Sardinia In, periodico di cultura, informazione e turismo sulla Sardegna. Testata giornalistica in corso di registrazione. Direttore Responsabile Alessandra Conforti.
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ETIMOLOGIA DEL NOME DELL'ASINARA
sardegna (sassari)

pubblicato il 30/09/2017 10:12:20 nella sezione "News e curiosità"
ETIMOLOGIA DEL NOME DELLASINARA
di Attilio Leone

L'isola dell'Asinara è, per estensione, la seconda tra le isole minori che circondano la Sardegna, dopo Sant'Antioco (quest'ultima però è collegata stabilmente alla terraferma da un artificiale stretto lembo di terra e da un ponte).
Sul significato del nome Asinara vi è una teoria, forse recente, che, anche sulla base di una delle tante varianti antiche della denominazione dell'isola, vorrebbe intendere "Asinara" come corruzione dell'aggettivo "Sinuaria", cioè "ricca di insenature" ovvero "dalle molte insenature".
In realtà la stabilizzazione del nome è un fatto recente, giacché nei secoli le varianti di questa denominazione sono state molte: Asenara, Axinara, Sinarea, Zanara e via dicendo.
A nostro avviso, appare evidente come il termine geografico "Asinara", con le sue varianti, faccia parte di una serie di nomi geografici (di isole e no) terminanti in -ara o in -era, come Tavolara, Molara, Caprera, Gallinara, Falconara. Gli ultimi tre nomi di questa serie fanno esplicito riferimento a specie animali presumibilmente abbondanti in quelle località. Perché "Asinara" dovrebbe fare eccezione? Si noti, poi, che sull'Asinara vivono i tipici asinelli bianchi (anche se solitamente si ritiene che vi siano arrivati nel XVIII secolo) e altri asini della razza sarda; inoltre si consideri che, in un testo del XII secolo, si afferma che dagli Arabi questa terra veniva definita con un termine che letteralmente significa "isola madre degli asini". E' vero che nella parlata sassarese l'asino è detto "àinu" (senza la "s"), ma forse la denominazione "Asinara" è di derivazione toscana.

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“L’ARTE NERA. IMPRIMATUR ET REPRIMATUR”
Dal 7 ottobre al 19 novembre 2017 al Museo Naturalistico del Territorio “G. Pusceddu”

pubblicato il 30/09/2017 09:50:51 nella sezione "Eventi e feste"
L’ARTE NERA. IMPRIMATUR ET REPRIMATURDal 7 ottobre al 19 novembre 2017 al Museo Naturalistico del Territorio G. Pusceddu
"I manoscritti non bruciano", risponde deciso Woland (il diavolo) al Maestro che gli ha appena detto
d'aver "bruciato nella stufa" il suo romanzo su Ponzio Pilato (Il Maestro e Margherita, cap. XXIV).
Certo potranno bruciare le pagine, le copertine rigide e persino la cartelletta di cartone legata sui tre
lati dove lo si custodisce, ma l’idea, l’ingegno e lo spirito che hanno animato quelle parole, quasi incise
a mano, non possono davvero bruciare e saranno sempre lì pronte a riversarsi in un altro manoscritto.
Tanto dovrebbe bastarci a declamare la vittoria del libero pensiero sul sopruso della repressione.



Ma si sa che le idee, per loro connaturata vocazione, amano diffondersi e replicarsi, germinando in altre
menti. In particolare certe nascono per misurarsi con altre, per affinarsi divenendo metodo e nozione
scientifica, corpus giuridico o un classico della letteratura mondiale. Potrà pur esser vero che i
manoscritti non bruciano, come afferma il Diavolo di Bulgakov, ma il loro essere esemplare unico
induce l’estensore intento a misurarsi con il suo pubblico, a declinare il suo pensiero alle regole
dell’Arte nera, affinché i frutti del suo studio e ingegno possano serpeggiare e dilagare tra quante più
persone possibile.

L’Arte Nera è l’arte della stampa, creata per sottrarre alla maestria dell’amanuense il primato della
duplicazione di testi e idee in essi contenute, per affidarle a negativi cesellati, ben allineati, inchiostrati
e poi torchiati per mille e più volte mille su altrettante pagine.

L’Arte Nera nel suo affermarsi in Europa a partire dal XV secolo fu parte integrante, se non la causa,
dell’avvio del processo di emancipazione culturale, economica e religiosa. Una rivoluzione tecnologica
che ha mutato per sempre la comunicazione. Una rivoluzione “industriale” che ha stravolto l’Europa
costringendo il potere, in tutte le sue articolazioni, a regolare, controllare, prevenire, autorizzare o
reprimere la diffusione di concetti che potenzialmente potessero farne vacillare le fondamenta.
Su queste suggestioni abbiamo voluto lavorare in questi mesi, partendo da una vastissima e
curatissima collezione privata di macchine da stampa che hanno lavorato in Sardegna a partire dal
‘700. Una collezione ricchissima in cui la meraviglia attende di farsi scoprire dai visitatori nei particolari
di mirabili timbri cesellati, unici al mondo, e nei dettagli dei caratteri da allineare prima di essere
posizionati sul torchio.

Chi visiterà questa mostra, porterà per sempre con sé il piacere d’aver fatto una scoperta senza
tempo e attraverso di questa pesare il mondo ipercomunicativo che turbina attorno al nostro
quotidiano.

Negare l’autorizzazione alla stampa equivale a tarpare le ali del libero pensiero; emblematica la sorte
di Bulgakov e della sua opera tanto nota quanto sofferta: Il Maestro e Margherita. Bruciata nella stufa
la prima stesura, dallo stesso autore esasperato dalla censura staliniana, venne poi riscritta, ma senza
mai concedergli il piacere d’esser stampata e consegnata al suo pubblico. Pubblicata postuma, si
affermò da subito come una delle opere più importanti della letteratura Russa e di tutto il novecento.
L’Arte Nera ha i suoi martiri, e sono i martiri dei modelli concettuali da cui il potere si è sentito
minacciato e che ha voluto reprimere attraverso processi inquisitori, deportazioni, riduzioni al silenzio
fisico o mediatico.

In un’epoca in cui “pubblicare” è artificio di pochi secondi, seppure in difetto di autorevolezza delle
fonti, farà certo riflettere sentire lo stridore del lavoro dei legni che comprimono i piombi sulla carta,
così sinistramente affini al cigolare di certe macchine di tortura impiegate per reprimere le idee
insieme al corpo di chi se ne è fatto portatore e divulgatore; pratiche ancora tristemente attuali nel
mondo contemporaneo.

A questo viaggio vi invitiamo dunque, tra piombi cesellati e libri antichi e proibiti, alla scoperta delle
meraviglie di un’arte suggestiva e non di rado clandestina.

Il Presidente
Francesco Sanna

La mostra intende illustrare la storia della stampa, nota come l’“Arte Nera”, a partire dalla grande
rivoluzione introdotta dal tedesco Johannes Gutenberg con la Bibbia a 42 linee (1455), passando per
grandi editori come Aldo Manuzio e Giambattista Bodoni.
Attraverso una collezione privata unica nel suo genere, verrà mostrata la storia della stampa in
Sardegna dal XVIII al XX secolo, mediante l’esposizione di torchi in legno, fregi, clichés, caratteri
mobili e altri meravigliosi strumenti della tipografia.
Particolare attenzione verrà riservata alla censura e ai libri proibiti, un tema di estrema attualità, che
va di pari passo con l’utilizzo di nuove forme di comunicazione di massa più immediate e influenti del
libro, tra cui il cinema, la televisione e, oggi più che mai, internet.
Il viaggio che proponiamo è un sentiero attraverso la storia. Un percorso che invita a guardare libri
antichi e moderni. È un viaggio che, dalle avventure del passato, porta a riflettere su noi stessi e sul
nostro futuro.
La mostra verrà inaugurata sabato 7 ottobre alle ore 17.30 e sarà visitabile sino al 19 novembre 2017.



