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Abbigliamento femminile


pubblicato il 18/10/2013 21:21:00 nella sezione "News e curiosità"


Abbigliamento femminile
Foto da: www.flickr.com

Le donne coprono il capo con cuffie, fazzoletti, scialli e manticelli o rialzano sul capo
una delle gonne. Il petto è coperto dall’insieme costituito da camicia, corpetto e
giubbetto, indumenti nei quali si concentrano raffinati ricami e ricche ornamentazioni.
Le gonne sono in genere ampie, per lo più a pieghe o plissettate.
Il grembiule è presente nella quasi totalità degli abiti sia giornalieri sia di gala. Calze
in filo di cotone bianco, variopinto o scuro in relazione all’età, alle zone, e
all’occasione di utilizzo, sono indossate sia con scarpette sia con stivaletti e scarponi
chiodati.
Boleri
Sono caratterizzati da una lunghezza ridottissima e dalle maniche lunghe e strette
(“corìttu, zippòne”). Sono confezionati in panno, velluto o vari tipi di tessuti operati
sia di seta sia di cotone.
Calzature
Zoccoli (“càppu, zòcculu”), scarpe (“iscarpas, iscarpìnas, is’àrpas, crapìttas”)
scarponcini e stivaletti (“buttìnus, bòttas”) sono i modelli più frequenti. Si passa dai
raffinati modelli di gala realizzati in tessuto agli stivaletti in pelle alti allacciati o con
inserti di tessuto elastico, agli scarponcini con suola chiodata assai diffusi nei paesi
più freddi e da usare quotidianamente.
Camicie
Sono presenti sostanzialmente due tipi di camicie (“camìsa, camìja, ‘àmisa, linda”)
che si distinguono per la lunghezza. In entrambi i casi sono realizzate con tele di
cotone e di lino prodotto in loco o di importazione e ornate di ricami in
corrispondenza del petto, collo e polsi. Ad esse si accompagnano talvolta pettorine
(“pettorina”) di vario pregio intercambiabili nelle varie occasioni di utilizzo.
Casacchini e giacchini
La denominazione di casacchino (“velàda”) è riservata a un modello usato nella
Sardegna meridionale, di origine settecentesca, con maniche a tre quarti alle quali
possono essere abbinate maniche staccate (“manighìles”) confezionate con tessuti di
particolare pregio. I giacchini (“corìttu, gipponi”), diffusi in tutta l’isola, hanno forme
variate e sono confezionati con i tessuti più vari e nei colori più disparati. Hanno
sempre maniche lunghe talvolta ornate da sbuffi e volant.
Cinture
Accessori poco presenti nell’abbigliamento femminile, possono essere ricondotti a due
tipologie: Le cinture a nastro avvolto (“lazzàda, fàsc’e cintròxu, àsca, intrìzza”) sono
costituite da un lungo nastro, ricamato o tessuto o da un gallone d’oro o d’argento,
che viene avvolto in più giri in corrispondenza del punto vita. Le cinture a fascia
(“chintòrias, zimùssas”) sono confezionate sostanzialmente con gli stessi materiali,
ma hanno lunghezza corrispondente al giro vita e si allacciano con nastri,
ganci o cordelle.
Copricapo
La tradizione più antica vuole che il capo sia coperto da più indumenti anche
sovrapposti l’uno all’altro: cuffie (“carètta, camùsciu, capiale, scuffia, trubànti”),
bende (“tiazòla, liónzu, bènda, tivagèdda, vèla”), fazzoletti (“muccadòre, muccadòri,
muncalóru”), manticelli e manti (“mantighéddu, mantéddu), mantiglia (“colòre,
cappùzzu, capotta”), veli (“vélu, mucatòre biancu, muncadòre ‘e tùllu”), scialli
“(issàllu, sciàllu, muncadòre, pannùzzu”), grembiuli e gonne da testa (“saùcciu,
pannèllu ‘e cugùddu, fàlda ‘e coveccare, bunnèdda a capìtta, suncurìnu”) e, più
raramente, cappelli a tesa (“sombrèri, cappèddu”). In tempi più vicini ai nostri i
copricapo si semplificano e si prediligono veli, fazzoletti e scialli di tibet con
decorazioni ricamate.
Coprispalle e copriseno
Con questa funzione sono utilizzati fazzoletti (“mucadòri ‘e pitùrra, pannèddu”),
scialletti (“pèrra, sciallìnu”) o stole (“pettièra, iscèlpa”) che coprono del tutto o in
parte la porzione anteriore della camicia.
Corpetti
Si tratta di indumenti che caratterizzano in modo significativo l’identità vestimentaria
delle varie località. Sono privi di maniche e aderenti al busto per dare risalto al seno.
Gli esemplari festivi possono essere realizzati con tessuti di grande pregio e
presentano ricche ornamentazioni ricamate. Si distinguono sostanzialmente tre tipi:
corpetti rigidi (“imbùstu, ostìgliu”), diffusi nel Goceano e nella Sardegna
settentrionale; corpetti morbidi (“pàla, corpìttu, zustìllu, palèttas, còssu”), diffusi nel
Nuorese, in Gallura e nella Sardegna centromeridionale; corpetti a fascia (“còsso,
pàlas”) il cui utilizzo è limitato ad alcuni paesi dell’area barbaricina e della costa
orientale.
Giubbetti
Sono denominati, a seconda delle aree, “zippòne, cippòne, gippòne, corìttu,
gruppìttu” e confezionati con tessuti pesanti come panno, velluto, orbace o tessuti
broccati, spesso usati in combinazione tra loro e guarniti di ricami. Sempre provvisti
di maniche, sono caratterizzati da una struttura di tipo geometrico. Possono essere
usati sotto o sopra il corpetto seguendo regole precise che variano di paese in paese.
Gonne
Le più diffuse sono quelle ampie, arricciate o plissettate (“fardètta, faldètta,
munnèdda, gunnèdda, tùnica, saigiòne, uddìttu, vèste, saìttu, amisèdda”), spesso
ornate da alti bordi di tessuto in tinta contrastante o ricamati. Più rari i modelli
arcaici a due teli o a sacco (“chìntas, camisèdda, saùzzu”) che ormai sono presenti
esclusivamente in alcuni comuni montani dell’area barbaricina e che sono
caratterizzati dai colori squillanti dei ricami geometrici e dei nastri ornamentali.
Grembiuli
Ben oltre la loro originaria funzione pratica i grembiuli concorrono, con ricami e
tessuti di pregio, ad accentuare il tono festivo degli abiti. I grembiuli più antichi,
talvolta ricamati a motivi geometrici di grande originalità, sono costituiti da un
pannello trapezoidale o triangolare appena arricciato in vita (“frànda, ‘odàle,
antalèna, saùcciu”). Le fogge più rappresentate sono però quelle ampie e
notevolmente arricciate in vita (“antalèna, fascadròxa, fàrda, fardìtta, pannèllu”), che
per l’uso festivo possono essere confezionati con tessuti di grande pregio e anche
ornati di pizzi e ricami.
Intimo
Assai rara per buona parte dell’Ottocento, la biancheria intima è costituita da
sottogonne (“càssiu, tùnica ‘e tela,, tettèla, camisèdda”), copribusto (“dossètte,
copribùstu,imbùstu”), sottovesti (“camisèdda”), camicie da notte (“camìsa, camìsa ‘
notte”) e calze (“càrzas, carzìttas, mìzas”).
Website:www.sardegnacultura.it
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