano solo i piedi e la testa, ma l'equipe al lavoro da cinque mesi nel cantiere non dispera di trovare quest'ultima nei prossimi giorni, mentre i piedi potrebbero essere quelli già scoperti qualche settimana fa assieme a tutto il basamento della statua. Gli archeologi Alessandro Usai della Soprintendenza e Paolo Bernardini dell'Università di Sassari hanno spiegato che il nuovo gigante ha un solo referente, ma non è di arenaria ed è molto più piccolo. Infatti assomiglia straordinariamente a un piccolo bronzetto nuragico che è stato ritrovato però in una tomba etrusca, quella di Vulci. E questo non è un dettaglio di poco conto, ma contribuisce ad accreditare una sorta di record dei giganti di Mont'e Prama, quello di essere l'esempio più antico di grande statuaria dell'area Mediterranea. Grazie ad altri reperti rinvenuti nella tomba, il bronzetto di Vulci è infatti databile con certezza al nono secolo avanti Cristo, quando la grande statuaria greca, tanto per fare un esempio, era ancora di là da venire.

foto da: www.tafter.it/
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ALLA SCOPERTA DELLA GIARA ARCHEOLOGICA
sardegna (oristano) genoni

pubblicato il 16/09/2014 22:25:09 nella sezione "Archeologia"
ALLA SCOPERTA DELLA GIARA ARCHEOLOGICA
Visita guidata a Bruncu Suergiu e Corona Arrubia

Il 21 settembre 2014, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, una passeggiata sulla Giara alla scoperta del villaggio nuragico di Bruncu Suergiu e le rovine del tempio de Sa Corona Arrubia.

La giornata avverrà in collaborazione con l'archeologa, la dott.ssa Nadia Canu, della Soprintendenza per i Beni Archeologici province Sassari e Nuoro e il Funzionario per le tecnologie della Soprintendenza per i Beni Archeologici province Sassari e Nuoro Antonio Farina.

Programma
Ore 9.30 - incontro presso l'ingresso alla Giara da Genoni presso Scala'e Cannas e spostamento, su sterrato, con vettura propria verso Bruncu Suergiu
Ore 10.00 Visita al sito di Bruncu Suergiu e in seguito visita a Sa Corona Arrubia
Per chi arriva dal versante di Gonnosnò, l'appuntamento è alle ore 9.45 presso il cancello di ingresso

Per chi vuole pranzare in loco è possibile prenotare il pranzo al sacco o in Agriturismo/Locanda
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GIGANTI DI MONT'E PRAMA SUL WEB
"Invasori digitali" lanciano l'evento

pubblicato il 02/05/2014 20:31:31 nella sezione "Archeologia"
GIGANTI DI MONTE PRAMA SUL WEBInvasori digitali lanciano levento
Il blitz, andato in scena stamattina, è stato ribattezzato "Invasione di...Giganti".

Questa mattina un gruppo di appassionati di turismo, cultura e web ha "invaso" pacificamente e in parallelo i due musei, il Civico di Cabras e l'Archeologico di Cagliari, armati di smartphone e tablets per raccontare l'antica storia dei reperti che custodiscono, in particolare i giganti di Mont'e Prama, colossali sculture di epoca nuragica....LEGGI ARTICOLO INTERO
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I MARINAI SHARDANA E LE UNITA' DI MISURE SARDE DELL'ETA' DEL BRONZO

pubblicato il 22/04/2014 14:52:31 nella sezione "Archeologia"
I MARINAI SHARDANA E LE UNITA DI MISURE SARDE DELLETA DEL BRONZO
di Giovanni Ugas

Tra gli studi di Giovanni Ugas vanno segnalati, i sistemi ponderali e metrico lineari in uso nella Sardegna dell’antichità, basati sulla ricorrenza del 5,5 (grammi e centimetri) come parametro ricorrente. Nel contributo che pubblichiamo il professore presenta una breve sintesi dell’articolo “I segni numerali e di scrittura in Sardegna tra l’età del Bronzo e il I Ferro” nel quale affronta la problematica dei codici numerali e di scrittura al tempo dei nuraghi. Questo studio è edito nella collana di Studi Archeologici “Tharros felix” (V) per conto della casa editrice Carocci di Roma.


