Sardinia In, periodico di cultura, informazione e turismo sulla Sardegna. Testata giornalistica in corso di registrazione. Direttore Responsabile Alessandra Conforti.
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I LABORATORI KOENDI
La cucina, le ricette ed i racconti.

pubblicato il 07/08/2017 17:16:31 nella sezione "Enogastonomia"
I LABORATORI KOENDILa cucina le ricette ed i racconti.
Sono cresciuta fra donne che cucinavano. Nonna, le due cose che faceva prima di impastare semola e acqua erano sempre le stesse: si sollevava le maniche fin sopra il gomito, e si faceva il segno della croce.
“Claudia castia beni, puitta deppisi imparai”.
Claudia guarda bene, mi diceva, perché devi imparare. Allora non lo sapevo, ma senza alcuna scuola imparavo gestualità vecchie come mamma Sardegna che oggi mi appartengono.
Quei lunghi pomeriggi in compagnia delle mie donne non mi hanno insegnato solo a impastare, a sfogliare, a ritagliare, a ricamare la pasta, a infornare e a decorare. Quei lunghi pomeriggi in compagnia delle mie donne mi hanno insegnato che cucina sopra ogni cosa è racconto, comunicazione, parola.
Chi se li dimentica più i racconti di zia Annita mentre mescolava l’impasto per la torta de mindula, che doveva fare le bolle altrimenti non veniva su bene, e le gonnelline dei gueffus che dovevano avere frange lunghe e colorate? Ci penso tutte le volte che taglio la velina. C’era anche il mistero della ricetta del pan’è saba, imparata in tempo di guerra ma non ci si ricordava più da chi.
Ecco perché ho voluto realizzare laboratori che sono cucina, ricette, manualità, ma anche racconti.
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BIRRE ARTIGIANALI DELLA SARDEGNA
Presentata la guida sabato 26 Novembre

pubblicato il 28/11/2016 17:16:13 nella sezione "Enogastonomia"
BIRRE ARTIGIANALI DELLA SARDEGNAPresentata la guida sabato 26 Novembre
Sabato 26 Novembre, presso la Sala Conferenze della CCIAA di Sassari, alla presenza di un folto pubblico è avvenuta la presentazione della Guida alle Birre Artigianali della Sardegna.

Il volume di 140 pagine, si propone di offrire un panorama esaustivo di un settore particolarmente dinamico quale è la produzione di birre artigianali, recensendo la quasi totalità delle aziende operanti in Sardegna e fornendo una scheda tecnica e descrittiva delle principali birre dalle stesse prodotte.

La presentazione ha fornito lo spunto per fare un po’ il punto della situazione su un prodotto sempre più apprezzato da pubblico e critica come la birra artigianale e sulle varie dinamiche che riguardano il mondo brassicolo isolano.
La guida può essere consultata online sul sito: www.ais-sardegna.it oppure direttamente dal link www.isolamediterranea.com/guida-alle-birre-2016

Fonte:
Associazione Italiana Sommelier Sardegna
Il Presidente
(Roberto Dessanti)
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LA GALLURA DAI VINI D'ORO
Il 7 Giugno a San Quirico d'Orcia

pubblicato il 06/06/2016 15:42:02 nella sezione "Enogastonomia"
LA GALLURA DAI VINI DOROIl 7 Giugno a San Quirico dOrcia


All'interno del prestigioso palazzo Chigi di San Quirico d'Orcia, immerso nelle dolci colline della Val d'Orcia, l'ONAV delegazione di Siena:

Vi invita a conoscere due magnifiche espressioni dei vini della Gallura.
Degustazione guidata da Alessandra Ruggi e Andrea Frassineti
Con la gradita presenza di:
Roberto Gariup direttore dell'azienda Masone Mannu
Marianna Mura enologa e titolare dell'azienda Mura

Finger food nel corso della serata

Soci e amici ONAV in regola con il rinnovo della tessera 2016 € 35,00
Enoappassionati non soci € 45,00



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TASTE OF EXCELLENCE ACCENDE LA MARINA DI PORTO CERVO
Continuano le degustazioni gratuite e le cene stellate nel cuore della Costa Smeralda

pubblicato il 27/07/2015 10:00:11 nella sezione "Enogastonomia"
TASTE OF EXCELLENCE ACCENDE LA MARINA DI PORTO CERVOContinuano le degustazioni gratuite e le cene stellate nel cuore della Costa Smeralda
Un tripudio di colori e sapori. La rassegna Taste of Excellence è entrata nel vivo ieri sera, nella stupenda terrazza del ristorante Aqua Lounge, nella Marina Nuova di Porto Cervo, con il primo appuntamento all’insegna delle degustazioni gratuite. Ieri, domenica 26 luglio, dalle 18 alle 24, è andato in scena il bis. La kermesse dedicata alle migliori eccellenze enogastronomiche sarde e italiane, organizzata dal ristorante Aqua Lounge in collaborazione con Excellence Magazine, nella terrazza che è parte dell’edificio dello Yacht club Costa Smeralda, continuerà dunque a stregare i visitatori. Anche oggi numerose aziende italiane esporranno e lasceranno degustare gratuitamente tutti i loro prodotti, come vini, oli, salumi, formaggi. Come accaduto ieri, a catturare l’attenzione di tutti i presenti saranno anche i due chef stellati Roy Caceres, del ristorante Metamorfosi di Roma, e Andrea Fusco, del romano Giuda Ballerino, che daranno prova della propria abilità attraverso numerosi show cooking. Ad affiancare i maestri dei fornelli gli abili chef dell’Aqua Lounge.
La famosa rassegna Taste of Excellence, nata a Roma e sbarcata per la prima volta in Sardegna, proseguirà comunque fino a mercoledì. In programma altre due imperdibili cene stellate, dopo quella di venerdì con Roy Caceres. Lunedì 27 luglio, alle 21.30, toccherà allo chef Andrea Fusco preparare una raffinata ed eccezionale cena. Mercoledì 29, sempre alle 21.30, l’ultimo appuntamento della kermesse con la cena d’autore dello chef Davide Del Duca, dell’osteria Fernanda di Roma.I clienti dell’Aqua Lounge potranno usufruire gratuitamente del parcheggio. Inoltre si può raggiungere il ristorante tramite la navetta che unisce Porto vecchio e Marina.
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CULINGIONIS DE MENDULA