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SARDEGNA E TIRRENIA
La suggestione storico-linguistica all'interno della questione etrusca.

pubblicato il 09/09/2017 14:39:14 nella sezione "News e curiosità"
SARDEGNA E TIRRENIA La suggestione storico-linguistica allinterno della questione etrusca.
di Attilio Leone

Le antiche genti che conosciamo come Etruschi venivano definite ETRUSCI o TUSCI in Latino, TYRRENOI o TYRSENOI (con l'accento sulla O) in Greco.
Dalla seconda denominazione latina (TUSCI) derivano l'arcaico aggettivo italiano "tosco", l'attuale aggettivo "toscano", il nome della regione Toscana e il nome "Tuscia" che indica sostanzialmente il territorio della Provincia di Viterbo ("Università della Tuscia" si chiama, non a caso, l'ateneo viterbese). E' probabile che, inizialmente, i Romani chiamassero ETRURIA (da cui ETRUSCI) o TUSCIA il territorio immediatamente a nord del corso finale del Tevere, territorio confinante con quello di Roma. Ma, allorché crebbe la conoscenza dei Latini intorno ai parlanti la lingua etrusca (che erano diffusi in un'ampia parte dell'attuale Italia), per forza di cose tutti quelli che parlavano quell'idioma vennero definiti Etruschi, anche se stanziati fuori dall'attuale Lazio Settentrionale. D'altra parte potremmo chiederci se gli storici greci, quando trattavano dei TYRRENOI (tradotto in Italiano con "Tirreni"), indicassero esattamente l'identico ambito territoriale ed etnico a cui si riferivano gli storici romani. Comunque sia, il nome greco si è conservato nella denominazione del Mar Tirreno. E'curioso come i Latini persistessero tenacemente nei nomi da essi impiegati, tanto quanto gli ellenici perduravano nell'utilizzare la forma TYRRENOI. Del resto i Greci hanno sempre chiamato ELLAS la loro terra, mentre i Romani l'hanno costantemente definita GRAECIA.

Sull'origine degli Etruschi molto scrissero e discussero gli storici greci (non così quelli latini, che si appiattirono sostanzialmente sulla più illustre delle ipotesi elaborate dai Greci): questo dibattito venne definito "questione etrusca" ed è stato ripreso in età moderna, anche se su basi parzialmente diverse, più ampie e più evolute. Tuttora si discute su come ebbe origine il popolo etrusco e sulle caratteristiche della sua lingua. C'è da aggiungere che, a nostro avviso, se ci si addentra nella questione etrusca, c'è la possibilità di aprire ulteriori problematiche storiche riferite anche ad altre popolazioni.

Orbene, fra i moderni c'è stato chi ha messo in relazione gli Etruschi con gli antichi Sardi. Del resto, se ci riferiamo ai millenni successivi, i rapporti tra Sardegna e Toscana sono stati frequenti. Qui non vogliamo affrontare in profondità la possibile affinità fra Sardi e Tirreni. Vogliamo invece esporre dei pensieri sull'origine del nome greco TYRRENOI in quanto riferito ai TUSCI.
I Greci definivano Tirreni sia gli Etruschi sia gli antichi abitanti delle isole di Lemno e Imbro, nel Nord del Mar Egeo (da tutt'altra parte dunque). A questa identità di nome fecero riferimento molti storici antichi nel riferire le proprie idee riguardo all'origine del popolo etrusco. E a questa identità fanno riferimento pure molti storici moderni, provando a collegarla con la più accreditata tesi antica, quella dello storico greco Erotodo, per il quale i Tirreni-Etruschi (Erodoto forse non parla mai dei Tirreni del Mar Egeo) erano originari della Lidia, che è vicina a Lemno e Imbro.

In realtà, anche oggi, si hanno, nelle diverse lingue, nomi identici per regioni o popolazioni del tutto differenti. Basti pensare agli Indiani dell'Asia e agli Indiani d'America, identità di denominazione che fa riferimento alle vicende della scoperta del Nuovo Mondo, ma che si riferisce a genti molto diverse fra loro. Oppure si pensi all'antico nome della cittadina di Piana degli Albanesi in Sicilia, denominata sino a non molto tempo fa Piana dei Greci, perché in passato gli Albanesi venivano confusi con i Greci. Nulla di strano, perciò, che il nome dei Tirreni dell'Egeo e quello dei Tirreni dell'Italia potessero, per ipotesi, avere origini differenti.

Qual è dunque questa suggestione che riguarda la Sardegna? Eccola: nell'isola dei Sardi esistono tre elementi il cui nome potrebbe avere un'affinità con quello dei TYRRENOI. Partiamo dall'etimologia che il notissimo vocabolario del Greco antico di Lorenzo Rocci attribuisce al termine TYRRENOI o TYRSENOI . Il Rocci interpreta questo termine come "costruttori delle torri": infatti, nel Greco classico, "torre" si dice TYRSIS (equivalente a TYRRIS), corrispondente alla sorella forma latina TURRIS. E qual è stato, nell'area mediterranea, il popolo che, nell'antichità ha costruito le torri più numerose e imponenti, se non quello sardo con i suoi nuraghi?

Il secondo elemento è il nome del fiume Tirso, il corso d'acqua più lungo dell'isola. In Greco era detto THYRSOS o TYRSOS e parimenti in Latino THYRSUS o TYRSUS. Addirittura, l'illustre professor Massimo Pittau, che questi collegamenti onomastici li ha evidenziati già da molto tempo, ha affermato che il Tirso potrebbe derivare il suo nome proprio da una torre nuragica del Sinis.

Infine, il terzo, più ipotetico, aggancio lo troviamo con il nome della città di Porto Torres, la latina TURRIS LIBISONIS, chiamata Torres nel Medioevo e oggi, appunto, Porto Torres.

Quale conclusione traiamo da queste affinità linguistiche fra il nome greco degli Etruschi e queste denominazioni sarde o riferibili ai nuraghi?

Può esserci una reale affinità fra gli antichi Sardi e gli Etruschi. Oppure, la definizione ellenica di TYRRENOI riferita ai TUSCI potrebbe essere frutto di un errore geografico, cioè di una confusione fra popolazioni vicine, operata dai Greci in un'epoca in cui non conoscevano bene il Mediterraneo Occidentale (sul tipo della sopra menzionata confusione fatta in Italia fra Albanesi e Greci): in tal caso il nome TYRRENOI, da attribuire ai Sardi, sarebbe finito erroneamente agli Etruschi. Ma, ripetiamo, la nostra è solo una suggestione.

Riguardo poi ai Tirreni orientali del Mar Egeo, il loro nome deriverebbe, come da altri evidenziato, dalla città lidia di TYRRA o TIRA.
Quante cose possono venire fuori dalla questione etrusca...!

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IDEE INNOVATIVE PER VIAGGI DI ISTRUZIONE E GITE SCOLASTICHE
Laboratori didattici per le scuole e per le famiglie

pubblicato il 09/09/2017 12:22:22 nella sezione "Archeologia"
IDEE INNOVATIVE PER VIAGGI DI ISTRUZIONE E GITE SCOLASTICHELaboratori didattici per le scuole e per le famiglie
I laboratori didattici sono pensati sia per le scuole che per le famiglie, basati su un approccio dinamico che permette di affrontare argomenti complessi e renderli semplici e chiari.

L'attività didattica è studiata e testata per svolgersi in modo completo in occasione delle gite scolastiche e viaggi di istruzione, in una giornata si riesce ad effettuare sia il laboratorio didattico che le attività complementari, quali: escursioni sulla Giara e visite ai musei.

L'attività di laboratorio permette ai bambini di interagire con i reperti esposti e i contenuti dei musei, non come degli osservatori passivi ma da veri protagonisti del percorso formativo.

Quali sono i laboratori didattici in programma
I laboratori didattici programmati per il 2017/18 sono i seguenti:

PaleoLab, laboratorio didattico sulla paleontologia, il lavoro del paleontologo e i fossili
ArcheoLab, percorso formativo sull’archeologia nuragica
CartaCiclo, attività educativa dedicata al riciclo della carta
RiciclOlèOlè, laboratorio didattico sulla raccolta differenziata
Fattoria Didattica, dove scoprire gli animali e la vita rurale
Educazione ambientale, mirato alla scoperta delle biodiversità
Campo scuola di due o tre giorni! Vedi alcuni esempi e proposte similari
A chi sono rivolti i laboratori didattici
Le proposte didattiche sono studiate per le scuole della Sardegna di ogni ordine e grado:

Scuola dell'infanzia
Scuola primaria
Scuola secondaria
Università
Inoltre, tutti i laboratori didattici sono parte integrante della vita dei musei, sono attivi tutto l'anno e in ogni occasione, oltre che per scuole anche per le famiglie. Per le famiglie abbiamo pensato delle formule apposite, dove risparmiare e passare un'intera giornata con i figli studiando divertendosi.