È noto che per circa sette secoli, tra l’età del Bronzo medio e finale (dal 1600 al 900 a.C.), le popolazioni sarde furono governate dai capi tribù che risiedevano nei nuraghi mentre il resto della popolazione dimorava nelle modeste abitazioni dei villaggi. Il commercio intertribale era aperto alle transazioni con regioni d’oltre mare e almeno dal XIV a.C. la Sardegna fu raggiunta da contenitori in ceramica dipinta, grandi lingotti ox-hide in rame, manufatti in avorio e vetro del bacino orientale del Mediterraneo, mentre i Sardi navigavano con le loro merci in Sicilia, Grecia e Creta. É chiaro che, allora, i Sardi frequentavano popolazioni che adoperavano la scrittura e non a caso in 8 lingotti in rame importati (forse tramite Creta) sono stati rilevati contrassegni di scrittura lineare egea. Tuttavia, a parte l’esiguo numero e l’origine incerta di questi marchi, non è attestata nell’isola alcuna iscrizione avente almeno due caratteri sillabici insieme e allo stato attuale delle ricerche non esistono ragioni valide per sostenere che nella Sardegna del Tardo Bronzo fosse stato adottato un sistema di scrittura lineare affine a quello egeo, né di altra natura. A partire dal IX a.C., abbattuti i nuraghi, le comunità dei villaggi compirono un passo fondamentale verso una società urbana, sostituendo le residenze dei capi tribali con organismi collegiali e costruendo maestosi edifici pubblici, in particolare sale del consiglio, palestre per i giovani, terme, templi destinati a divinità celesti e dell’acqua. Le condizioni economiche e sociali migliorarono e ben presto i villaggi santuariali accumularono notevoli ricchezze. Allora la Sardegna fu raggiunta da mercanti fenici (che in parte vi si stabilirono), greci ed etruschi, ma non di meno i Sardi lasciarono le tracce dei loro movimenti (ceramiche e artistici bronzi) in Etruria e altre regioni peninsulari, Creta, Africa del Nord e Penisola iberica, mentre qualche Nivola o Sciola protosardo scolpiva le grandiose statue di Mont’e Prama. Non c’è da stupirsi se in questo clima di benessere e di apertura culturale del I Ferro anche in Sardegna maturarono le condizioni per la nascita della scrittura. Oggi si può contare su un complesso di 32 manufatti del I Ferro (IX-VI a.C.), in particolare vasi, pesi da bilancia e lingotti provvisti di 55 segni di scrittura alfabetica. Spesso i grafemi si presentano isolati per registrare misure di peso o di capacità, ma talora possono aver segnalato la proprietà o la fabbrica. Le iscrizioni con due e più grafemi finora individuate sono appena sei, ma le stesse e i segni isolati consentono di definire un omogeneo e originale sistema di scrittura alfabetica connesso con un codice numerale. Le iscrizioni fanno pensare ad un fenomeno d’élite, ma l’articolata distribuzione dei segni in ambito regionale porta a ipotizzare un’ampia diffusione; d’altronde, a oggi, sono assai poco indagati i templi e le sepolture del I Ferro (in particolare del VII-VI a.C.) da cui attendiamo nuove iscrizioni.

Allo stato attuale il sistema alfabetico sardo consta di 21 lettere: 16 consonanti, di cui alcune problematiche, e 5 vocali. Finora non risultano attestati i grafemi per i fonemi B, D, TH, N, e ciò può dipendere in parte dalla documentazione ancora carente. Non solo l’aspetto formale, ma anche l’orientamento progressivo dei grafemi (da sinistra a destra) e l’uso delle vocali inducono ad affermare, sorprendentemente, che il sistema alfabetico sardo si apparenta al modello di scrittura greco “rosso” occidentale piuttosto che a quello fenicio. Colpisce la vicinanza formale con i più precoci alfabeti della Beozia e dell’Eubea. Basti richiamare i grafemi della statuetta bronzea tebana dedicata da Mantiklos ad Apollo arciere e quelli dell’iscrizione greca su un vaso di Gabii (Osteria dell’Osa), la più antica in ambito etrusco-laziale. Questo legame tra la Sardegna e il mondo beota ed euboico è suggellato da una serie di elementi in comune: gli ornamenti geometrici delle ceramiche e l’importazione precoce di vasellame euboico; i templi in antis sul fronte e sul retro; la relazione etnica tra la Sardegna e la Beozia proposta nel mitico racconto su Iolao e i Tespiadi, che fa retrocedere nell’eroica età del Bronzo un rapporto certamente vissuto nell’età del Ferro. Contemporaneamente nel IX-VIII a.C. era diffuso nell’isola un articolato codice numerale che impiegava segni alfabetici e geometrici. In 25 manufatti, si riscontrano segni numerici elementari, anch’essi con direzione di lettura progressiva, consistenti in tacche e cerchielli (o puntini), che avevano la funzione di registrare le misure di peso, unità e multipli. In alcuni pesi da bilancia e lingotti in piombo la disposizione dei punti e dei cerchielli per segnalare le cifre 3, 4, 5 e 6, è quella tipica dei dadi e ciò porta a credere che fosse praticato tra le comunità sarde il gioco dei dadi. Più tardi, a partire forse dal VII a.C., i Sardi adottarono un nuovo codice numerale a base 5 e 10, strutturalmente simile al sistema di numerazione decimale degli Etruschi e dei Romani.