pubblicato il 28/05/2015 14:01:19 nella sezione "Enogastonomia"
CULINGIONIS DE MENDULA
Chiamati in sardo “crucuxionis o culingionis de mendula”, questi raviolini dalla pasta croccante custodiscono un ripieno di mandorle al profumo di fiori di arancio e limone

INGREDIENTI:
Per il ripieno:
300 g di mandorle
175 g di zucchero
scorza di mezzo limone
1 cucchiaio di acqua di fiori di arancio

Per la pasta:
200 g di farina di frumento tipo 00
200 g farina di semola di grano duro
100 g di strutto
un pizzico di sale

PREPARAZIONE
Mescolate la farina con la semola, disponetele a fontana e ponete al centro lo strutto che avrete fatto ammorbidire a temperatura ambiente. Aggiungete il sale e impastate fino ad ottenere un composto morbido e compatto. fate riposare l’impasto per circa mezz’ora. Preparate ora il ripieno, scottando le mandorle in acqua bollente e pelandole. Tagliatele a filetti e fatele dorare al forno, estraetele dal forno e tritatele. Fate scaldare lo zucchero con l’acqua di fiori di arancio e la scorza di limone. Amalgamate le mandorle tritate con lo sciroppo ottenuto. Prendete ora la pasta e lavoratela con il mattarello fino ad ottenere uno strato sottile. Ritagliatela e ponete un po’ di composto a distanza regolare. Ricoprite con l’altra sfoglia e tagliate con la rotella dentata. Scaldate l’olio extravergine di oliva e friggete i ravioli (pochi per volta per non sfreddare l’olio) e fateli scolare nella carta assorbente. Decorate con lo zucchero e servite.
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I CONCERTI APERITIVO DI (TO) BE IN JAZZ
XIV edizione “Echoes of an Era”

pubblicato il 29/11/2014 15:13:57 nella sezione "Enogastonomia"
I CONCERTI APERITIVO DI (TO) BE IN JAZZXIV edizione Echoes of an Era
7-14-21-28 Dicembre 2014
Ore 11.00
Sassari – Palazzo di Città (Teatro Civico)

