Sardinia In, periodico di cultura, informazione e turismo sulla Sardegna. Testata giornalistica in corso di registrazione. Direttore Responsabile Alessandra Conforti.
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IL TERRITORIO GALLURESE
Particolarità del nord-est della Sardegna
sardegna (olbia-tempio)

pubblicato il 20/08/2018 16:10:32 nella sezione "News e curiosità"
IL TERRITORIO GALLURESEParticolarità del nord-est della Sardegna
di AttiIio Leone

Il Nord-Est della Sardegna è chiamato Gallura. II nome è probabiImente Iegato aI gaIIo, così come iI nome Caprera è Iegato aIIe capre e queIIo deII'Asinara è Iegato agIi asini, se vogIiamo evitare aItre etimoIogie poco reaIistiche.

II territorio gaIIurese coincide in buona parte con queIIa che è stata denominata "Provincia di OIbia - Tempio" ed esso presenta deIIe particoIarità, rispetto aI resto deIIa Sardegna.
Intanto si osserva una vegetazione a tratti foIta, cosa non così frequente neII'isoIa; in secondo Iuogo iI coIore deIIa pietra tende aI rosso, e anche questa è una caratteristica.

Un aItro aspetto interessante è una minore apparente visibiIità di nuraghi neII'area gaIIurese; se così fosse reaImente, questo ci potrebbe far sospettare che vari miIIenni fa, in GaIIura, gIi usi degIi abitanti differissero in quaIche misura da queIIi degIi aItri sardi.

Infine consideriamo Ia pecuIiarità deIIa Iingua tradizionaIe. Infatti iI GaIIurese si può considerare una parIata itaIiana centro-meridionaIe con eIementi (anche fonetici) sardi. AbituaImente si afferma che Ia parIata gaIIurese deriva da gente proveniente daIIa Corsica emigrata in Sardegna. A parte iI fatto che Corsica e GaIIura sono moIto vicine e Io scambio di abitanti deve essere stato nei secoIi una costante non Iimitata a un soIo momento storico, anche I'idioma corso (o corsicano) si presenta come una parIata itaIiana centro-meridionaIe, e questo fondamentaImente ci fa pensare che tutta I'area sia stata in passato abitata da gruppi Iinguistici identici a queIIi deIIa penisoIa itaIica e deIIa SiciIia. Ovviamente iI contatto instauratosi poi con i gruppi Iinguistici tipicamente sardi ha prodotto una commistione, per cui, come si diceva sopra, potremmo definire I'idioma gaIIurese un diaIetto itaIiano centro-meridionaIe con caratteri sardi. Soprattutto i vocaboIi, Ie desinenze e gIi articoIi determinativi inducono a situare iI GaIIurese e iI Corso neII'ambito deIIe parIate itaIiane centro-meridionaIi.

Ricordiamo che Ia GaIIura in età medioevaIe costituì un Giudicato a sé stante (comprendente però anche una zona deII'odierno Nuorese) con capitaIe Io stesso suo attuaIe capoIuogo principaIe, cioè OIbia, aIIora chiamata Cìvita (cioé "città", con un fenomeno Iinguistico identico a quanto accade con iI termine arabo Medina, anch'esso significante "città" e poi divenuto toponimo).

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"NURACHI" o "NURAXINIEDDU"
Varie tipologie nuragiche.

pubblicato il 14/07/2018 17:45:28 nella sezione "Archeologia"
NURACHI o NURAXINIEDDUVarie tipologie nuragiche.
di Attilio Leone

Quando si parla di nuraghi, si pensa subito alle torri troncoconiche che caratterizzano il panorama della Sardegna. E infatti la parola "nuraghe" indica sostanzialmente questo.

Però, innanzi tutto, bisogna osservare che la voce "nuraghe" è soltanto una tra le varianti che, nei vari paesi sardi, indicano quel tipo di costruzione. Toponimi come "Nurachi" e "Nuraxinieddu" (ambedue sono delle località presso Oristano) stanno a testimoniare come la definizione del nuraghe sia in Sardo più varia di quanto si potrebbe pensare.