Intervista a Giovanni Ugas di Celestino Tabasso
«Quella lettera solo nostra»: l’alfabeto nato tra i nuraghi, una “A” indica l’originalità simbolica isolana.
Professore, che cosa fa pensare che si tratti di un alfabeto sardo e non di segni importati da altre culture?
«Erano cominciati da poco gli anni Settanta quando scoprii i primi segni: già da quegli elementi era evidente che si trattava di segni progressivi, disposti secondo una lettura da sinistra verso destra che portava a un orizzonte greco. Mi sarei aspettato un alfabeto fenicio e invece le ricerche dei successivi trent’anni mi confermarono quella prima impressione. E soprattutto mi confermarono che non avevamo a che fare con segni sporadici, elementi grafici usati esclusivamente per indicare la capacità di un vaso o l’identità del suo proprietario: no, l’insieme dei segni a nostra disposizione porta a un alfabeto completo, ad andamento progressivo, e dunque diverso da quello fenicio, dotato di vocali come greco ed etrusco ma con alcuni elementi grafici in comune con l’alfabeto fenicio, la maggioranza dei grafemi che richiamano la scrittura greca e altri ancora adattati alle esigenze proprie della scrittura sarda» - e qui il professore indica sulla tabella che pubblicherà su “Tharros felix” un simbolo a forma di freccia, l’equivalente di una a - . È naturale che l’alfabeto in uso nell’Isola riflettesse i fitti contatti dei sardi con le altre culture. Ad esempio la diffusione di vocali come u, i, e a indica i rapporti con la cultura euboica. E qui giova ricordare che secondo Diodoro siculo (e non solo secondo lui) gli Iliesi giunsero in Sardegna con i Tespiadi. È interessante perché Tespi era una cittadina della Beozia: attraverso la prassi greca del dare forma mitica agli eventi storici si possono leggere le relazioni intrecciate nel periodo del Primo Ferro».
Possiamo immaginare testimonianze grafiche di concetti complessi, o comunque più articolati delle misure indicate su pesi e di lingotti?
«Questo è l’interrogativo più interessante, perché a questo punto non ci sono dubbi sulla struttura e la completezza dell’alfabeto, può esserci tutt’al più qualche imprecisione nell’attribuire un fonema a un segno piuttosto che a un altro, mentre ci vuole grandissima attenzione - e direi grande prudenza - per individuare elementi di significato complessi. Il fatto è che per il momento abbiamo a disposizione soltanto sei iscrizioni con più di un segno».
Su queste rare ma preziose iscrizioni potremo leggere il Sardo più antico.
«Sarebbe difficile e azzardato dire “questo è il Sardo”, non foss’altro perché l’Isola era popolata da Iliesi, Balari e Corsi: quando le ricerche avranno fatto molti passi avanti, potremo dire: “Questa era una lingua dei Sardi”»
Quanto tempo ci vorrà per individuarlo?
«Per ora i dati sono molto limitati: ripeto, abbiamo a disposizione 55 segni tracciati su 32 manufatti. Non è tantissimo ma sono molto fiducioso: forse ci saremmo aspettati di più da tre decenni di ricerche ma va detto che trent’anni fa, per intenderci, nessuno ipotizzava che avremmo trovato ceramiche nuragiche a Creta e ceramiche micenee in Sardegna. L’archeologia, come amo ripetere, è una scienza giovane e deve fare con prudenza e attenzione il suo percorso, soprattutto se si tiene conto che templi e necropoli del sesto e settimo secolo, cioè i siti che dovrebbero restituirci le iscrizioni, sono i luoghi di scavo e di indagine più penalizzati dall’attività di ricerca che si è svolta finora. Detto questo, oltre un certo punto noi archeologi cederemo volentieri il passo ad altri studiosi, a cominciare dai colleghi glottologi.
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PARCO ARCHEOLOGICO DI TANCA MANNA
Prima giornata dedicata all’archeologia sperimentale