Dal 7 al 28 Dicembre, presso il Palazzo di Città di Sassari, alle ore 11.00 si rinnova l’appuntamento, atteso dai tanti appassionati di jazz e non, con la quattordicesima edizione della rassegna "(To) Be in Jazz - I Concerti Aperitivo", organizzata dall'Associazione Blue Note Orchestra, a cui fa capo l’Orchestra Jazz della Sardegna, con il contributo ell'Assessorato alle Culture del Comune di Sassari, dell’Assessorato alla Cultura della Regione Sardegna, del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali e della Fondazione Banco di Sardegna.
La rassegna è nata nel 2001 per approfondire in ogni edizione un tema specifico ed ha ospitato musicisti quali, Stefano Bollani, Barbara Casini, Maria Pia De Vito, Paolo Fresu, Giorgio Gaslini, Maurizio Giammarco, Javier Girotto, David Linx, Rita
Marcotulli, Antonello Salis e Colin Towns.
Come sempre, grazie alla collaborazione del Museo del Vino-Enoteca Regionale della Sardegna di Berchidda, a chiusura dei momenti musicali verranno proposte alcune tra le eccellenze vitivinicole in abbinamento a selezionate realtà produttive
dell’agroalimentare, grazie alla collaborazione delle aziende Cantina Sorres di Laura e
Delia Floris a Sennori, Tenuta Asinara di Roberto e Grazia Sassu a Sorso, Tenute Sella & Mosca di Alghero e Cantine Chessa di Giovanna Chessa a Usini che hanno
aderito con entusiasmo all’iniziativa. I vini sono accompagnati da un percorso di
formaggi selezionato dal Consorzio di Tutela Pecorino Sardo Dop e da alcuni prodotti
del Panificio di Francesca Sanguinetti di Ozieri.
La rassegna prosegue il tema della scorsa edizione “Echoes of an Era”, in cui venne affrontato un percorso storico incentrato sotto l’aspetto dell’evoluzione stilistica della musica jazz, mentre quest’anno l’attenzione è focalizzata su alcuni dei grandi
compositori che hanno espresso valori qualitativi tra i più elevati, nell’ambito di quello
stesso percorso storico.
Il viaggio in quattro tappe lambirà i lidi della creatività di Gil Evans e Miles Davis, le
menti dietro “Birth of the Cool”, di Thelonious Monk, Duke Ellington e Joe Zawinul.
Giganti autentici, compositori straordinari, differenti tra loro ma accomunati dall’essere stati dei fondamentali innovatori non solo della tecnica esecutiva, ma, ciò che conta di più in questo contesto, delle tecniche compositive, e dall’aver creato musica eccezionale che resiste all’usura del tempo ed al passare delle mode.
La rassegna parte domenica 7 dicembre alle ore 11.00, quando sul palco di Palazzo di Città il Birth of the Cool Ensemble eseguirà una delle opere più importanti dell’intera storia del jazz. Birth of the Cool è, a distanza di oltre sessant’anni da quando Gil Evans e Miles Davis la concepirono tra la fine degli anni ’40 e i primi ‘50, un’opera il cui smalto non è stato minimamente intaccato dallo scorrere del tempo e dalle infinite evoluzioni stilistiche del Jazz. Il seminterrato di Gil Evans fu il luogo in cui un Davis
ormai stanco delle frenesie del Bop trovò nel compositore canadese il partner ideale per
creare qualcosa di completamente inaudito. La sintonia tra i due era perfetta, perché entrambi avevano avuto la stessa idea: affrancare il jazz dai timbri e dalle atmosfere del Bebop, elaborando un discorso musicale che, ispirandosi sia a Duke Ellington che a Debussy, prevedesse un approccio molto più disteso e meditato, pieno di controllo e timbricamente innovativo, con coppie di fiati che permettono un’estensione sconosciuta al Bop.
La formazione composta da Francesco Lento (tromba), Massimo Carboni (sax alto), Rossano Emili (sax baritono), Gavino Mele (corno), Salvatore Moraccini ( trombone), Claudio Lotti (tuba), Matteo Cara (pianoforte), Paolo Spanu (contrabbasso) e Gianni
Filindeu (batteria), modellata sull’originaria Tuba Band, consente di giocare sui timbri
come mai era stato possibile nel jazz fino a quel momento, e ripropone oggi il progetto
recuperando filologicamente le partiture originali dell’epoca, eseguendole così come furono concepite da Gil Evans.
Per il secondo appuntamento della rassegna, domenica 14 dicembre sarà la volta di ”Sphere”, un omaggio alla musica di Thelonious Monk, di cui il chitarrista,
compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra Roberto Spadoni ha curato gli arrangiamenti per la formazione “aperta” del Blue Note Jazz Ensemble, che cambierà
nel corso dei concerti della rassegna, aprendosi ad interventi ed innesti di musicisti
esterni. Si comincia con lo stesso Spadoni, oltre che arrangiatore anche chitarrista ospite della formazione, per questo progetto che coinvolge anche i tre sax di Gian Piero Carta, Massimo Carboni e Marco Maiore (rispettivamente alto, tenore e baritono), le due
trombe di Luca Uras e Giovanni Sanna Passino, il trombone di Salvatore Moraccini, Claudio Lotti alla tuba e la ritmica di Alessandro Zolo (contrabbasso) e Massimo Russino (batteria).
Da sempre considerato uno dei grandi irregolari del jazz, principalmente a causa di una
personalità dotata di qualche bizzarria e di una musicalità originalissima, che per un po’
lo ha tenuto dentro una nicchia per cultori, Monk è, ad oltre trent’anni dalla morte,
avvenuta nel 1982, uno dei compositori più suonati e rispettati, pur non essendo stato
particolarmente prolifico. La sua musica conserva una grande potenza espressiva, ed una
forza innovativa assolutamente al di là dei suoi tempi. Nel progetto “Sphere” gli
arrangiamenti e la direzione di Roberto Spadoni si sviluppano partendo dalle sue esecuzioni pianistiche, amplificando con l’organico orchestrale il caleidoscopio monkiano. Ai brani firmati da Monk, straordinari capolavori quali ‘Round Midnight,
Epistrophy, Straight, No Chaser, Introspection, I Mean You, Brilliant Corner e Monk’s Mood, si affiancano alcune composizioni dello stesso Spadoni, scaturite da idee, frammenti e spunti colti dall’universo umano ed espressivo di Monk, per un programma
che esalta le caratteristiche peculiari della scrittura monkiana.
Domenica 21, il Blue Note Jazz Ensemble presenterà Swinging Duke, omaggio a Duke Ellington con gli arrangiamenti scritti dal compositore arrangiatore, direttore d’orchestra, pianista ed autore di musica per cinema e teatro Paolo Silvestri appositamente per la formazione sassarese, composta per l’occasione da Gian Piero
Carta (sax alto), Massimo Carboni (sax tenore), Marco Maiore (sax baritono), Luca Uras ed Emanuele Dau (tromba), Salvatore Moraccini (trombone), Mariano Tedde
(pianoforte), Nicola Muresu (contrabbasso) e Luca Piana (batteria). Ospite d’eccezione
il trombettista Fabrizio Bosso, il cui abbagliante virtuosismo arricchirà l’impasto sonoro
del BNJE. Nel corso della sua carriera, iniziata da giovanissimo, Bosso ha ricevuto una quantità di riconoscimenti e di premi come miglior trombettista jazz italiano, ha
partecipato come ospite a numerosi dischi di colleghi e a programmi televisivi,
comprese diverse edizioni del Festival di Sanremo, oltre ad aver suonato in un’infinità di
concerti in tutto il mondo.
Duke Ellington è uno dei nomi più conosciuti anche dai non appassionati di jazz, e
certo rappresenta non soltanto uno dei capisaldi del jazz orchestrale, ma uno dei giganti
della musica del XX secolo tout court. Swinging Duke lo omaggia addentrandosi tra alcune delle sue composizioni storiche, tra cui In a sentimental mood, Solitude, Caravan, I let a song go out of my heart, Black and tan Fantasy, Perdido, Jeep blues, in un programma nel quale la formazione del BNJE promette di offrire uno spettacolo indimenticabile.
Sempre il Blue Note Jazz Ensemble conclude la rassegna, domenica 28 dicembre, con il progetto “Fast City”, dedicato al grandissimo Joe Zawinul, forza trainante di
formazioni storiche quali Weather Report e Zawinul Syndicate.
“Fast City” è un progetto del trombonista, arrangiatore, compositore e direttore
d’orchestra Mario Corvini, che raccoglie senza eccessivi filtri la sostanza della musica
di Zawinul mantenendo la forma delle composizioni originali che sono state riorchestrate
per l’organico del BNJE. Il lavoro di Corvini non è stato semplice, perché come è noto la musica del compositore austriaco si è avvalsa, fin dalla metà degli anni sessanta, di strumentazione elettronica (Zawinul fu uno dei primi ad utilizzare un organo Hammond e fu colui che fece innamorare Miles Davis del suono del Fender Rhodes, e nel corso della sua carriera ha sempre utilizzato un grande numero di sintetizzatori e di altra strumentazione tecnologicamente all’avanguardia), mentre nel BNJE gli unici strumenti elettrici sono la chitarra di Antonio Pitzoi ed il basso di Alessandro Zolo.
Gli altri strumentisti (Luca Uras e Giovanni Sanna Passino tromba, Salvatore Moraccini trombone, Gavino Mele corno, Gian Piero Carta sax alto e tenore, Marco Maiore sax baritono, Luca Piana batteria, oltre allo stesso Corvini che suonerà trombone ed
euphonium) utilizzano infatti strumentazione acustica. Ciò ha comportato in fase di
arrangiamento la scelta oculata e complessa, data la vastità del repertorio di Zawinul, di
offrire una veste più ricca alla sezione fiati ed una formula orchestrale più acustica,
rispetto agli originali.
La scelta dei brani ripercorre la musica di Zawinul dagli albori degli anni sessanta fino all'ultimo periodo della sua attività, coprendo quindi un periodo di cinquant’anni,
durante il quale il Maestro ha spaziato in lungo e in largo attraverso stili differenti, fino
ad arrivare, nella fase finale della carriera, ad un interesse molto marcato per la musica
etnica, che sapeva sapientemente miscelare con i suoni delle macchine che tanto amava.
L’Associazione Blue Note Orchestra offre ancora una volta una proposta culturale di
qualità, contribuendo ad animare il centro della città nel periodo natalizio.
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"SA CASADA" LA CREMA DI LATTE DI COLOSTRO