Ma ciò che più vogliamo fare risaltare è che esistono diverse tipologie di nuraghi e queste tipologie sono almeno quattro.
Intanto consideriamo il cosiddetto protonuraghe e il cosiddetto pseudonuraghe. Per molti, questi due termini sono equivalenti o costituiscono delle varianti di uno stesso genere costruttivo, ma per altri studiosi il protonuraghe è una semplice costruzione circolare con copertura a capanna fatta di materiale deperibile e quindi senza la "tholos" delle altre tipologie. Questi protonuraghi, per la loro semplicità architettonica, dovrebbero complessivamente precedere nel tempo l'edificazione dei nuraghi propriamente detti.
La costruzione denominata pseudonuraghe, per chi la distingue dal tipo precedente, invece è un edificio che internamente presenta un corridoio e delle celle o nicchie: qui si ha la tipica copertura nuragica a tholos, cioè realizzata con cerchi concentrici di pietre. Questi monumenti vengono definiti pure "nuraghi a corridoio" e alcuni di essi non sono circolari, ma ovali o trapezoidali: ciò ci fa pensare che alcuni di questi edifici possano essere più recenti di molti nuraghi a torre, in quanto l'umanità, storicamente, dovrebbe aver realizzato dapprima edifici circolari e in seguito edifici con i lati rettilinei.

Abbiamo poi i nuraghi classici o a torre, i più noti e più numerosi, caratterizzati da una forma circolare a tronco di cono che si restringe verso l'alto e con copertura a tholos. Infine ci sono i nuraghi complessi o villaggi nuragici, costituiti da più edifici di tipo nuragico congiunti fra loro: il più noto è quello di Barumini, nel Medio Campidano.

Infine, una curiosità. Spesso i nuraghi vengono definiti come costruzioni megalitiche, ma questo termine indica pietre enormi come quelle usate per i dolmen; perciò c'è chi preferisce definire i nuraghi come costruzioni ciclopiche, vale a dire di notevoli dimensioni ma realizzate mediante l'incastro di pietre non necessariamente grandi. Altri invece usano i due termini come equivalenti.


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"MIGRANTES PER L'EUROPA"
Dopo il grande successo a Cagliari, la mostra itinerante toccherà altri comuni della Sardegna

pubblicato il 28/06/2018 00:57:11 nella sezione "Arte e artigianato"
MIGRANTES PER LEUROPADopo il grande successo a Cagliari la mostra itinerante toccherà altri comuni della Sardegna
“Un momento di approfondimento necessario per capire e ampliare la sfera delle conoscenze di tutti sul fenomeno migratorio in un periodo delicato, attraversato da false verità e notizie infondate che alimentano paure ingiustificate e atteggiamenti che spesso sconfinano nell’intolleranza e nel razzismo. C’è bisogno di un’informazione corretta e di un ampio coinvolgimento dei giovani nelle discussioni che riguardano le migrazioni ".

Lo ha dichiarato Filippo Spanu, assessore agli Affari Regionali, nel corso della manifestazione voluta dalla Regione Sardegna "Nois, la Sardegna che accoglie" che si è tenuta a Cagliari il 23 e 24 giugno.
"Dobbiamo ricordarci che siamo un'isola al centro del Mediterraneo - ha ancora detto Spanu - e il nostro ruolo è importante. E poi tutti noi, sardi in primis, siamo sempre stati in viaggio: la migrazione fa parte della nostra storia, non dovremmo mai dimenticarlo” .
"Nois, la Sardegna che accoglie" è stato un evento ricco di incontri, discussioni e spettacoli che ha visto salire sul palco del Teatro Massimo rappresentanti delle istituzioni, studiosi di settore, giornalisti, scrittori e registi per dar vita a un confronto a tutto campo su un problema di drammatica e stringente attualità: il flusso migratorio verso l'Europa.