sardegna (nuoro) nuoro

pubblicato il 17/04/2014 22:22:34 nella sezione "Archeologia"
PARCO ARCHEOLOGICO DI TANCA MANNAPrima giornata dedicata all’archeologia sperimentale
L’Amministrazione comunale organizza per sabato 19 aprile presso il parco archeologico di Tanca Manna, la prima giornata di archeologia sperimentale dedicata alla produzione alimentare.

A partire dalle ore 10,00 verrà realizzato il pane seguendo il procedimento e le tecniche degli abitanti di Tanca Manna dell’Età del Bronzo secondo quando ricostruito in base ai ritrovamenti dell’ultima campagna di scavi. Da alcuni anni per generare e verificare ipotesi che possano fornire o migliorare analogie per le interpretazioni archeologiche si applica l’Archeologia Sperimentale, una nuova disciplina che tenta di verificare sperimentalmente, e quindi in maniera riproducibile e misurabile, sia i processi delle antiche manifatture o delle tecniche costruttive, sia tutti gli aspetti connessi all’organizzazione del lavoro o all’uso e durata di vita dei manufatti e delle strutture, al loro frequente riutilizzo o a quanto avviene dopo il loro abbandono.

Il progetto è curato dall’assessorato all’Ambiente del Comune di Nuoro in collaborazione con l’università degli studi di Bologna, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Provincia di Nuoro e Sassari, il Ceas Nuoro, l’Università di Nuoro e Biosardinia.

A guidare i visitatori sarà l’archeologo Demis Murgia, insieme all’archeologo sperimentalista Pino Pulitani, a Maurizio Cattani e a Florencia Debandi. Tutti i cittadini interessati possono partecipare semplicemente presentandosi al parco di Tanca Manna sabato mattina alle 10,00.
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I MENHIR DI PRANU MUTTEDDU

sardegna (cagliari) goni

pubblicato il 04/04/2014 17:09:23 nella sezione "Archeologia"
I MENHIR DI PRANU MUTTEDDU
A Goni in provincia di Cagliari si trova il complesso nuragico di Pranu Muttedu, considerato una delle più importanti aree funerarie della Sardegna dove c’è la più alta concentrazione di menhir e megaliti dell’isola.
"I menhir in Sardegna chiamati perdas fittas o pedras fittas, ovvero pietre conficcate; sono dei megaliti monolitici eretti solitamente durante il neolitico e li possiamo trovare in Europa, Africa ed Asia, ma in particolare in Bretagna e nelle Isole Britanniche

Il complesso archeologico di Goni è situato all’interno di un parco che ha un’estensione di circa 200.000 metri quadrati. I menhir e megaliti sono circa sessanta e sono distribuiti in coppie, allineamenti o gruppi.
All’interno del sito sono presenti diverse Domus de Janas “case delle fate”.
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L'ISOLA DELLE TORRI
Giovanni Lilliu e la Sardegna Nuragica