pubblicato il 28/10/2014 18:59:51 nella sezione "Enogastonomia"
SA CASADA LA CREMA DI LATTE DI COLOSTRO
Forse non tutti sono a conoscenza del fatto che il latte di pecora per tradizione, può essere munto solo in periodi precisi, che solitamente vanno da febbraio a luglio, tempo nel quale sia l'abbondanza di erba, sia l'assenza di agnelli da allattare, fanno sì che le pecore producano un latte che, come qualità e quantità, possa essere adatto alla produzione di pecorini di un certo rilievo. In autunno quindi, e fino alla primavera, pecore e capre sono impegnate nei parti e nell'allattamento e i pastori, che dovevano comunque trarre il loro sostentamento da esse, adoperavano il colostro, vischioso e giallognolo, che col calore si condensa fino a rapprendersi, trasformandosi nella casada, molto saporita e sostanziosa.
In tempi non troppo lontani anche i bambini venivano lasciati a guardia del gregge ed essendo essi sprovvisti di recipienti per la cottura del colostro, si ingegnavano a procurarsi delle canne palustri, ancora verdi, cave, che riempivano di colostro, piazzavano sopra le braci ardenti e lasciavano annerire per qualche minuto. Aprivano quindi in due la canna con l'immancabile coltello a serramanico e ne estraevano un cilindretto di latte raffermo che gustavano come una prelibatezza.