Il progetto "MIGRANTES PER L'EUROPA", finanziato ai sensi della L.R. 7/91 dalla Regione Autonoma della Sardegna e gestito dal circolo "Sardegna" di Bologna con il coordinamento di Antonio Gonario Pirisi, è stato particolarmente opportuno e apprezzato in questo contesto.

La mostra, ideata e curata da Luca Paulesu, è stata allestita da Mario Ledda e Giovanni Aru negli spazi della Mgallery, adiacenti al Teatro Massimo, quale ulteriore occasione di riflessione.

"MIGRANTES PER L'EUROPA" interpreta l'epocale fenomeno dell'emigrazione attraverso l'ottica dissacrante della satira, mettendo in scena una varietà di punti di vista che riflette il dibattito attuale.
I nuovi migranti, che fuggono dalla disperazione, da Stati tragicamente oppressivi e da terre dove carestie croniche non consentono la sopravvivenza, sono considerati sempre più dei concorrenti pericolosi per cittadini, stabili e non, che già risiedono all'interno dello spazio europeo. "Vorrei diventare cittadino italiano" - "amante del rischio?" è il sarcastico commento di Altan.

La paura di un'orda di migranti che invade il Paese ed entra in città, sino a profanare l'intimità della casa, è ben espressa dalla vignetta di Marco De Angelis in cui una coppia vede il proprio letto invaso da un barcone di profughi.

Il migrante economico e il rifugiato sembrano essere diventati i responsabili della chiusura delle frontiere intraeuropee e del ritorno ai nazionalismi, nonché dell’impoverimento del sistema di welfare.
La solidarietà fra gli Stati vacilla: i fondamenti stessi dell’UE vengono messi in discussione. Un indirizzo, questo, che rischia di privare il progetto europeo di ogni significato concreto.

La mostra vuole quindi evidenziare le contraddizioni tipiche del progetto europeo: il dualismo tra l’enunciazione dei principi e la loro applicazione; tra il centro del potere e le periferie nazionali; tra l’entusiastico programma di un’unione sempre più stretta fra i popoli conformemente al principio di sussidiarietà, a fronte delle afflittive misure economiche imposte da Bruxelles ai Paesi dell’Unione in crisi.
Degli oltre 500 milioni di cittadini membri dell'UE, più di 14 milioni hanno scelto di vivere in un Paese diverso dal proprio e alcuni Stati dell'Unione sono tornati a essere Paesi di emigrazione.

Le statistiche ci dicono che a partire sono soprattutto giovani istruiti e di alta professionalità. L'immagine di Agim Sulay, una delle più emblematiche della rassegna, rappresenta un europeo di mezza età - dall'abbigliamento e dai modi si capisce che ha passato tempi migliori - che sotto un lacerato poster pubblicitario dell'Europa chiede in ginocchio la carità nella pubblica via. È il gioco crudele della satira.
L’Europa si è ripiegata su se stessa e ha blindato progressivamente anche i suoi confini esterni. Non c’è più posto per i migranti.

Poco importa nel dibattito pubblico se l’Europa dimostra di avere bisogno della migrazione, e se ciò viene confermato dalle proiezioni demografico economiche prodotte dai Paesi del vecchio continente. Il direttore dell’INPS ci ricorda che gli immigrati hanno il merito di sostenere e garantire il sistema e la tenuta delle nostre pensioni? Ebbene, nella vignetta di Katerpillar la coppia di anziani commenta: che ce le paghino a casa loro!
Il martellamento mediatico anti-migranti di questi giorni è più forte di qualsiasi voce discorde.
L’Austria minaccia di militarizzare la frontiera - “A casa loro” -, e la Francia continua a presidiare il Frejus. Gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo chiudono i loro porti - “Stop all’invasione”.