pubblicato il 24/02/2014 20:08:17 nella sezione "Archeologia"
LISOLA DELLE TORRIGiovanni Lilliu e la Sardegna Nuragica
Il 13 marzo 2014 ricorre il centenario della nascita di Giovanni Lilliu, l’archeologo e intellettuale sardo che con la sua instancabile attività di studioso e divulgatore ha portato all’attenzione della Sardegna e del mondo la civiltà nuragica.
Il suo modello interpretativo rimane a tutt’oggi un imprescindibile termine con cui dialogare e confrontarsi. Ecco perché, per ricordare la figura del grande archeologo nasce il progetto della mostra “L’isola delle torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica”
"La mostra si svolgerà attraverso tre tematismi individuati come filo conduttore del racconto, il metallo, l’acqua e la pietra, in cui si riassume idealmente il paesaggio nuragico, il percorso espositivo porterà all’attenzione del visitatore gli aspetti fondamentali dell’antica civiltà dei sardi. I reperti esposti, talvolta inediti o comunque poco noti, provengono da tutta l’isola, ma anche da rinvenimenti effettuati in Italia e all’estero; Cipro, Spagna, Portogallo, all’interno di una fitta rete di contatti e scambi attraverso il Mediterraneo, che evidentemente a quei tempi non rappresenta una barriera, ma un potente veicolo di comunicazione.
un’occasione straordinaria per conoscere i risultati di un’intensa attività di ricerca e di un interesse sempre crescente da parte della comunità scientifica internazionale, che negli ultimi cinquant’anni hanno ampliato il patrimonio di conoscenze sulla archeologia nuragica.
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Il nuraghe di Santu Antine, Enigmi di Pietra
sardegna (sassari) torralba

pubblicato il 20/02/2014 19:42:10 nella sezione "Archeologia"
Il nuraghe di Santu Antine Enigmi di Pietra
Il nuraghe di Santu Antine non sarebbe solo astronomicamente orientato, ma anche concepito. La letteratura accademica classica non nega, nel tempo, l’utilizzo liturgico delle strutture megalitiche. Essa non accoglie l’ipotesi che i nuraghi siano stati costruiti con scopi legati alla sacralità delle costellazioni. Esistono tuttavia delle sorprendenti “coincidenze”. Sette fra i nuraghi del complesso di Torralba non sarebbero altro che l’immagine riflessa dell’ammasso stellare delle Pleiadi. Una linea verticale unisce la stella Asterope al nuraghe Culzu, Taigete al Longu, Celeno al Fraigas, Elettra a Banzalzas, Merope all’Oes, Alcione, la più luminosa, al Santu Antine.
La teoria sarebbe supportata dall’assenza di vantaggi difensivi nella disposizione dei nuraghi, in alcuni casi costruiti su terreni paludosi che dovettero essere consolidati con solide strutture di pietra. La stessa struttura interna, dove anguste nicchie hanno conservato per secoli numerosi bronzi votivi, non andrebbe a supporto della razionalità bellica delle strutture.
La Sardegna, già nota per i suoi numerosissimi dolmen e menhir, ha un altro gioiello nel pozzo di Santa Cristina di Paulilatino. Il santuario nuragico ha attirato l’attenzione di studiosi provenienti da paesi come Francia, Gran Bretagna e Germania, dove l’archeoastronomia è una disciplina ufficiale. Il pozzo rappresenta secondo il celebre studioso Giovanni Lilliu “il culmine dell’architettura dei templi delle acque”, tanto elaborato nella tecnologia impiegata “da non capacitarsi che sia opera vicina all’anno 1000 a. C”. Le giovani teorie archeoastronomiche non si fermano allo stupore ingegneristico: Santa Cristina sarebbe non solo un osservatorio astronomico a carattere lunare, ma un sofisticato e preciso strumento di previsione delle eclissi. Un altro mistero da aggiungere a quella che ormai molti definiscono “l’Isola sacra”
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Shardana, gli indomiti popoli dei mari

pubblicato il 02/02/2014 16:58:54 nella sezione "Archeologia"
Shardana gli indomiti popoli dei mari
A cura della dott.essa Emanuela Katia Pilloni

E’ il celebre faraone eretico Akenaton a consegnare alla storia, per la prima volta, il nome Srdn-w, i terribili Shardana. che nel 1350 a. C appaiono già come pirati e mercenari, pronti ad offrire i loro servizi ai signori locali. Gli indomiti guerrieri saranno costretti alla resa, un secolo più tardi, nella memorabile battaglia navale vinta dalla flotta di Ramses II, che ne ricorderà il valore in un’iscrizione a Tanis:“I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli”.