Ingredienti per 6 persone:

circa due litri di latte di pecora o di capra munto negli otto o dieci giorni susseguenti al parto, cioè lattecolostro.
"E' un latte giallognolo, meno grasso e denso del latte normale, ma più ricco di vitamine, di sali minerali, di anticorpi e di sostanze utilissime all'organismo


Preparazione:

Per la confezione di questo cibo occorre un ampio recipiente possibilmente di terracotta e l'ausilio di un cucchiaione di legno, che i pastori ricavavano da un ramo di erica arborea o di corbezzolo scortecciato e levigato con la classica `leppa', il coltello a serramanico.
Riscaldare il latte colostro a fuoco lentissimo,
"Consigliata l'aggiunta dello zucchero e della scorza di limone
assai moderato, rimestando immediatamente, con dolcezza, senza interrompere fino alla fine.
Il latte così trattato diventerà una crema di giusta densità, simile a quella adoperata per la confezione dei ripieni dei dolci.
Se si riesce a tenere il fuoco sempre basso, il latte colostro si rapprende e si solidifica quasi, diventando vellutato e invitante
Sa casada si deve consumare completamente fredda, al naturale
Il gusto di questo cibo diventa eccellente se il latte si scalda per la cottura su un fuoco di sole braci senza fiamma viva, come facevano i pastori nell'ovile .
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LE STRADE DEL VINO IN SARDEGNA

pubblicato il 25/10/2014 15:51:34 nella sezione "Enogastonomia"
LE STRADE DEL VINO IN SARDEGNA
foto di Vinciaru

Il clima mite, il sole, i terreni calcarei, l'aria salmastra, e il vento di maestrale rendono i vini della nostra Isola amabili e profumati, forti e nobili. Si beve il vino in compagnia, per celebrare una festa, stringere un'amicizia, per far onore ad una tavola imbandita di prelibatezze. A questo proposito sono nate le cosiddette "Strade del vino". Le "Strade del vino" altro non sono che itinerari turistici volti ad indirizzare il visitatore verso la buona cucina e l'ottimo vino. Questi itinerari sono stati creati per offrire gite, visite, soste e degustazioni della gastronomia sarda e del suo vino, contribuendo, allo stesso tempo, a far conoscere al turista usi e costumi degli abitanti dell'isola, luoghi storici, archeologici, paesaggistici. Tutti i luoghi indicati negli itinerari, per l'assaggio e la vendita dei vini, sono consigliati da organismi che vigilano sulla buona riuscita di questi itinerari e che attuano rigidi controlli. Le "Strade del vino", danno la possibilità al visitatore di organizzare al meglio il proprio tempo disponibile, durante le vacanze, scegliendo l'itinerario a lui più consono. Gli itinerari che rivestono una certa importanza sono sette e coprono quasi tutto il territorio isolano grazie, anche, ad una buona viabilità. Ciascun percorso prende il nome del vino che lì vi predomina. Dei sette itinerari ben quattro partono da Cagliari per arrivare a Nuoro e Oristano e la stessa Cagliari. Sono quelli del Cannonau, del Monica, del Carignano del Sulcis e del Nuragus. Un altro itinerario riguarda esclusivamente Oristano per quel che concerne la Vernaccia. L'itinerario del Malvasia di Bosa che comprende il territorio di Bosa in provincia di Nuoro. Infine abbiamo il percorso del Vermentino compreso tra Olbia, Sassari e Alghero.

Il Cannonau è prodotto in varie parti della Sardegna fin dall'antichità e il suo vitigno pare che provenga dalla Spagna. Questo vino è prodotto soprattutto nella parte sud-orientale dell'Isola, dal Sarrabus al Gerrei in provincia di Cagliari, e dall'Ogliastra alla Barbagia in Provincia di Nuoro. Il percorso prevede, quindi, la partenza dal capoluogo di regione fino a Nuoro, passando per Villasimius dalla S.S. 130 risalendo verso nord attraverso Castiadas, Muravera, Jerzu, Tortolì, Dorgàli, Orosei, Oliena, Orgosolo e Mamoiada.

Il percorso del Carignano del Sulcis si articola lungo i monti del Sulcis e in parte dell'Iglesiente con alcune diramazioni, la più importante delle quali va da Giba, si addentra nel Sulcis toccando le località di Santadi, Narcao, Perdaxius. Partenza da Cagliari, dalla S.S. 130 diretta ad Iglesias si toccano le prime tappe di Elmas, Assemini e Decimomannu. In quest'ultimo centro si lasciano a destra la S.S. 130 diretta a S. Sperate e a Monastir, e la 196 diretta a Villasor. Dopo due km si arriva ad un incrocio che a destra porta a Villaspeciosa e Decimoputzu, a sinistra a Uta. L'itinerario prosegue lungo la S.S. 126 che da Iglesias conduce all'Isola di S.Antioco, e successivamente immettendosi nella S.S. 195 che attraversa le località di S. Giovanni Suergiu, Giba, Teulada, Pula e Sarroch prima di far ritorno a Cagliari. Storicamente il Carignano del Sulcis era un vino forte e molto alcolico, miscela essenziale per ottenere un robusto vino da taglio. Attualmente le cose sono cambiate. Non è più un vino da taglio, ma un ottimo vino da pasto, un buon rosso con gradazione alcolica non eccessiva, grazie ai processi di vinificazione.