L’Europa non riesce a esprimere una politica migratoria comune e qualsiasi tentativo di cooperazione si sgretola. L’incapacità delle istituzioni EU di trovare soluzioni concrete di unitaria riorganizzazione dei flussi, dei canali di accoglienza e di transito produce conseguenze drammatiche. Coloro che fortunosamente riescono ad attraversare il confine europeo, uomini, donne e bambini, rimangono straziati nel filo spinato certificato CE. L'illustrazione di Marco De Angelis merita una sosta di riflessione e induce a considerazioni amare.

Nessuno dei Paesi membri dimostra di voler rispettare le regole comunitarie di pianificazione del collocamento dei richiedenti asilo. I più indifesi fra gli individui del pianeta, protetti dalla Convenzione di Ginevra, dalle norme costituzionali e da numerose Direttive Europee, sono ridotti a balzello odioso da scaricare sugli altri: “Dobbiamo dividerci i profughi” – “Ok. Noi ne prendiamo mezzo”.

Se questa è l’Europa:“Sorry for Europe” dice il vignettista Mauro Biani. Non ci resta che scusarci, stando ben al di qua delle recinzioni, noialtri (cittadini).


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GIOIELLI DI PANE E ORO
La creatività di Francesca Bellu

pubblicato il 22/06/2018 23:14:55 nella sezione "Arte e artigianato"
GIOIELLI DI PANE E OROLa creatività di Francesca Bellu

di Barbara Martusciello

Francesca Bellu è PANEORO; PANEORO è frutto della sua creatività che si è nutrita – il verbo non è fortuito, come vedremo – della memoria, delle atmosfere, dei materiali, dei profumi e del folklore della sua terra: la Sardegna. Questa donna aggraziata, minuta ma solida, elegante senza sovrastrutture e soprattutto tenace e fiera, ha radici culturali fortissime e profonde e su queste è attecchita la sua produzione, che fiorisce dall’esigenza e dalla capacità manipolatorie della Bellu che le applica prima alla pittura e al segno e via via rende robuste, dando corpo a sculture da indossare.


Non si tratta di semplici monili ma di oggetti delicati e bellissimi che si portano su polsi e decolletè. Chi li crea e chi li accoglie e li sfoggia si distingue da scelte più commerciali od ordinarie per abbracciare niente di meno che la Storia: quella isolana, dei vestiti tradizionali, dei merletti, dei tappeti, della filigrana leggerissima e pregiata, delle cavalcate, delle spiagge e degli scogli, dei picchi montuosi, delle miniere, del mirto, dei fichi, degli olivastri millenari, dei dolmen, delle cave, dei campi; e del sole e delle spighe dorate che diventeranno grano e poi preziosa farina…: non a caso. Infatti, la materia portante con cui Francesca Bellu realizza i suoi lavori è assolutamente caratteristica e consiste nel… pane. Sì, proprio così.

E’ la mescolanza di farina e acqua – con leganti naturali e proporzioni studiatissimi: la formula è da lei brevettata ad hoc –, resa malleabile e permutabile, come fosse cera, o creta, a diventare base dei suoi gioielli che saranno poi arricchiti di altri elementi e accresciuti da citazioni. I suoi bracciali, pendenti e collier richiamano il sapere arcaico e popolare della sua terra: ad esempio, mimano gli scialli ricamati delle donne sarde e i polsini adornati e i bustini cuciti a mano che ancora si possono vedere orgogliosamente mostrati nelle sfilate e nelle processioni che mescolano sacro e profano nell’intera regione.

Questi suoi capolavori irripetibili fanno parte di un brend titolato PANEORO: nominazione coniata consapevolmente per avvicinare tante evidenze e anime; esse con il pane rappresentano la semplicità e il mito del focolare e, allo stesso tempo, la spiritualità rituale e l’idea della trasformazione, oltre che la durezza (della crosta) e la morbidezza (della mollica); con l’oro raccontano ciò che è inestimabile, è un emblema spagirico – si ribadisce quindi il concetto di trasformazione –, dimora nella terra (lì ha origine il metallo aureo) ma brilla come la luce del giorno.