I laboratori didattici si effettuano, per i fossili, l'archeologia e la paleontologia al PARC, museo fornito di un ampio laboratorio didattico. L’aula didattica si adatta alle diverse esigenze e permette di effettuare i diversi progetti didattici, la struttura è dotata della strumentazione necessaria per organizzare e gestire attività con oltre 50 bambini.

I laboratori didattici sul riciclo e sull'educazione alimentare si realizzano al Civico Museo del Cavallino della Giara, una stuttura museale più piccola del PARC, ma molto suggestiva, anch'essa dotata del laboratorio didattico con i supporti per una visita guidata adatta ai bambini.

Nel caso si preferiscano gli spazi aperti, la Giara di Gesturi o il parco del museo permettono di vivere le esperienze educative tra le sugherete dell’altopiano o ai piedi del colle di Santu Antine.

Come organizzare e prenotare la gita scolastica
Per organizzare la gita scolastica bastano pochi minuti, in seguito ad una chiamata o email per una richiesta di preventivo organizziamo un percorso didattico adatto alla vostra classe, contattiamo l'agriturismo per verificare la disponibilità e nel giro di poche ore concludiamo la prenotazione per il vostro viaggio d'istruzione.

Circolare gite scolastiche e altri documenti utili ai docenti
Qui sotto è possibile trovare una raccolta dei principali documenti e circolari ministeriali legate alle gite scolastiche e viaggi di istruzione. Per un articolo di approfondimento suggeriamo la visita al sito www.orizzontescuola.it. La fonte più autorevole dove prendere visione del tutto è la fonte ufficiale del ministero (http://www.istruzione.it/).

Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 - Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado (s.o. G.U. n.115 del 19/5/1994) - (http://archivio.pubblica.istruzione.it/comitato_musica_new/normativa/allegati/dlgs160494.pdf)
Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 21 della L. 15 marzo 1997, n. 59 - (http://archivio.pubblica.istruzione.it/didattica_museale/dpr275_1999.pdf)
Nota e chirimenti del MIUR sui viaggi di istruzione del-12.04.2016 n. 3130 - (nota-3130-del-12-aprile-2016-viaggi-di-istruzione-e-visite-guidate-chiarimenti)
Nota del MIUR sui viaggi di istruzione 11.04.2012, prot. n. 2209 - (http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/a3f59595-e64f-4cc7-8f45-1d3dc892ca56/prot2209_12.pdf)
Costi e pagamenti
I costi per i viaggi d'istruzione a Genoni sono assolutamente economici ed accessibili a tutte le scuole della Sardegna. Il costo della visita al museo è legata alla biglietteria comunale e parte da € 2,50 per una visita guidata di circa 1 ora. Per i laboratori didattici il costo va da € 6,00, per un intero percorso didattico di 3 ore. Per un'intera giornata di attività il costo massimo che un allievo può spendere per l'offerta didattica è di € 10.00. Inoltre, offriamo, prezzi speciali per le classi che effettuano le attività per la seconda volta!

La società di gestione non ha problemi a fornire la fattura elettronica e tutti i documenti necessario agli enti pubblici per completare i pagamenti.

Pronti i laboratori didattici per il 2017/18 - Contattaci per ricevere il catalogo scuole!


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LA VICENDA DELLE CARTE DI ARBOREA
Un'appassionante caso dell'ottocento sardo.

pubblicato il 01/09/2017 14:50:51 nella sezione "News e curiosità"
LA VICENDA DELLE CARTE DI ARBOREAUnappassionante caso dellottocento sardo.
di Attilio Leone

Il XIX secolo, cioè il cosiddetto Ottocento, fu attraversato, in terra sarda (e non solo) da una appassionante vicenda che coinvolse emotivamente e razionalmente molte persone di cultura.
Ci riferiamo a quelle che vengono definite le "Carte di Arborea", un insieme di manoscritti dalla grafia molto particolare che iniziarono a venir fuori nell'anno 1845 e il cui numero si accrebbe negli anni successivi. Si disse che provenissero da un convento cagliaritano, ma che in origine fossero stati conservati nell'archivio del Giudicato di Arborea, quindi a Oristano (Aristanis in lingua sarda): da qui la denominazione di "Carte di Arborea". Questi documenti fornivano informazioni sulla storia sarda, ma anche sulla letteratura in lingua italiana e sulla casa nobiliare dei Savoia, relativamente a un periodo che abbraccia pressoché l'intera durata del Medioevo. Si tratta di una lunga serie di secoli riguardo ai quali le fonti storiche relative alla Sardegna sono scarse e la ricostruzione delle vicende procede a volte per via di ipotesi.
Si capisce quindi come le Carte, in qualche modo, colmassero delle lacune storiche. Questi manoscritti, fra l'altro, citavano nomi di personaggi fino ad allora ignoti, come Gialeto e Torbeno Falliti. Nell'ambiente culturale della Sardegna molti accolsero con favore questi documenti, che arricchivano di notizie il Medioevo sardo, oltre a retrodatare la nascita della letteratura in lingua italiana (si è pensato anche che alcune delle Carte siano giunte nell'isola dalla Toscana). Pare comunque che l'entusiasmo verso le Carte arborensi fosse più dell'ambito culturale cagliaritano che non di quello sassarese.
I problemi iniziarono pian piano, allorché varie voci autorevoli cominciarono a dubitare dell'autenticità delle Carte: fra i sostenitori della falsità di quei testi vi fu lo storico Michele Amari (grande studioso della dominazione araba in Sicilia), che, dopo l'avvenuta trasformazione del Regno di Sardegna in Regno d'Italia nel 1861, ricopriva nel nuovo Stato un'alta carica pubblica. Si giunse quindi a chiedere l'intervento di una commissione internazionale di studiosi di alto livello, i quali, dopo avere studiato i manoscritti sotto diversi punti di vista, affermarono che le Carte di Arborea non erano documenti autentici. Si trattava quindi, presumibilmente, di scritti prodotti in epoca recente. La commissione che diede il responso negativo era presieduta, nientemeno, che dal grande storico tedesco ottocentesco Theodor Mommsen.
A poco a poco, il dibattito sulle Carte di Arborea si esaurì, pur continuando alcuni a sostenerne l'autenticità. Oggi questi testi sono, quasi tutti, conservati a Cagliari. La comunità degli storici pensa, attualmente, che all'interno dei manoscritti vi sia qualche raro foglio contenente una parte di testo originale e quindi autentica, alla quale, nell'Ottocento, siano state aggiunte parti di testo non originali; il resto dei documenti, cioè quasi tutti, sono ritenuti, pressoché generalmente, dei falsi. Il contenuto di questi manoscritti, però, influenzò la vita culturale sarda, lasciando le sue tracce fino ad oggi, come testimoniano i nomi di vie sarde intitolate a personaggi citati unicamente nelle carte arborensi.

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SAGRA DELLE MANDORLE
A Baressa Sabato 9 / Domenica 10 Settembre 2017
sardegna (oristano) baressa

pubblicato il 01/09/2017 14:23:54 nella sezione "Eventi e feste"
SAGRA DELLE MANDORLEA Baressa Sabato 9 / Domenica 10 Settembre 2017
Dal 9 al 10 Settembre si terrà la XXVI Sagra della Mandorla di Baressa, manifestazione organizzata per le vie del centro storico

Baressa presenta la XXVI edizione della Sagra della Mandorla, iniziativa tesa a valorizzare il tessuto produttivo locale e a rafforzare la memoria della tradizione gastronomica basata sul frutto dei mandorli locali, contribuendo al rilancio di una coltura strategica per il piccolo centro e per l’intera Marmilla.

Due giorni di festa per promuovere il territorio, viverlo in modo autentico fra musiche, danze, cultura e le attese degustazioni dei dolci tipici del luogo preparati con le mandorle di Baressa.

Gli amanti del gusto potranno acquistare le eccellenze agroalimentari direttamente dai produttori locali alla Mostra Mercato allestita nel centro storico.