Il Malvasia di Bosa viene prodotto nell'area della Planargia. Il suo itinerario parte da Oristano, attraverso la S.S. 292 tocca S. Caterina di Pittinuri giungendo a Cuglieri, e da qui con possibilità di diramarsi verso Santu Lussurgiu, Abbasanta e Ghilarza. Da Cuglieri il percorso prosegue per Tresnuraghes, Flussio, Sagama, Tinnura, Suni, Magomadas, Modolo e Bosa che dista solo 23 km da Macomer. Quindi proseguendo sulla S.S. 131, detta Carlo Felice, si giunge a Bonorva. Il rientro a Bosa prevede l'attraversamento di altri due paesi facenti parte dell'area del Mandrolisai e del Campeda e sono rispettivamente Pozzomaggiore e Padria. Questo squisitissimo vino si può trovare nelle versioni "dolce naturale", "secco naturale", "liquoroso dolce", "liquoroso secco", questi ultimi due difficilissimi da trovare. Il Malvasia, pregiatissimo vino sardo, è maggiormente diffuso nella versione "secco naturale" con gradazione alcolica 15%.

Il vitigno Monica è il più diffuso in Sardegna, in pratica si trova ovunque con le sue ovvie differenze qualitative. La D.O.C. fa una distinzione fra il Monica di Sardegna e il Monica di Cagliari. La zona dove maggiormente è prodotto è quella compresa fra Cagliari, Iglesias e Oristano ed è il più rappresentativo fra i vitigni rossi. L'itinerario del Monica parte da Cagliari per poi snodarsi attraverso le campagne di Decimomannu, Villasor, Serramanna, Samassi, Villacidro, Gonnosfanadiga, Guspini, S. Gavino Monreale, Sardara, Mogoro, Uras, Terralba, Arborea, Oristano.

Il Nuragus è uno dei vitigni più diffusi in Sardegna, il cui vino bianco a D.O.C. è richiestissimo. Ha origine da una pianta antica, forse autoctona o importata dai Fenici. Il vitigno Nuragus è maggiormente coltivato in provincia di Cagliari, di Oristano e a Nuoro nei Comuni di Orroli, Nurri, Nuragus, Serri, Escolca, Gergei, Isili, Nurallao e Genoni. L'itinerario della "Strada del Nuragus" comprende anche le campagne di Dolianova, Donori, S. Andrea Frius, Senorbì, Suelli, Mandas, Gesturi, Barumini, Villamar, Furtei, Sanluri, Serrenti, Monastir, Sestu.

A nord dell'Isola, da Olbia ad Alghero, è coltivato un vitigno molto qualificato e rappresentativo: ilVermentino. Le aree più interessate a questa coltura sono la Gallura, l'Anglona, il Turritano, la Nurra e il Logudoro. Il tragitto di questo vino parte da Olbia e termina ad Alghero attraversando in lungo e in largo tutta la parte nord della Sardegna. La vite del Vermentino è coltivata soprattutto nei Comuni di Telti, Monti, Berchidda, Oschiri, Tempio Pausania, Aggius, Calangianus, S. Antonio, Arzachena, Palau, S. Teresa di Gallura, Vignola, Trinità d'Agultu, Badesi, Valledoria, Castelsardo, Sorso, Sennori, Porto Torres, S. Maria la Palma, Fertilia e Sassari.

Il vitigno Vernaccia di Oristano e di origine autoctona. I Comuni in cui maggiormente è prodotto il Vernaccia sono Oristano, Cabras, Solarussa, Tramatza, Milis, S. Vero Milis, Baratili S. Pietro, Riola Sardo, S. Salvatore, S. Giovanni Sinis, Tharros, Torre Grande.
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SU PAN'E FRESA
Il pane tipico di Ovodda

pubblicato il 04/10/2014 11:49:46 nella sezione "Enogastonomia"
SU PANE FRESAIl pane tipico di Ovodda
Su pan’e fresa, di forma rettangolare era il pane dei pastori. Diffuso in tutta l’area centrale della Sardegna, è tipico del paese di Ovodda

INGREDIENTI:
1,5 kg di semolato
40 g di lievito madre (framentu)
sale
PREPARAZIONE
Sciogliete il lievito madre in una ciotola di acqua tiepida, impastatelo con la farina e lavorate a lungo; aggiungete di tanto in tanto acqua leggermente salata, quanta ne occorre per ottenere un impasto omogeneo, elastico e consistente. Al termine copritelo e fatelo lievitare finché non compaiono le bolle caratteristiche. Tagliate l’impasto a pezzi, copritelo e fatelo lievitare per un’altra ora. Formate da ciascun pezzo un cilindro e lavoratelo con il mattarello fino ad ottenere delle sfoglie rettangolari. Sistemate le sfoglie su panni infarinati e lasciatele riposare per circa 20 minuti. Infornate in forno a 250° e toglietela dal forno una volta gonfia. Tagliatela in due parti con il coltello in modo da ricavarne due sfoglie. Infornate le sfoglie così tagliate per donare al pane la caratteristica croccantezza.
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"SA CARAPIGNA" L'ANTICO GELATO DI SARDEGNA

pubblicato il 27/09/2014 16:12:09 nella sezione "Enogastonomia"
SA CARAPIGNA LANTICO GELATO DI SARDEGNA
Sa carapigna è un antichissimo gelato sardo al gusto di limone, risalente ai primi del 1600. Le sue tecniche di preparazione sono rimaste invariate per più di quattro secoli, conservando sino ai giorni nostri tutto il fascino della lavorazione manuale. Ingredienti naturali miscelati con sapienza secondo una ricetta tramandata da generazioni per un prodotto naturale dal sapore unico e inconfondibile.