PANEORO è una linea di gioie come un’esplosione di energia, piacere per gli occhi e lo spirito, dalla fattura singolare: sono realizzate con meticolosità quasi alchemica, con perizia artigianale e conoscenza artistica dalla Bellu, modellate una per una, dipinte – usando giallo d’elicriso, rosso di robbia e altri colori vegetali – e valorizzati per mezzo di una sfarzosa elaborazione che le rende speciali. Incroci di nastri colorati, piccole cesellature floreali, frange, rasi e sete, inserimenti luminescenti e incastonature di perle – ecco il suo immenso mare! – e pietruzze – ecco la sua aspra montagna! –, frammenti in pizzo, fili cromatici e metallescenti non mascherano però il pane, che è materia viva e metafora che sostanzia e potrebbe rendere quasi commestibili tali opere.

Il pane, dunque, che è costituente essenziale della nutrizione primaria e, allo stesso tempo, veicolo di storie e simbologie di intere comunità da secoli, pure connesso ai culti – come il pane cerimoniale, per esempio –, è presente nella vita della Bellu anche attraverso il suo sguardo sull’arte: innanzitutto più strettamente di appartenenza, come può esserlo quella di Maria Lai. Lei, l’artista di Ulassai che usava fili e tramature e voleva “ricucire il mondo”, aveva realizzato molte opere a forma di pani e riteneva che la scultura in toto, anche per il rendimento della creta, avesse a che fare con la pasta-madre. Questo pensiero e la sua concretizzazione è chiaramente parte dei punti di riferimento di Francesca Bellu che li amalgama alla sua maniera: dopo aver decontestualizzato e ricontestualizzato tutte queste congiunzioni, produce la sua serie di Jewelry che si arricchisce sempre di pezzi nuovi, tutti disegnati da lei, seguendo una scelta di autoproduzione pregiata e legata all’ispirazione.

Francesca si apre quindi alla fruizione di quanti apprezzano questo suo operoso procedere, quasi elegiaco perché davvero, se “Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, /di gente che ama gli alberi e riconosce il vento / (…)”*, necessitiamo anche di chi ha una sensibilità di simile specie per fabbricare manufatti immaginifici: non per solo abbellimento, ma per indossare, attraverso tali esclusive sculture portatili, un distillato di innovazione e tradizione, di atavico e assolutamente nuovo. La bellezza è fatta anche di queste dicotomie che, infatti, PANEORO esprime e risolve in forme, quasi regali, di ariosa armonia.

* Franco Arminio, in: Geografia commossa dell’Italia interna, 2013
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UN ARBRESH MOLTO AMICO DEI SARDI

pubblicato il 13/06/2018 23:06:34 nella sezione "News e curiosità"
UN ARBRESH MOLTO AMICO DEI SARDI


ISOLAS, organo ufficiale dell’ACSIT di Firenze ha conosciuto, in anni non molto lontani, la gioia di avere Ettore Marino come editorialista e direttore. Non è per amicizia o retorica che parliamo di gioia, ma per la qualità speciale dei suoi articoli, che riuscivano a divertire e far riflettere il lettore parlando di qualsiasi argomento. Marino è un arbresh, cioè un albanese d’Italia. Bisogna infatti sapere che il Meridione della nostra penisola è punteggiato da non poche antiche colonie albanesi.




Vero amico dei sardi, stava sempre con noi, elogiava le nostre virtù e bonariamente punzecchiava il nostro più grave difetto, ossia il fatto che riusciamo a infilare la Sardegna anche in discorsi riguardanti la fisica atomica, le guerre tra la Persia e la Grecia, o le ipotesi circa l’estinzione dei dinosauri...