La manifestazione avrà inizio sabato 9 settembre alle ore 15.00 e si concluderà in serata domenica 10 settembre con un ricco programma di appuntamenti che prevede la partecipazione di maschere e gruppi folk, spettacoli musicali con i Kantidos e gli Arkanos, visite guidate alla Casa Museo e incontri con abili artigiani locali.
Occasione per i turisti di visitare un centro storico che, come pochi, conserva ancora peculiarità architettoniche tipiche delle realtà rurali dell’isola.
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SARDI E SICILIANI A CONFRONTO.
Comportamenti socio-linguistici nelle due maggiori isole mediterranee.

pubblicato il 30/08/2017 21:38:12 nella sezione "News e curiosità"
SARDI E SICILIANI A CONFRONTO.Comportamenti socio-linguistici nelle due maggiori isole mediterranee.
di Attilio Leone

Le popolazioni di Sardegna e Sicilia, relativamente al loro rapporto con la lingua ufficiale e con i loro rispettivi dialetti, hanno un atteggiamento che, per un certo aspetto, può definirsi diametralmente opposto. E questa caratteristica, crediamo, non è solo di oggi, ma attraversa i secoli.

I sardi tendono ad esprimersi nella lingua nazionale e a farlo in maniera quanto più corretta; viceversa la lingua isolana, cioè il Sardo nelle sue varietà locali, viene utilizzata relativamente poco, e ciò lo notiamo soprattutto nelle città. Riteniamo che lo stesso avvenisse durante l'appartenenza del regno sardo alla corona di Spagna, allorché lo spagnolo dovette essere lingua ufficiale nell'isola. La suddivisione del Sardo in diversi gruppi non spiega questo fenomeno, dal momento che l'uso dell'Italiano avviene anche tra abitanti del medesimo luogo e dello stesso nucleo familiare. Ovviamente queste affermazioni non hanno un valore assoluto, perché sappiamo bene quanti sono anche i parlanti in vernacolo, ma in confronto alla Sicilia il paragone non regge.

In questa sua caratteristica di grande e corretta apertura alla lingua ufficiale i sardi sono in buona compagnia dei còrsi (o corsicani come di preferenza si dice in Sardegna). Anche la Corsica presenta ormai un utilizzo generalizzato della sua lingua ufficiale, il francese, mentre il linguaggio còrso rimane marginale.

Tutto al contrario in Sicilia: i siciliani, in media, si esprimono relativamente poco in Italiano e non badano eccessivamente alla qualità dello stesso quando se ne servono. E in un dialogo avviato in Italiano, appena possono scivolano verso il dialetto. Naturalmente in ciò sono anche avvantaggiati dalle non eccessive differenze fra le molteplici varietà linguistiche locali, cosa che rende facile comprendersi in vernacolo fra tutti i siciliani indistintamente (e pure fra siciliani e abitanti di buona parte della Calabria). Non c'è in Sicilia la medesima predisposizione dei sardi verso l'acquisizione piena della lingua ufficiale, di conseguenza abitualmente la gente siciliana esprime in maniera più piena e più profonda i propri concetti quando parla in Siciliano. Del resto è vero che ogni parlata popolare ha delle proprie espressioni pregne di significato, che non è facile rendere in maniera esaustiva in una lingua nazionale soggetta a regole di uniformità.

Anche per queste considerazioni ci viene difficile pensare che, come sostengono alcuni glottologi, la lingua neolatina sia stata reintrodotta in Sicilia dopo l'arrivo dei Normanni, cioè dopo i due secoli di dominazione araba, che si verificò all'incirca dalla metà del IX alla metà dell'XI secolo. Non crediamo ci sia stato bisogno di una Neoromanizzazione o Neolatinizzazione della Sicilia: se i siciliani non amano esprimersi in Italiano (lingua sorella del Siciliano), come avrebbero potuto abbandonare il loro parlare tradizionale per l'Arabo, lingua del tutto diversa e per di più difficilissima da comprendere per loro?

Le cose, invece, vanno in maniera differente per quanto riguarda la difesa della propria identità culturale a livello normativo. I sardi si battono maggiormente per la tutela della loro identità a livello di riconoscimento ufficiale e per la conservazione di determinate tradizioni, mentre questo aspetto è poco presente nelle menti dei siciliani, i quali pure amano profondamente la loro terra tanto quanto i sardi amano la propria.

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I LABORATORI KOENDI
La cucina, le ricette ed i racconti.

pubblicato il 07/08/2017 17:16:31 nella sezione "Enogastonomia"
I LABORATORI KOENDILa cucina le ricette ed i racconti.
Sono cresciuta fra donne che cucinavano. Nonna, le due cose che faceva prima di impastare semola e acqua erano sempre le stesse: si sollevava le maniche fin sopra il gomito, e si faceva il segno della croce.
“Claudia castia beni, puitta deppisi imparai”.
Claudia guarda bene, mi diceva, perché devi imparare. Allora non lo sapevo, ma senza alcuna scuola imparavo gestualità vecchie come mamma Sardegna che oggi mi appartengono.
Quei lunghi pomeriggi in compagnia delle mie donne non mi hanno insegnato solo a impastare, a sfogliare, a ritagliare, a ricamare la pasta, a infornare e a decorare. Quei lunghi pomeriggi in compagnia delle mie donne mi hanno insegnato che cucina sopra ogni cosa è racconto, comunicazione, parola.
Chi se li dimentica più i racconti di zia Annita mentre mescolava l’impasto per la torta de mindula, che doveva fare le bolle altrimenti non veniva su bene, e le gonnelline dei gueffus che dovevano avere frange lunghe e colorate? Ci penso tutte le volte che taglio la velina. C’era anche il mistero della ricetta del pan’è saba, imparata in tempo di guerra ma non ci si ricordava più da chi.
Ecco perché ho voluto realizzare laboratori che sono cucina, ricette, manualità, ma anche racconti.
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ALLA RICERCA DEI SECOLI PIU' FULGIDI DELLA STORIA SARDA
Dalla preistoria neolitica ai Giudicati.

pubblicato il 01/08/2017 16:40:57 nella sezione "News e curiosità"
ALLA RICERCA DEI SECOLI PIU FULGIDI DELLA STORIA SARDADalla preistoria neolitica ai Giudicati.
di Attilio Leone

Dai dati storici e archeologici in nostro possesso sembra di poter ricavare che, nel corso dei millenni, la Sardegna abbia conosciuto due periodi di splendore.
Il più recente è quello dei Giudicati, che inizia nei secoli che precedono l'anno Mille e termina nel XV secolo. Non tutto, in questa età, è positivo, ma certamente per un lungo periodo l'isola godette di un notevole grado di autonomia, che via via venne ad essere sempre più erosa da forti interessi esterni alla Sardegna. L'origine dei giudicati, presumibilmente, è da ricercare nel progressivo indebolimento dell'Impero Romano d'Oriente, altrimenti detto Impero Bizantino, di cui la Sardegna faceva parte dopo la riconquista operata nel VI secolo dal grande imperatore Giustiniano. E' possibile che i Giudici fossero in origine delle alte cariche che amministravano l'isola per conto dell'imperatore di Bisanzio; poi, indebolitosi o venuto meno il contatto diretto con la capitale imperiale, i Giudici potrebbero essere rimasti di fatto i veri governanti della Sardegna e il titolo giudicale sarebbe stato trasmesso per via ereditaria. Le fonti ci fanno pure pensare che i Papi, in età medievale, comunque esercitavano sull'isola un certo controllo, quanto meno morale, e si curavano di mettere ordine nella vita dei sardi.

L'altro periodo di probabile splendore è molto più antico e coincide con la preistoria neolitica e con la successiva età dei metalli: quest'epoca dei metalli, come affermano gli studiosi, coincide in terra sarda con la cosiddetta Età Nuragica, vale a dire l'epoca in cui fiorì la costruzione dei nuraghi. Individuare delle ere, e definirne le date di inizio, di fine e di suddivisione interna in periodi più brevi, è un esercizio ingrato e a volte effimero, perché si tratta di concetti poco solidi e facilmente modificabili (specialmente se non collegati a dati storici certi ma solo a oggetti e ad altri manufatti). Anche il concetto di "Età Nuragica" e la sua suddivisione interna non possono sfuggire a questa realtà: ma, nell'insieme, oggi come oggi, nel 2017, si è sostanzialmente concordi nel collocare l'epoca dei nuraghi all'incirca tra il 1800 a. C. e il 200 a. C. Questo però, a nostro avviso, non può fare escludere che, anche in secoli successivi all'anno 200 si sia potuto continuare a costruire dei nuraghi.