LA PREPARAZIONE
La catena produttiva de Sa Carapigna ha inizio con la preparazione de “su bagnu”, una soluzione di acqua, zucchero e limone, ottenuta secondo una ricetta tramandata da generazioni. Su bagnu viene versato all’interno de “sa carapignera” che viene a sua volta inserita all’interno de “su barrile”. L’intercapedine formata dai due viene riempita di ghiaccio e sale.

ATTENZIONE: il ghiaccio e il sale non sono ingredienti, vengono utilizzati esclusivamente per la refrigerazione. Il sale permette un abbassamento della temperatura di fusione del ghiaccio portando la miscela al raggiungimento di temperature negative che in condizioni ottimali possono attivare a –20°C. La rotazione de sa carapignera garantisce un rapido scambio termico tra la miscela ghiaccio-sale e la limonata, permettendone cosi il congelamento.
Il prodotto viene successivamente lavorato con “su ferru ‘e ferru” e “su ferru ‘e linna” al fine di amalgamare, sminuzzare e garantire al prodotto finito una consistenza simile a quella della neve fresca.
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MARMELLATA DI FICHI D'INDIA

pubblicato il 10/09/2014 19:25:07 nella sezione "Enogastonomia"
MARMELLATA DI FICHI DINDIA
Una marmellata dalla preparazione semplicissima e dal gusto unico: la marmellata di fichi d’india.

INGREDIENTI:
1,5 kg di fichi d’india
1 limone
500 gr di zucchero

PREPARAZIONE
Tagliate i fichi d’India in due in senso verticale e scavate la polpa con un cucchiaino. Mettetela in una pentola e fate cuocere a fiamma medio-alta finché la polpa sarà tenera. Passate la polpa al setaccio e con un po’ di pazienza raccogliete solo polpa e succo eliminando così i semi. Grattugiate il limone e spremete il succo. Rimettete la polpa passata sul fuoco e aggiungete lo zucchero, la scorza e il succo di limone. Cuocete a fiamma bassa, mescolando di tanto in tanto per evitare che lo zucchero si posi sul fondo. Quando la marmellata sarà granulosa e non troppo liquida, spegnete il fuoco. Per capire se la consistenza sia giusta, versatene un cucchiaino su un piatto ed inclinatelo. Se non scivola via la marmellata è pronta. Mettete la marmellata in barattoli sterilizzati e conservate in luogo buio.
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SU "MAZZAMURRU"
Da degustare con un buon vino come il Monica Doc di Sardegna Atzeni
sardegna (cagliari) samatzai

pubblicato il 20/08/2014 12:15:30 nella sezione "Enogastonomia"
SU MAZZAMURRUDa degustare con un buon vino come il Monica Doc di Sardegna Atzeni
Quella che vi proponiamo oggi è una ricetta tipica sarda, molto semplice e casereccia ma altrettanto gustosa e saporita: il “mazzamurru” per usare il dialetto, altro non sarebbe che il pane raffermo con il pomodoro.
Il mazzamurru è un piatto economico o cosi detto “povero” che ha fatto la storia della cucina sarda in quanto veniva consumato dalle famiglie in tempi di crisi, si è tramandato di generazione in generazione rimanendo uno dei piatti forti della tradizione sarda, pur nella sua semplicità.
Preparare il “mazzamurru” è infatti molto semplice, richiede pochissimi ingredienti e si cucina in pochi passaggi, ecco come fare e quali sono gli ingredienti per prepararlo.

Ingredienti ( x 4 persone)

500 g di pane raffermo (o civraxiu)
600 g di pomodori da sugo
pecorino sardo grattugiato q.b.
2 cucchiai di olio extravergine di oliva Atzeni
sale q.b.
1 cipolla
3/4 foglie di basilico

Preparazione

Iniziate a preparare il sugo di pomodoro fresco: in una pentola dal fondo antiaderente fate rosolare la cipolla tagliata finemente in due cucchiai di olio extravergine d’oliva, poi aggiungete i pomodori che avrete accuratamente lavato, spellato e passato con il passaverdure.
Aggiungete quindi le foglie di basilico, una presa di sale e fate cuocere il sugo a fuoco lento.
Nel frattempo fate bollire una pentola d’acqua salata, una volta giunta ad ebollizione immergetevi il pane tagliato a fette non troppo sottili, fatele cuocere, poi scolatele bene.
Sul fondo di una pirofila versate uno strato di sugo e sopra versate il formaggio grattugiato, quindi disponete le fette di pane appena cotte, quindi procedete con un nuovo strato di sugo, formaggio e pane, e continuate così fino ad esaurimento degli ingredienti.
Quando il pane avrà assorbito tutto il condimento il vostro piatto sarà pronto!

Servite dunque caldo il “mazzamurru” e gustatelo con un buon vino corposo come il Monica Doc di Sardegna Atzeni alla temperatura ideale di 18°.