Ebbene, di Ettore Marino la casa editrice Donzelli ha di recente pubblicato la “Storia del popolo albanese”, che ci siamo affrettati a leggere e rileggere e che consigliamo vivamente! In meno di 200 pagine l’autore ci fa percorrere un viaggio dalle origini illiriche del popolo in oggetto, alle varie invasioni dall’Albania patite, all’epico momento di eroismo impersonato da Giorgio Kastriota Skanderbeg, alla plurisecolare dominazione turca. Vi è poi l’indipendenza (1912), la travagliata nascita dello Stato, riconosciuta a stento dagli Stati vicini; la monarchia di Zog, l’invasione italiana (1939), la guerra, la Resistenza; il rigido e protratto esperimento stalinista di Enver Hoxha, la caduta del regime, il multipartitismo, i momenti di caos, gli esodi, le ipotesi di secessione. Il percorso si chiude con un lucido e speranzoso sguardo sulla situazione attuale, con i suoi chiari segni di normalizzazione e di rinascita. Agli albanesi che stanno oltre confine (Montenegro, Kosova, Macedonia, Grecia) l’autore dedica la sua giusta attenzione, così come fa con gli albanesi d’Italia (Arbreshë).

Nel quindicesimo secolo, guidati da Skanderbeg, gli albanesi, cattolici o ortodossi che fossero, si opposero eroicamente ai turchi. Col tempo, due albanesi su tre divennero musulmani. Quattro furono quindi le loro confessioni: Cristiani cattolici, Cristiani ortodossi, Musulmani sunniti, Musulmani bektashì. Ebbene, Enver Hoxha metterà Dio stesso fuori legge, facendo dell’Albania il primo Stato ateo al mondo.

Come si vede già da questi pochi cenni (ma il libro è invero assai più ricco), la storia e la realtà di cui si tratta risultano molto complesse. Fedele al costume di non far mai retorica, degli albanesi, balcanici o d’Italia, l’autore indaga e definisce l’identità, ne dice i meriti, ne prende simpaticamente in giro i difetti. A noi sardi può tornare utile e grato sapere che le popolazioni montane d’Albania hanno vissuto per secoli, e ancora in qualche modo vivono, secondo codici consuetudinari che presentano analogie col Codice barbaricino. Al diritto consuetudinario albanese è dedicato un capitolo apposito.

Consigliamo al lettore di leggere due volte la “Storia del popolo albanese” di Ettore Marino: la prima per la ricchezza della lingua e la bellezza dello stile, la seconda per conoscere appieno le vicende di questo popolo guerriero, poco amato dagli slavi e dai greci, e che, per protratti e complessi rapporti con Venezia e col Regno di Napoli, è stato sempre strettamente legato all’Italia.


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ETIMOLOGIA DEL NOME DELL'ASINARA
sardegna (sassari)

pubblicato il 30/09/2017 10:12:20 nella sezione "News e curiosità"
ETIMOLOGIA DEL NOME DELLASINARA
di Attilio Leone

L'isola dell'Asinara è, per estensione, la seconda tra le isole minori che circondano la Sardegna, dopo Sant'Antioco (quest'ultima però è collegata stabilmente alla terraferma da un artificiale stretto lembo di terra e da un ponte).
Sul significato del nome Asinara vi è una teoria, forse recente, che, anche sulla base di una delle tante varianti antiche della denominazione dell'isola, vorrebbe intendere "Asinara" come corruzione dell'aggettivo "Sinuaria", cioè "ricca di insenature" ovvero "dalle molte insenature".
In realtà la stabilizzazione del nome è un fatto recente, giacché nei secoli le varianti di questa denominazione sono state molte: Asenara, Axinara, Sinarea, Zanara e via dicendo.
A nostro avviso, appare evidente come il termine geografico "Asinara", con le sue varianti, faccia parte di una serie di nomi geografici (di isole e no) terminanti in -ara o in -era, come Tavolara, Molara, Caprera, Gallinara, Falconara. Gli ultimi tre nomi di questa serie fanno esplicito riferimento a specie animali presumibilmente abbondanti in quelle località. Perché "Asinara" dovrebbe fare eccezione? Si noti, poi, che sull'Asinara vivono i tipici asinelli bianchi (anche se solitamente si ritiene che vi siano arrivati nel XVIII secolo) e altri asini della razza sarda; inoltre si consideri che, in un testo del XII secolo, si afferma che dagli Arabi questa terra veniva definita con un termine che letteralmente significa "isola madre degli asini". E' vero che nella parlata sassarese l'asino è detto "àinu" (senza la "s"), ma forse la denominazione "Asinara" è di derivazione toscana.