Che la preistoria neolitica e prenuragica (quindi anteriore al 1800 a. C. circa) sia stata un periodo florido per la Sardegna lo fa pensare il ritrovamento di manufatti di ossidiana sarda in vari territori del bacino del Mediterraneo, segno di una consistente produzione ed esportazione nonché di frequenti traffici marittimi da e per la Sardegna.

Il benessere dell'isola, che dovette esser frutto di queste attività estrattive e commerciali, risalta ancora di più nell'immediatamente successiva epoca nuragica, che, come detto, sembra coincidere con l'età dei metalli (prima il rame, poi il bronzo che deriva dal rame in lega con lo stagno, e infine il ferro). Il grande numero di nuraghi ritrovati, circa settemila (però si pensa che, interrati, ve ne siano molti altri) fa ritenere che nell'isola il tenore di vita fosse elevato e che la densità della popolazione fosse, per l'epoca, abbastanza consistente, a differenza di quanto accade oggi di pari passo con l'attuale carenza di attività economiche di grande rilevanza (se si esclude il turismo): è pur vero che l'insieme dei nuraghi, come appunto si afferma, è stato realizzato nell'arco di più di un millennio, ma oltre settemila di questi edifici sono pur sempre un numero rilevante. E le cosiddette Torri del sud della Corsica, ma pure i Talaiot delle Isole Baleari, possono fare ritenere che la tecnologia di edificazione dei nuraghi sia stata esportata nelle terre vicine alla Sardegna. Tutto ciò ci fa ribadire che quell'epoca nuragica, preistorica ma non troppo, e la fase neolitica che la precede dovettero costituire per i sardi un periodo di floridezza.


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100 ANNI NEL SEGNO DI GALEP
A Casale di Pari si ricorda la figura di Galep, celebre fumettista di origini sarde.

pubblicato il 01/08/2017 16:17:44 nella sezione "Arte e artigianato"
100 ANNI NEL SEGNO DI GALEPA Casale di Pari si ricorda la figura di Galep celebre fumettista di origini sarde.
Casale di Pari è il paese dove Aurelio Galleppini,
"Galep nacque in Toscana, da genitori sardi di Iglesias, e visse la sua infanzia e adolescenza a Cagliari, dove imparò da autodidatta il disegno.
il creatore grafico di Tex, nacque il 28 agosto 1917. Quest’anno, dall’11 al 15 agosto, il piccolo borgo sulle colline toscane tra Siena e Grosseto celebra il centenario della nascita di Galep con un evento che ne ripercorre la vita e la carriera di artista.

Il fulcro della manifestazione sarà una mostra antologica dei lavori di Galep, concessi dal Fondo Nerbini della Biblioteca Marucelliana di Firenze e dalla famiglia Galleppini, che spazia dai primi anni ’40 al 1994 — anno dell’ultima copertina realizzata per Tex e della scomparsa del disegnatore. Si potranno inoltre ammirare una serie di rare immagini degli affreschi che Galep realizzò in due chiese di Cagliari e finora sconosciute al grande pubblico; una collezione di copertine di Tex provenienti da WOW Spazio Fumetto di Milano e una galleria di disegni del ranger più amato d’Italia realizzati da Fabio Civitelli, che sarà anche ospite della manifestazione.

Un’occasione unica per riscoprire l’opera di un grande disegnatore italiano, dalle tavole impresse nella memoria di tutti gli appassionati di Tex ai lavori finora patrimonio di appassionati e collezionisti.


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REGNUM SARDINIAE ET CORSICAE
Dal Regno di Sardegna e Corsica alla Repubblica Italiana.

pubblicato il 30/07/2017 16:29:04 nella sezione "News e curiosità"
REGNUM SARDINIAE ET CORSICAEDal Regno di Sardegna e Corsica alla Repubblica Italiana.
di Attilio Leone

Nell'anno 1297 Papa Bonifacio VIII istituì il "Regnum Sardiniae et Corsicae", cioè il Regno di Sardegna e Corsica, concedendone la sovranità al re Giacomo II d'Aragona (l'Aragona era un importante stato della parte nord-orientale della penisola iberica).
Fino ad allora la Sardegna era divisa politicamente in Giudicati, anche se si può ipotizzare che, forse, formalmente facesse ancora parte dell'Impero Romano d'Oriente. Non era la prima volta che un Papa si occupasse delle cose della Sardegna: ricordiamo le numerose lettere che Papa San Gregorio Magno, Pontefice dal 590 al 604, aveva scritto per regolamentare le cose sarde. E non si trattava nemmeno del primo regno di investitura papale.
Istituito il Regno di Sardegna e Corsica, gli aragonesi faticarono non poco per rendere effettiva la costituzione di questo nuovo stato, giacché i Giudici di Sardegna e gli interessi pisani e genovesi costituivano un ostacolo. E del resto la Corsica non fu mai conquistata dai sovrani aragonesi e rimase in mano alla Repubblica di Genova, salvo poi finire nel Settecento alla Francia, nonostante la sua italianità linguistica di allora e la sua formale appartenenza al regno sardo.
Nel 1720 il Regno passò alla dinastia dei Savoia e, nel 1847, venne realizzata la cosiddetta Fusione Perfetta, in base alla quale tutti i territori appartenenti alla Casa Savoia vennero parificati politicamente e amministrativamente. Torino era la capitale dello stato, che comunque continuava a chiamarsi Regno di Sardegna.
Dopo la Seconda Guerra d'Indipendenza e l'impresa dei Mille, allorché gran parte delle regioni italiane avevano aderito, mediante plebisciti, al Regno di Sardegna, il 17 Marzo 1861 Vittorio Emanuele II (fino a quel momento re di Sardegna) venne proclamato re d'Italia a Torino dal Parlamento: ma, come si vede, mantenne il numerale di "secondo" (Vittorio Emanuele II), facendosi così riferimento alla numerazione dei re di Sardegna. L'antico "Regnum Sardiniae et Corsicae" era divenuto Regno d'Italia. Come costituzione del regno italiano rimase in vigore lo Statuto Albertino, che era stato concesso nel 1848 dal re di Sardegna Carlo Alberto.
Con il referendum del 2 Giugno 1946, come è noto, la maggioranza degli italiani scelse la Repubblica e, da allora, lo stato italiano, di conseguenza, viene denominato Repubblica Italiana. Al posto dell'antico Statuto Albertino, nel nuovo stato repubblicano il 1° Gennaio 1948 entrò in vigore l'attuale Costituzione della Repubblica Italiana, che è una costituzione molto più "rigida" rispetto alla precedente , in quanto richiede una procedura complessa per poter essere modificata.

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CALA DOMESTICA
Una delle cale più belle e selvagge della Sardegna.
sardegna (carbonia-iglesias) buggerru

pubblicato il 30/07/2017 16:13:52 nella sezione "Spiagge"
CALA DOMESTICAUna delle cale più belle e selvagge della Sardegna.
Nella costa sud-ovest della Sardegna, ai confini del Sulcis, c’è una splendida baia incorniciata da alte falesie e dominata da una torre spagnola, dove storia mineraria e natura selvaggia si fondono in un unico scenario.