Spetterà però a Ramses III porre fine al loro strapotere in quell’epico scontro il cui resoconto è raffigurato presso un tempio di Tebe: “Gli Shardana e i Wešeš del mare fu come se non esistessero, catturati tutti insieme e condotti prigionieri in Egitto, come la sabbia della spiaggia. Io li ho insediati in fortezze, legati al mio nome. Le loro classi militari erano numerose come centinaia di migliaia. Io ho assegnato a tutti loro razioni con vestiario e provvigioni dai magazzini e dai granai per ogni anno” Indegna fine per un popolo tanto valoroso.
Ma chi erano dunque i misteriosi Shardana, dotati di lunghe spade, lance e pugnali che si difendevano (pressoché unici fra le civiltà dell’epoca) con uno scudo tondo? Da dove mai provenivano questi mitici popoli del mare, la cui fama di terrore li precedeva? E quanto avevano in comune con i costruttori dei nuraghi questi “abitanti delle isole”, che nelle pitture egizie erano rappresentati con il corto gonnellino, la corazza e l’inconfondibile elmo bicorne? Tantissimo, stando a quanto sostiene l’archeologo Giovanni Ugas, a partire dal nome. Come non ricordare, infatti, la celebre (quanto contestata) iscrizione in lingua fenicia incisa nella stele di Nora, che menzionerebbe appunto la Sardegna come "SHRDN"? Al di là dell’analogia semantica, per il celebre studioso, fondamentale risulterebbe però tanto la corrispondenza cronologica (“..la loro cultura si manifesta in Egitto per un lungo periodo di circa tre secoli, coincidente con l'apogeo della civiltà dei Sardi nuragici”) quanto i riscontri geografici: “Per gli Egiziani essi sono uno dei Popoli del Mare, ma più precisamente sono il popolo delle isole che stanno in mezzo al grande verde.. E’ ragionevole pensare che per gli Egiziani le isole che stanno in mezzo al grande verde, non fossero Creta o le isole dell'Egeo molto più vicine all'Egitto della Sardegna e che "il grande verde" fosse il Mediterraneo occidentale.” Dunque abili navigatori, fieri guerrieri prima e fidata guardia del faraone poi, “mercenari al servizio dell'Egitto che costituivano un corpo scelto, posto a difesa delle fortezze, oppure impiegato durante gli assedi”. Non potrà dirsi certamente un caso che le numerose navicelle votive, i bronzetti e le armi nuragiche disegnino, per gli antichi Sardi, un quadro certamente non dissimile da quello degli Shardana, cui sarebbero da attribuire anche le costruzioni rinvenute dall’archeologo Adam Zertal presso il sito israeliano di El Ahwat, che presenta alcuni parallelismi con i nuraghi. Un altro probabile modello di architettura nuragica al di fuori della Sardegna realizzato ad opera degli Shardana sarebbe, sempre stando alle tesi del professor Ugas, il pozzo sacro di Garlo, non lontano da Sofia (l’antica Sardica).
Per quanto notevoli e convincenti appaiano le prove di un’origine tutta Sarda dei temuti guerrieri dalle corna ricurve, ad onor di cronaca vanno ricordate anche posizioni divergenti espresse recentemente da alcuni studiosi. E’ il caso, tra gli altri, del prof. Paolo Bernardini che vede negli Shardana una popolazione di provenienza orientale, insediatisi in Sardegna solo nel XIII secolo a.C, che si sarebbero sovrapposti alle popolazioni nuragiche già esistenti con le quali, dunque, non potrebbero essere identificati. Anche il ricercatore Leonardo Melis propende per una genesi non occidentale, addirittura mesopotamica: da Ur dei Caldei si sarebbero stanziati però nell’Isola già nel III millennio a. C e a riprova di questa teoria ci sarebbe il cosiddetto "ziggurat" di Monte d’Accoddi (SS), indizio della presenza shardano - mesopotamica nell'isola. Per Alberto Areddu, infine, gli Shardana sarebbero da annoverare piuttosto fra le genti sardo-illiriche, dotate di una spiccata vocazione marinaresca.
Eppure, benché altre ipotesi si affaccino di tanto in tanto nell’ancor inesplicabile mondo degli Shardana, la suggestione di vedere in essi i modelli e gli autori dei bronzetti nuragici, rimane forte. Non resta che sciogliere, dunque, con macedonica risolutezza il nodo gordiano, avendo l’ardire di affermare con convinzione che, se qualche civiltà conosciuta ha diritto di essere identificata con “i ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere”, è di certo quella nuragica.