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“L’ARTE NERA. IMPRIMATUR ET REPRIMATUR”
Dal 7 ottobre al 19 novembre 2017 al Museo Naturalistico del Territorio “G. Pusceddu”

pubblicato il 30/09/2017 09:50:51 nella sezione "Eventi e feste"
L’ARTE NERA. IMPRIMATUR ET REPRIMATURDal 7 ottobre al 19 novembre 2017 al Museo Naturalistico del Territorio G. Pusceddu
"I manoscritti non bruciano", risponde deciso Woland (il diavolo) al Maestro che gli ha appena detto
d'aver "bruciato nella stufa" il suo romanzo su Ponzio Pilato (Il Maestro e Margherita, cap. XXIV).
Certo potranno bruciare le pagine, le copertine rigide e persino la cartelletta di cartone legata sui tre
lati dove lo si custodisce, ma l’idea, l’ingegno e lo spirito che hanno animato quelle parole, quasi incise
a mano, non possono davvero bruciare e saranno sempre lì pronte a riversarsi in un altro manoscritto.
Tanto dovrebbe bastarci a declamare la vittoria del libero pensiero sul sopruso della repressione.



Ma si sa che le idee, per loro connaturata vocazione, amano diffondersi e replicarsi, germinando in altre
menti. In particolare certe nascono per misurarsi con altre, per affinarsi divenendo metodo e nozione
scientifica, corpus giuridico o un classico della letteratura mondiale. Potrà pur esser vero che i
manoscritti non bruciano, come afferma il Diavolo di Bulgakov, ma il loro essere esemplare unico
induce l’estensore intento a misurarsi con il suo pubblico, a declinare il suo pensiero alle regole
dell’Arte nera, affinché i frutti del suo studio e ingegno possano serpeggiare e dilagare tra quante più
persone possibile.

L’Arte Nera è l’arte della stampa, creata per sottrarre alla maestria dell’amanuense il primato della
duplicazione di testi e idee in essi contenute, per affidarle a negativi cesellati, ben allineati, inchiostrati
e poi torchiati per mille e più volte mille su altrettante pagine.

L’Arte Nera nel suo affermarsi in Europa a partire dal XV secolo fu parte integrante, se non la causa,
dell’avvio del processo di emancipazione culturale, economica e religiosa. Una rivoluzione tecnologica
che ha mutato per sempre la comunicazione. Una rivoluzione “industriale” che ha stravolto l’Europa
costringendo il potere, in tutte le sue articolazioni, a regolare, controllare, prevenire, autorizzare o
reprimere la diffusione di concetti che potenzialmente potessero farne vacillare le fondamenta.
Su queste suggestioni abbiamo voluto lavorare in questi mesi, partendo da una vastissima e
curatissima collezione privata di macchine da stampa che hanno lavorato in Sardegna a partire dal
‘700. Una collezione ricchissima in cui la meraviglia attende di farsi scoprire dai visitatori nei particolari
di mirabili timbri cesellati, unici al mondo, e nei dettagli dei caratteri da allineare prima di essere
posizionati sul torchio.

Chi visiterà questa mostra, porterà per sempre con sé il piacere d’aver fatto una scoperta senza
tempo e attraverso di questa pesare il mondo ipercomunicativo che turbina attorno al nostro
quotidiano.