Fino al 1940 da qui si imbarcavano minerali estratti dalle miniere. Come un vero e proprio museo di archeologia industriale a cielo aperto, Cala Domestica, a sud di Buggerru, da cui dista due chilometri, conserva rovine di magazzini, depositi e gallerie scavate dai minatori. Una di esse sulla destra della cala conduce a una seconda caletta appartata, quasi intima, detta appunto La Caletta.
La cala maggiore è una profonda e deliziosa insenatura, quasi un fiordo, con un’ampia e riparata spiaggia di sabbia dai colori tra il bianco, l’ambrato e il dorato, soffice e compatta. Piccoli arbusti di macchia mediterranea spuntano sulle dune alle spalle della distesa di sabbia. Davanti, si affaccia un mare tra i più belli della Sardegna, dai colori turchese e azzurro.
Le imponenti e bianche falesie calcaree che delimitano la spiaggia danno la sensazione di stare in un angolo di paradiso, dove la natura incontaminata la fa da padrone. Il fondale è basso e sabbioso, con la presenza di qualche scoglio al largo e vicino ai promontori. Non esiterai a metterti la maschera e immergerti per ammirare la straordinaria ricchezza sottomarina, con una grande varietà di pesci che nuotano nell’acqua cristallina. Non a caso è particolarmente apprezzata da quanti praticano pesca subacquea. Cala Domestica ha un ampio parcheggio, anche area di sosta per i camper, punto ristoro, passerella d’accesso e un camping. È dominata dall’alto da una torre spagnola del XVIII secolo, alta circa 10 metri, da cui ammirare panorami inimitabili: la raggiungerai sul promontorio a sinistra del litorale attraverso un sentiero che parte della spiaggia. Fu usata nel XX secolo durante la seconda guerra mondiale come torre d'avvistamento.
Vari tratti della costa attorno ti affascineranno: vicino al centro abitato, alla destra del moderno porticciolo turistico, spunta la spiaggia di Buggerru, sabbia fine e morbida che si affaccia sul mare limpido e azzurro (premiato da Legambiente e Touring Club). Il paese sorge su un ex villaggio minerario, risalente al 1864, sovrastato dall’uscita della Galleria Henry, un tempo percorsa da un treno a vapore che trasportava il minerale estratto, oggi attrazione turistica. A nord del paese troverai le dune sabbiose di san Nicolao, alle cui spalle spunta rigoglioso un rimboschimento di pini, area verde perfetta per escursioni in mountain bike.
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ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'IDIOMA SARDO
La parlata sarda oggi come lingua.

pubblicato il 28/07/2017 00:22:53 nella sezione "News e curiosità"
ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLIDIOMA SARDOLa parlata sarda oggi come lingua.
di Attilio Leone

Le parlate sarde sono oggetto di studio da molto tempo e, nella gran parte dei casi, oggi il Sardo, nel suo insieme, viene definito come una lingua.

Non ci sono dubbi che le due principali componenti dell'idioma sardo, il Campidanese e il Logudorese, frammentate in molteplici varietà locali, abbiano delle caratteristiche di fonetica, di lessico e di morfologia che fanno del Sardo neolatino una componente ben individuata all'interno delle lingue derivate dal Latino. E, con ogni probabilità, molte delle particolarità del linguaggio della Sardegna, a livello di vocaboli e di forme grammaticali, sono conseguenza della fonetica sarda. Del resto anche le altre parlate sarde, come Sassarese e Gallurese che affinità con i dialetti della Corsica, hanno ormai acquisito una fonetica, cioè una pronunzia, tipicamente sarda.

Ma, a differenza del Còrso, che presenta caratteri tipici delle parlate italiane centro-meridionali (che vanno dalle Marche alla Sicilia), il Sardo, come detto, difficilmente può essere collocato in altri gruppi. A livello fonetico presenta la sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche, tipica delle parlate neolatine di sostrato celtico (per esempio "logu", dal latino LOCUM); presenta pure la permanenza della -S finale del plurale, come le parlate dell'area neolatina occidentale, anche se la pronunzia della -S finale in Sardegna viene seguita generalmente dalla ripetizione della vocale che la precede (per esempio "ròsasa", cioè "le rose": si tratta della cosiddetta vocale paragogica, che solitamente si aggiunge in Sardo a tutte le consonanti finali di parola). Comunque, l'insieme che deriva da tutte le peculiarità del parlare sardo lo rende un'entità a sé stante nel panorama dei linguaggi romanzi, cioè neolatini.

Il dubbio che, invece, ci vogliamo porre è se si possa parlare di lingua sarda. Tutto ruota sul significato che si attribuisce al termine "lingua". Se per lingua intendiamo un particolare gruppo linguistico, allora anche il Sardo, con le sue varietà, è una lingua. Ma in tal caso non potremmo, ad esempio, chiamare "lingua" il Moldavo (che pure è una lingua ufficiale), giacché per molti glottologi è una variante del Rumeno. Allora il termine "lingua" è ambiguo e probabilmente inopportuno. E' preferibile definire "lingua" ogni linguaggio che ha assunto un carattere ufficiale (o simile) e che dunque, per questa sua caratteristica, ha perso la mutevolezza dei dialetti di uso esclusivamente parlato, sottoponendosi invece a regole fisse e vincolanti. Si pensi al Toscano trecentesco divenuto Italiano nel corso dei secoli, con regole obbligatorie per tutti i parlanti. Anche il dialetto napoletano potrebbe, per esteso, essere definito oggi come lingua, giacché il suo uso è divenuto tipico di un particolare genere musicale, la canzone napoletana appunto, che trova autori anche al di fuori dall'ambito strettamente partenopeo.

Viceversa il Sardo non ha oggi un uso ufficiale o affine, per cui sembrerebbe preferibile parlare di "gruppo linguistico sardo", che costituisce un gruppo a sé nell'ambito degli idiomi derivati dal Latino. Invero il Sardo (come pure il Siciliano) è stato lingua nel passato, quando ha avuto un uso ufficiale: basti pensare alla trecentesca "Carta de Logu". Ma poi, nel tempo, non è stato più utilizzato come idioma ufficiale. Oggi, se vuole riconquistare il nome di "lingua", deve tornare ad assumere un uso di carattere ufficiale.



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CAGLIARI PAESAGGIO
Mostre e performance e 4 giorni di meeting – dal 27 al 30 luglio - con teorici e architetti del paesaggio di rilievo internazionale.
sardegna (cagliari) cagliari

pubblicato il 26/07/2017 23:18:25 nella sezione "News e curiosità"
CAGLIARI PAESAGGIOMostre e performance e 4 giorni di meeting  dal 27 al 30 luglio - con teorici e architetti del paesaggio di rilievo internazionale.
Cagliari, luglio 2017 - Teatro Comunale di Castello e sedi varie

La città sarda per tutto luglio 2017 protagonista e suggestivo palcoscenico di una piattaforma di riflessione sul tema nodale del paesaggio
e sul rapporto tra uomo e natura.

Tra gli ospiti: João Nunes , Michael Jakob, Barbara Aronson, Els Verbakel, Günther Vogt, Henri Bava, Christophe Girot, Franco Farinelli, Peter Latz, Pedro Campos Costa, João Gomes da Silva, Atelier F/C Arquitectura Paisagista, Baldios Arquitectos Paisagista, Studio Raumlabor e tanti altri.

Momenti dedicati a “Cinema e Paesaggio”, con Gianfranco Cabiddu, Salvatore Mereu, Giovanni Columbu e Enrico Pau, e alla “Fotografia e Paesaggio” con Salvatore Ligios, Giovanni Chiaramonte e Paola De Pietri.

I profondi cambiamenti socio-economici e i processi di globalizzazione in atto nella società odierna stanno determinando trasformazioni non solo nell’organizzazione territoriale e nella localizzazione delle attività, ma nello stesso legame tra società e risorse ambientali, persone e luoghi di vita e, dunque, tra uomo e ambiente. Di qui la necessità di ripensare i Paesaggi e il nostro modo di viverli, interpretarli, progettarli e comunicarli.
Lanciare nuovi sguardi, introdurre nuovi strumenti concettuali e un diverso linguaggio, innovare le pratiche di intervento sul territorio sono ormai necessità impellenti, così come è una priorità dell’architettura – e di tutta la società occidentale, dopo anni di disattenzioni e devastazioni - ripensare il rapporto tra uomo e natura, avviare una diversa dialettica tra i processi antropici e quelli naturali.

Cagliari, città dal profilo urbano e ambientale complesso e ricchissimo, mette al centro dei suoi interessi e di una più ampia riflessione proprio i Paesaggi – umani, naturali, urbani, paesaggi culturali e dell’anima – proponendo a luglio 2017 la prima edizione di CagliariPaesaggio: un mese di eventi diffusi in tutta la città che culminerà, dal 27 al 30 luglio, in quattro giorni di meeting con teorici e architetti del paesaggio di ambito internazionale, amministratori pubbliciI e intellettuali, che a qui si confronteranno sui diversi aspetti del tema.

Una piattaforma di dialogo che nella prima edizione vede tra i suoi ospiti principali - oltre al famoso architetto e paesaggista portoghese João Nunes, “padre spirituale” della manifestazione, che a Cagliari ha firmato il progetto del Parco urbano di Sant’Elia - anche Michael Jakob, Barbara Aronson, Günther Vogt, Els Verbakel, Henri Bava, Christophe Girot, Franco Farinelli, Peter Latz, Pedro Campos Costa, João Gomes da Silva, Atelier F/C Arquitectura Paisagista, Baldios Arquitectos Paisagista, Studio Raumlabor.