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Necropoli di Bonorva in Sardegna: un museo a cielo aperto vecchio di 5000 anni sepolto dal cemento

pubblicato il 27/01/2014 22:27:42 nella sezione "Archeologia"
Necropoli di Bonorva in Sardegna: un museo a cielo aperto vecchio di 5000 anni sepolto dal cemento
di Cristina Biolcati

A protestare a gran voce è tutta la Sardegna, terra che dovrebbe essere considerata un museo a cielo aperto, e che andrebbe salvaguardata e protetta.
Una regione che vanta la più alta concentrazione di resti archeologici, fra nuraghi, tombe, dolmen e menhir.
È il grido del popolo sardo, quello che si ode, stanco di essere “sepolto”, che si propone di tutelare i siti non valorizzati. Che vuole conoscere la sua storia.
Ennesimo scandalo, conseguenza di indifferenza ed errata gestione, è la colata di cemento con la quale si è voluto salvaguardare, a detta degli archeologi, da atti di vandalismo la necropoli scoperta nel 2002 nel parco Mariani di Bonorva, in provincia di Sassari.
Un sigillo che, almeno questa volta non ha posto garanzie. In realtà, il sito vige nel più completo stato di abbandono, poiché il cemento si sta sgretolando, consentendo all’acqua piovana di allagare le tombe il cui stato di conservazione rischia di essere seriamente compromesso.
I dipinti che risalgono a 5.000 anni fa, ritrovati in perfetto stato di conservazione, si trovano ad un passo dalla necropoli di Sant’Andrea Priu e dalla famosa Tomba del Capo, all’interno del parco Mariani.
Questo antico sepolcro detto Tomba della Scacchiera è solo uno dei numerosi studiati dagli archeologi sugli altopiani della Sardegna nord-occidentale, ma si contraddistingue per la straordinaria ricchezza delle sue decorazioni dipinte e scolpite sia sulle pareti, sia sui soffitti.
Il monumento di epoca neolitica può essere paragonato, per qualità e livello di conservazione, agli affreschi rinvenuti all’interno delle camere sotterranee dell’ipogeo di Hal-Saflieni a Malta.
La Tomba della Scacchiera è così denominata a causa della presenza di un motivo a scacchi bianchi e blu scuro sul soffitto di una delle celle, probabilmente in uso per raccogliere le spoglie dei parenti di una classe elitaria locale.
È composta da una camera principale, ampliata da tre celle laterali, alle quali si accede da un canonico portello aperto nella facciata ottenuta da un breve passaggio scavato nella roccia.
Le pareti della tomba sono dipinte con ematite di colore rosso acceso, con motivi curvilinei e rettilinei che comprendono una serie di sette spirali interconnesse.
Il sito, potrebbe essere stato intenzionalmente scelto per il panorama circostante: una profondissima vista spazia su diverse valli e sulla vasta pianura di Bonorva, modellata da antichi vulcani emergenti intorno alla parte ovest.
Queste colline e questi boschi hanno custodito per migliaia di anni un patrimonio archeologico inestimabile. Ora giacciono sotto una colata di cemento, che a prima vista sembra roccia granitica, ma che non è in grado di preservarne l’incolumità.
È indignazione fra gli abitanti della Sardegna, per quei rari reperti archeologici, “sigillati” e “messi a tacere” come se i sardi non avessero curiosità della loro storia.
“Follia” avrà senza dubbio pensato la comunità archeologica mediterranea e mondiale. Forse un reperto troppo prezioso e difficile da gestire, così si è deciso di chiuderlo con una lastra di pietra, colarci sopra del cemento e della terra, quasi a voler dimenticare tutto. Gli spiriti dormiranno pure in pace, ma la nostra curiosità non ha tregua.
L’illustrazione della testa taurina sostenuta da spirali multiple presenti nella fantastica Tomba Sa Pala Larga, anch’essa sigillata dopo la scoperta, (non si sa mai si approfondisca troppo del neolitico sardo), naviga letteralmente in pessime acque che, infiltrandosi dalla terra, oggi potrebbero aver totalmente sommerso quell’antica meraviglia.
In seguito agli scavi, anche gli ingressi delle principali tombe della necropoli di Sa Pala Larga sono stati sigillati da uno strato di cemento, in modo da nasconderne la presenza. Osservazioni compiute dal gruppo di esperti alla tomba numero 3 di Sa Pala Larga hanno riscontrato come il pavimento della camera del monumento sia allagato con almeno 10 cm di acqua stagnante.
L’effetto è devastante, perché la circostanza ha inevitabilmente creato profonde variazioni delle condizioni microclimatiche interne. L’acqua, assorbita per osmosi attraverso le rocce sedimentarie, risale sulle pareti e sta causando danni irreparabili, non solo al basamento roccioso, ma anche alle fragili superfici lavorate e dipinte dall’uomo nella detta epoca preistorica.
“Sigillare” un monumento che contiene un così ricco repertorio artistico, esponendolo ad un ben più rapido decadimento, non è etico ed è culturalmente restrittivo.
La convenzione europea conclusa a La Valletta il 16 gennaio 1992 per la protezione del patrimonio archeologico, dovrebbe essere quindi di gran lunga riconosciuta.
Nella storia alberga la memoria collettiva: essa è strumento di studio e di progresso. Solo chi conosce il proprio passato può aprire le braccia al futuro.
E la storia della Sardegna ha tanto da insegnare. Potrebbe restituire ai sardi la propria voce.