Foto da: www.ilfiloconduttore.it
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A PORTO ROTONDO L’APERITIVO HA I SAPORI DELLA TRADIZIONE
sardegna (olbia-tempio) arzachena

pubblicato il 28/07/2014 14:19:37 nella sezione "Enogastonomia"
A PORTO ROTONDO L’APERITIVO HA I SAPORI DELLA TRADIZIONE
Guardare il sole che tramonta in uno degli angoli più belli della Sardegna, a due passi dal mare, gustando piccole porzioni di zuppa gallurese, fregula e pane frattau. A Porto Rotondo l’aperitivo si fa con le specialità enogastronomiche e i piatti dell’isola. È nato il 12 luglio scorso, nella Piazzetta della Vecchia Darsena, “Assaggia”, il primo locale in Italia che ogni sera propone un happy hour all’insegna della più squisita tradizione locale.

Una location raffinata ma dall’atmosfera familiare, in cui i tanti turisti che scelgono le coste sarde come meta delle proprie vacanze avranno l’opportunità di conoscere un patrimonio enogastronomico dalla storia secolare, fatto di sapori autentici e genuini.

Inaugurato in occasione del 50esimo “compleanno” del borgo di Porto Rotondo, Assaggia offre pietanze realizzate non da cuochi e chef stellati, ma dalle sapienti mani delle “cuciniere” sarde, mamme e nonne che custodiscono i segreti della cucina regionale e sono abituate, da sempre, a preparare golosi manicaretti per familiari e amici. L’idea di Leonardo Stabile, l’imprenditore romano artefice dell’iniziativa, è infatti quella riportare in vita le ricette di una volta, che hanno alle spalle un passato affascinante e suscitano in chi le assapora ricordi ed emozioni.

Così all’ora dell’aperitivo è possibile “assaggiare”, serviti in eleganti terrine monoporzione, piatti come i culurgiones –, caratteristici ravioli dalla forma a mezzaluna, ripieni di patate, pecorino e menta –, il pane frattau – ovvero pane carasau con sugo di pomodoro, un uovo in camicia e formaggio grattugiato –, la bottarga di muggine, le focacce di ricotta, la fregula – pasta di semola dalla forma simile al couscous, condita solitamente con il sugo di arselle (vongole) –, la zuppa gallurese – pane raffermo bagnato con brodo di carne –, la buridda (pesce marinato) e altre prelibatezze della zona accompagnate da vini esclusivamente locali.

Culurgiones con burro e salvia cucinaassaggiaassaggia_stuzzichini

Sebbene il pre-dinner rappresenti il momento centrale della giornata, il locale è aperto dal mattino fino a tarda serata, includendo nel menu la tradizionale colazione sarda a base di ricotta di pecora o vaccina e miele (di millefiori, corbezzoli, eucalipto, cardo, lavanda, rosmarino), giuddu (yogurt di pecora, dalla consistenza particolarmente cremosa), seadas, dolci tipici e – per il dopocena – liquori, infusi naturali e vini da meditazione.

Il progetto intende poi contribuire alla crescita economica del territorio, perciò gli ingredienti – tutti biologici – utilizzati nella cucina di Assaggia provengono direttamente da cooperative, aziende agroalimentari e vinicole regionali e anche il personale di sala è composto da giovani professionisti sardi.
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LORIGHITTAS ARSELLE E BOTTARGA

pubblicato il 26/07/2014 19:50:22 nella sezione "Enogastonomia"
LORIGHITTAS ARSELLE E BOTTARGA
Le lorighittas sono una pasta tipica della cucina sarda originaria del paese di Morgongiori. Si preparano a mano attorcigliando tra le dita un doppio filo di pasta fino a creare una treccina chiusa a formare un anello (loriga appunto in sardo).

INGREDIENTI:
320 g di lorighittas
1 kg di arselle
1 bicchiere di vino bianco vermentino di Gallura
30 g di bottarga grattugiata
aglio
prezzemolo
olio extravergine d’oliva
sale
pepe

PREPARAZIONE
Lavate molto bene le arselle in acqua corrente. Mettetele in una larga padella con due spicchi d’aglio interi e un ciuffo di prezzemolo. Bagnate con il vino, coprite e cuocete a fuoco vivo finché le arselle si aprono. Tenetene da parte alcune intere, togliete il mollusco alle altre. Filtrate il fondo di cottura delle arselle, versatelo in una padella, unite mezzo bicchiere d’olio, salate e pepate con moderazione. Ponete sul fuoco e fate restringere. Lessate le lorighittas, scolatele e fatele saltare nella padella del fondo di cottura. Spegnete, incorporate la bottarga, un cucchiaino di prezzemolo tritato e le arselle.
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MANGIAMO IL SUSHI DEL MONTIFERRU.
Sabato 19 Luglio 2014

pubblicato il 15/07/2014 19:53:00 nella sezione "Enogastonomia"
MANGIAMO IL SUSHI DEL MONTIFERRU.Sabato 19 Luglio 2014
Le preparazioni giapponesi si confrontano con gli amatissimi prodotti della nostra isola
Tra le molte attività che animano le serate estive presso la "Antica Dimora del Gruccione", albergo diffuso in Santulussurgiu, sul filo conduttore che pone il dialogo interculturale al centro degli interessi, la cena di sabato 19 luglio "Mangiamo il Sushi del Montiferru" propone le eccellenze del mangiare della tradizione locale in una inusitata veste formale. Artefice del prelibato incontro tra la cultura agropastorale dell'entroterra di Oristano e quella giapponese è il giovane chef emergente Riccardo Porceddu che con passione ama coniugare sapori autentici nella cura analitica del dettaglio.
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