“Cagliari ha le caratteristiche necessarie per candidarsi a diventare, nei prossimi anni, uno dei luoghi nodali del dibattito sul paesaggio: una città la cui complessità offre innumerevoli occasioni di indagine e riflessione sul rapporto tra uomo e natura” spiega Paolo Frau assessore alla cultura e al verde pubblico del capoluogo sardo. “E’ innanzitutto una città molto antica, che porta evidenti le tracce dei millenni che l’hanno attraversata lasciando il segno di continue sovrapposizioni e trasformazioni, ed è posta al centro di un sistema ambientale di straordinaria complessità. Infine, per la sua posizione geografica, si pone potenzialmente come osservatorio privilegiato delle trasformazioni che in questo ambito si stanno realizzando nell’area del Mediterraneo e nel mondo”.

Richiama il volo dei fenicotteri il logo della manifestazione promossa dal Comune di Cagliari e dall’Università degli Studi di Cagliari-DICAAR, con la Fondazione di Sardegna: quei fenicotteri che hanno colonizzato con oltre 20.000 esemplari le zone umide di Cagliari nonostante l’intervento dell’uomo le avesse potentemente trasformate, realizzando saline e vasche salanti.
Un miracolo, in un’area fortemente urbanizzata, divenuto uno dei simboli della città, ma anche del dialogo tra paesaggio naturale e paesaggio antropico.

Proprio questo dialogo, necessario ma non scontato, sarà il tema centrale della giornata d’apertura del meeting, il 27 luglio al Teatro Civico di Castello, con una conversazione sul paesaggio tra João Nunes, l’architetto e paesaggista svizzero Günther Vogt e Michael Jakob. Professore di Storia e Teoria del Paesaggio al Politecnico di Losanna (EPFL) e presso la Scuola di Ingegneria di Ginevra-Lullier (HEPIA), Professore Ordinario di Lettere Comparate all’Università di Grenoble
nonché visiting professor presso la BIARCH di Barcellona – e con una successiva riflessione sulla “costruzione” della natura, che vedrà anche il
coinvolgimento del geografo Franco Farinelli.

Seguiranno, nei giorni successivi, tavole rotonde e dialoghi su differenti fronti: da “II progetto del Paesaggio” con riflessioni su Gerusalemme, Cagliari e Taranto; a “Paesaggio e Città” che metterà Milano al centro della discussione; da “Politica e progetto urbano” con interventi di Marco Romano, Nicola di Battista, Antonio Longo e João Nunes, a “Paesaggio e produzione” in cui si spazierà dal paesaggio rurale della Sardegna a quello agricolo dell’Alentejo fino ai paesaggi minerari.

Lungo tutto il mese di luglio CagliariPaesaggio sarà infatti arricchito da eventi, mostre, allestimenti, performance che vedranno gli esponenti del mondo culturale e dello spettacolo misurarsi con scenari naturali e urbani della città,
confermando riconosciute valenze paesaggistiche
o indicando nuove potenzialità di ambiti oggi trascurati.

Dal teatro di prosa all’interno dei parchi, al teatro di figura nei giardini, gli incontri filosofici sul paesaggio dedicati a grandi e bambini, la musica delle launeddas nello scenario industriale della Manifattura Tabacchi, le performance in spiaggia e i concerti nelle piazze. E ancora, le passeggiate al tramonto negli spettacolari scenari del Parco di Molentargius e in quello di Tuvixeddu o le passeggiate letterarie lungo diversi percorsi della città.

Di CINEMA e di FOTOGRAFIA in rapporto con il Paesaggio si parlerà invece rispettivamente il 24 e il 25 sera, sempre al Teatro Comunale di Castello alle ore 19.00.

A confrontarsi in un colloquio pubblico sul diverso rapporto tra opere filmiche e paesaggio saranno il regista Gianfranco Cabiddu - che ha ambientato sull’Isola dell’Asinara la sua ultima fatica “La stoffa dei sogni” - Salvatore Mereu, Giovanni Columbu e Enrico Pau che, con “L’accabadora” (2016) uscito nelle sale nell’aprile di quest’anno e con una Cagliari del ‘43 sotto i bombardamenti, ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui la menzione speciale ai Nastri d’Argento
(premi del sindacato nazionale giornalisti cinematografici)
per il cinema indipendente e di qualità.

Salvatore Ligios, Giovanni Chiaramonte e Paola De Pietri saranno invece protagonisti, la sera successiva, dell’incontro sul rapporto tra arte fotografica e paesaggio.

Non mancheranno neppure le MOSTRE a proporre chiavi di lettura del paesaggio di sapore diverso: saranno una decina, ospitate in luoghi istituzionali come Palazzo di Città e l’EXMA, ma anche in siti e location inusuali come i negozi del centro storico di Cagliari. Tra le riflessioni di ambito architettonico spicca la mostra “L’architettura del paesaggio in Svizzera” - The Swiss Touch in Landscape Architecture, mostra che sta girando l’Europa dedicata al Paese ospite della manifestazione, e che documenta le realizzazioni esemplari di paesaggisti e architetti elvetici. Curata da Michael Jakob per la Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, la mostra verrà inaugurata alla presenza dell’ambasciatore svizzero in Italia.

I paesaggi urbani e rurali della Sardegna tra gli anni i ‘50 e ‘60 del Novecento sono invece protagonisti di un’esposizione di grande fascino - “Paesaggio e identità. Storie di luoghi, di donne e di uomini. I GRANDI FOTOGRAFI DELLA MAGNUM IN SARDEGNA ” che s’inaugura il 21 luglio a Palazzo di Città,
promossa dai Musei Civici di Cagliari.

La Magnum Photos, la più nota agenzia fotografica al mondo, presenta, per la prima volta, in un’unica esposizione, gli scatti realizzati in Sardegna dai suoi reporter più famosi fra il secondo dopoguerra e gli anni sessanta del Novecento. Le fotografie di Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Werner Bischof, Leonard Freed, Ferdinando Scianna - sessantotto immagini in tutto - immortalano l’Isola nel momento del delicato passaggio da una cultura tradizionale alla cosiddetta “modernità” e fanno da controcanto, nel percorso museale recentemente rinnovato nella sede civica di Castello, alle visioni identitarie del territorio restituite dagli artisti del Novecento della Collezione Sarda (Foiso Fois, Hoder Claro Grassi, Aligi Sassu, Ubaldo Badas, Giuseppe Biasi, Pietro Antonio Manca, Stanis Dessy, Melkiorre Melis, Costantino Nivola e Pinuccio Sciola): percorso che ha il suo punto di arrivo, o di partenza, nell’opera di Maria Lai Come Daphne (1999), per la prima volta esposta al pubblico nell’atrio del museo, così da essere liberamente fruibile a tutti.

Immagine identitaria, paesaggio dell’anima anche in un’altra mostra fotografica: “Sale, Sudore, Sangue” di Francesco Zizola, antropologo e fotoreporter italiano vincitore del World Press Photo of the Year nel 1996 e secondo nella sezione “Contemporary issue” del WPP del 2016 ,che si terrà dal 18 luglio presso l’EXMA, Centro Sperimentale per le Arti e le Culture Contemporanee di Cagliari dove saranno esposti i lavori dell’artista sardo che raccontano l’antico metodo di pesca del tonno rosso, la cui origine risale alla dominazione araba.

Altro è il paesaggio che emerge infine dalle viscere della terra, che si nasconde sotto i nostri piedi, che sfugge al visibile. “Cagliari sotto” di Marco Mattana mostra attraverso 100 foto – dall’8 luglio al SEARCH di Cagliari - le cavità più significative raccontando il mutare della città sotterranea in quasi 3000 anni.

“Uno sforzo congiunto di tutta Cagliari. Siamo orgogliosi – sottolinea l’assessore Frau - che già in occasione di questa prima edizione diversi tra i più prestigiosi architetti del paesaggio e teorici della materia abbiano accettato il nostro invito. È per noi solo una base di partenza perché è nostra intenzione lavorare alacremente affinché questo evento cresca e si rafforzi nel tempo diventando un punto fermo nell’agenda di chiunque sia interessato a questi temi”.
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BIRRE ARTIGIANALI DELLA SARDEGNA
Presentata la guida sabato 26 Novembre

pubblicato il 28/11/2016 17:16:13 nella sezione "Enogastonomia"
BIRRE ARTIGIANALI DELLA SARDEGNAPresentata la guida sabato 26 Novembre
Sabato 26 Novembre, presso la Sala Conferenze della CCIAA di Sassari, alla presenza di un folto pubblico è avvenuta la presentazione della Guida alle Birre Artigianali della Sardegna.