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La necropoli di Tuvixeddu
sardegna (cagliari) cagliari

pubblicato il 19/01/2014 20:13:21 nella sezione "Archeologia"
La necropoli di Tuvixeddu
Il colle di Tuvixeddu si può leggere come uno degli elementi collinari che caratterizzano la geomorfologia di Cagliari. La complessità di questi elementi, la loro importanza a livello storico ma anche di cultura materiale, presentano più di un'analogia ed evidenziano come il territorio cittadino fosse ampio ed esteso ma con molti punti di contatto. E' appurata la continuità d'uso di queste aree in un arco di tempo che abbraccia la preistoria fino ai nostri giorni con un'infinità di testimonianze: sepolture e corredi funebri, pittura parietale, sacche di materiali di riporto, letteratura e aneddoti popolari.

Galleria fotografica
Tuvixeddu, area della necropoliTuvixeddu, ingressi alle sepoltureTuvixeddu, area della necropoli Tuvixeddu, tombe a pozzoTuvixeddu, area della necropoliArea archeologica di Tuvixeddu, sepolture a colombarioTuvixeddu, tombe della necropoli


Storia degli studi
La storia degli studi sulle emergenze archeologiche del colle è piuttosto travagliata. Scavi clandestini, lavori edilizi, indagini condotte frettolosamente e documentazione insufficiente hanno causato la perdita di informazioni e dati fondamentali per ricostruire la storia di Tuvixeddu. Età preistorica
I materiali più antichi rinvenuti nella zona testimoniano una frequentazione sin dal Neolitico Antico: nella zona tra la laguna di Santa Gilla e il vicino colle di Tuvixeddu sono emersi reperti in selce ed ossidiana come lame e raschiatoi databili tra il VI e il V millennio a.C. Età fenicio-punica
La necropoli di Tuvixeddu è la più grande testimonianza di architettura funeraria del periodo punico in tutto il bacino del Mediterraneo. Le tombe, cavità ipogeiche scavate nella roccia calcarea, furono utilizzate tra il VI e il III secolo a.C.Età romana
In età repubblicana e imperiale sulle pendici del colle, lungo viale Sant'Avendrace, la necropoli conosce continuità d'uso da parte dei Romani. Troviamo sepolture a camera, ad incinerazione e a fossa. Ci sono anche tombe monumentali appartenenti a personaggi illustri.Età medievale
L'esigua documentazione letteraria sul medioevo sardo non risale che al 1063, prima di questa data abbiamo solo le lettere di Gregorio Magno degli inizi del VII secolo Sappiamo però che dopo l'insediamento fenicio furono Romani, Bizantini e gli appartenenti ai giudicati a rafforzare il ruolo dominante della città per farne una capitale.Età moderna e contemporanea
Durante tutto l'Ottocento le strutture preesistenti furono riutilizzate anche a scopo abitativo sebbene con discontinuità. Una testimonianza più importante è data dal sistema di ville borghesi che cingono il colle di Tuvixeddu e la necropoli come un anello la cui gemma è Villa Mulas (già Massa), caseggiato che risale ai primi del '900 e che presenta una bella facciata liberty ed un corpo con più ambienti.

Foto da: www.manifestosardo.org
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