Il volume di 140 pagine, si propone di offrire un panorama esaustivo di un settore particolarmente dinamico quale è la produzione di birre artigianali, recensendo la quasi totalità delle aziende operanti in Sardegna e fornendo una scheda tecnica e descrittiva delle principali birre dalle stesse prodotte.

La presentazione ha fornito lo spunto per fare un po’ il punto della situazione su un prodotto sempre più apprezzato da pubblico e critica come la birra artigianale e sulle varie dinamiche che riguardano il mondo brassicolo isolano.
La guida può essere consultata online sul sito: www.ais-sardegna.it oppure direttamente dal link www.isolamediterranea.com/guida-alle-birre-2016

Fonte:
Associazione Italiana Sommelier Sardegna
Il Presidente
(Roberto Dessanti)

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SANT'ANDRIA E IL MESE DI NOVEMBRE
Significato dei mesi in sardo secondo antichi dizionari

pubblicato il 28/11/2016 15:16:26 nella sezione "News e curiosità"
SANTANDRIA E IL MESE DI NOVEMBRESignificato dei mesi in sardo secondo antichi dizionari
Foto: Opera di Ivan Pili

SANT’ANDRÌA in Sardegna denomina il mese di Novembre, altrimenti detto d’Ogniassanti. Dolores Turchi scrive: «Si comprende perché fu scelto proprio il nome dell’apostolo Andrea a copertura di una festa che aveva ben altri contenuti. Tutto il mese di novembre era dedicato a Dioniso… A Galtellì Sant’Andria è detto su santu e su vinu… perché in quel mese si sturano le botti». Purtroppo, la Turchi non spiega perché sant’Andrea sia il “santo del vino”, e perché viene abbinato a Dioniso. Non basta sostenere che, in quanto patrono, viene celebrato il 30 novembre (salvo eccezioni).
Purtroppo per lei, sant’Andrìa è una paronomasia, creata certamente dai preti bizantini nella loro infaticabile missione volta ad obnubilare la religione sarda. Il vocabolario religioso e carnevalesco della Sardegna è zeppo di paronomasie create “a tavolino”. Circa le feste dedicate agli Apostoli e agli altri Santi, nessuno si è mai posto il problema di come siano stati stabiliti dal Vaticano i mesi e i giorni di ciascuna festa. Qualcuno dovrebbe spiegare perché la festività di S. Andrea cada proprio a Novembre. Non conoscendosi i giorni di nascita e di morte degli Apostoli, la fissazione delle ricorrenze rimase nell’assoluto dominio della Chiesa, che in tal guisa ebbe campo libero nel creare una rete arbitraria di punti solidi coi quali soffocare, inglobare, camuffare ed azzerare le manifestazioni religiose dei Sardi. Sant’Andrìa è una paronomasia operata sopra un sintagma sardiano. Santu è basato sull’akk. šātû ‘grande bevuta’, šatû(m) ‘to drink’ con epentesi di -n-; questo campo semantico del ‘bere’ ingloba anche il mese di Ottobre, perché Ottobre e Novembre sono i mesi in cui iniziano le grandi piogge: i campi cominciano ad essere irrigati ed ai coltivatori si dà accesso ai diritti d’irrigazione. Quindi Novembre era particolarissimo per la doppia manifestazione del ‘bere’: quella dell’uomo che assaggia il vino, quella della natura che riceve le grandi piogge. Andrìa è un composto sardiano basato sul sum. an ‘Cielo’ + dirig ‘galleggiare, inzuppare’: an-dirig significò ‘cielo che inzuppa’ (la terra). Si ebbe in seguito la metatesi: drīa. Il significato complessivo è ‘Mese in cui il Cielo inzuppa la terra'.

di Salvatore Dedola

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SPIAGGIA DI CALA BANANA
Eventi e feste
L’ARTE NERA. IMPRIMATUR ET REPRIMATURDal 7 ottobre al 19 novembre 2017 al Museo Naturalistico del Territorio G. Pusceddu
SAGRA DELLE MANDORLEA Baressa Sabato 9 / Domenica 10 Settembre 2017
PRIMAVERA NEL MARGHINE A BORTIGALIDue giornate ricche di tradizioni cultura delizie gastronomiche e... primati!
A TUSCANIA CON BONARIA MANCA
CAGLIARI SUONARassegna di musica da cameradal 27 al 30 dicembre 2015
Arte e artigianato
100 ANNI NEL SEGNO DI GALEPA Casale di Pari si ricorda la figura di Galep celebre fumettista di origini sarde.
LASSA SAS BRULLAS DI LORENZO VACCA Il 5 Agosto a Lodine
MAGIA E POESIA DEL VINOConcorso di pittura estemporanea
SCORCI DI SARDEGNALa mostra fotografica di Fabio Corona dal 27 Febbraio al 20 Marzo
CASA LUSSU DIVENTA IL CENTRO DELLARTIGIANATO DEL TAPPETOTommaso e Barbara dalla città ad Armungia per un bel progetto di sviluppo locale.
Mangiare
RISTORANTE LOUNGE BAR AND DELIUn mix di eccellenze targate Sardegna per l’Aqua Lounge
SA MANDRA AGRITURISMO
Ristorante trattoria Balcana
Seadas e ravioli sardi di patate formaggio e menta in Indonesia
Il ristorantino di Bosa VerdeFiume
Dormire
OLIVASTRI E LENTISCHI MILLENARIPer una vacanza in pieno relax sul lago di Liscia.
IL MIGLIOR RESORT MEDITERRANEO 2014Chia Laguna Hotel premiato al World Travel Awards
HOTEL RIVIERA
LA NOSTRA TERRASardigna
Settimana del Baratto 18-24 Novembre 2013. Ecco tutti i B&B aderenti in Sardegna
Archeologia
IDEE INNOVATIVE PER VIAGGI DI ISTRUZIONE E GITE SCOLASTICHELaboratori didattici per le scuole e per le famiglie
BENTORNATI A CASANurnet  e il gruppo Archeologia della Sardegna acquistano quattro bronzetti alla vergognosa asta di Londra.
A MONTE PRAMA UN ALTRO GIGANTEStraordinario: stavolta è intero
GIGANTI DI PRAMA TRA TOMBAROLI E NUOVE STATUE
ALLA SCOPERTA DELLA GIARA ARCHEOLOGICA
Storie e leggende
PERCHE I SARDI BEVONO COSI TANTA BIRRA?
SU TIRAZZU
Sas dies imprestadas ed i giorni della merla
La breve emigrazione della mia famiglia. Stralci di ricordi
Rivivere la storia
Musica e poesia
TUTTO PRONTO PER IL PREMIO ANDREA PARODI 2015Un fitto programma dall8 al 10 Ottobre a Cagliari.
AL VIA IL BANDO DEL PREMIO ANDREA PARODILunico concorso italiano di World Music
FABRIZIO DE ANDR CANZONI NASCOSTE STORIE SEGRETE.Il libro di Walter Pistarini
SCADE IL 31 LUGLIO IL BANDO DEL PREMIO ANDREA PARODILunico concorso Italiano di World Music
TRACCE DI TE VIAGGIO NELLA MUSICA DI FRANCESCO RENGAIl legame del cantautore alla Sardegna nel ricordo della madre.
Luoghi da vedere
UN VIAGGIO A TINNURAConosciuto come il paese dellarte
LA MINIERA DI MONTE VECCHIO
PERCHE’ VISITARE PATTADA?
LISOLA DI MAL DI VENTRE
SARDEGNA IN CAMPEGGIOSegreti per un viaggio a 5 Stelle
Sub e nautica
IL CAPODOGLIO ALBINO NEL CANYON DI CAPRERA
IMMERSIONE NELLA GROTTA DI NEREO
LA NAVE DELLISOLA DEI CAVOLI
DUE FOTO DEL MARE SARDO VINCONO PREMIO INTERNAZIONALE
Il Relitto del Clan Ogilvie