Negare l’autorizzazione alla stampa equivale a tarpare le ali del libero pensiero; emblematica la sorte
di Bulgakov e della sua opera tanto nota quanto sofferta: Il Maestro e Margherita. Bruciata nella stufa
la prima stesura, dallo stesso autore esasperato dalla censura staliniana, venne poi riscritta, ma senza
mai concedergli il piacere d’esser stampata e consegnata al suo pubblico. Pubblicata postuma, si
affermò da subito come una delle opere più importanti della letteratura Russa e di tutto il novecento.
L’Arte Nera ha i suoi martiri, e sono i martiri dei modelli concettuali da cui il potere si è sentito
minacciato e che ha voluto reprimere attraverso processi inquisitori, deportazioni, riduzioni al silenzio
fisico o mediatico.

In un’epoca in cui “pubblicare” è artificio di pochi secondi, seppure in difetto di autorevolezza delle
fonti, farà certo riflettere sentire lo stridore del lavoro dei legni che comprimono i piombi sulla carta,
così sinistramente affini al cigolare di certe macchine di tortura impiegate per reprimere le idee
insieme al corpo di chi se ne è fatto portatore e divulgatore; pratiche ancora tristemente attuali nel
mondo contemporaneo.

A questo viaggio vi invitiamo dunque, tra piombi cesellati e libri antichi e proibiti, alla scoperta delle
meraviglie di un’arte suggestiva e non di rado clandestina.

Il Presidente
Francesco Sanna

La mostra intende illustrare la storia della stampa, nota come l’“Arte Nera”, a partire dalla grande
rivoluzione introdotta dal tedesco Johannes Gutenberg con la Bibbia a 42 linee (1455), passando per
grandi editori come Aldo Manuzio e Giambattista Bodoni.
Attraverso una collezione privata unica nel suo genere, verrà mostrata la storia della stampa in
Sardegna dal XVIII al XX secolo, mediante l’esposizione di torchi in legno, fregi, clichés, caratteri
mobili e altri meravigliosi strumenti della tipografia.
Particolare attenzione verrà riservata alla censura e ai libri proibiti, un tema di estrema attualità, che
va di pari passo con l’utilizzo di nuove forme di comunicazione di massa più immediate e influenti del
libro, tra cui il cinema, la televisione e, oggi più che mai, internet.
Il viaggio che proponiamo è un sentiero attraverso la storia. Un percorso che invita a guardare libri
antichi e moderni. È un viaggio che, dalle avventure del passato, porta a riflettere su noi stessi e sul
nostro futuro.
La mostra verrà inaugurata sabato 7 ottobre alle ore 17.30 e sarà visitabile sino al 19 novembre 2017.



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SARDEGNA E TIRRENIA
La suggestione storico-linguistica all'interno della questione etrusca.

pubblicato il 09/09/2017 14:39:14 nella sezione "News e curiosità"
SARDEGNA E TIRRENIA La suggestione storico-linguistica allinterno della questione etrusca.
di Attilio Leone

Le antiche genti che conosciamo come Etruschi venivano definite ETRUSCI o TUSCI in Latino, TYRRENOI o TYRSENOI (con l'accento sulla O) in Greco.
Dalla seconda denominazione latina (TUSCI) derivano l'arcaico aggettivo italiano "tosco", l'attuale aggettivo "toscano", il nome della regione Toscana e il nome "Tuscia" che indica sostanzialmente il territorio della Provincia di Viterbo ("Università della Tuscia" si chiama, non a caso, l'ateneo viterbese). E' probabile che, inizialmente, i Romani chiamassero ETRURIA (da cui ETRUSCI) o TUSCIA il territorio immediatamente a nord del corso finale del Tevere, territorio confinante con quello di Roma. Ma, allorché crebbe la conoscenza dei Latini intorno ai parlanti la lingua etrusca (che erano diffusi in un'ampia parte dell'attuale Italia), per forza di cose tutti quelli che parlavano quell'idioma vennero definiti Etruschi, anche se stanziati fuori dall'attuale Lazio Settentrionale. D'altra parte potremmo chiederci se gli storici greci, quando trattavano dei TYRRENOI (tradotto in Italiano con "Tirreni"), indicassero esattamente l'identico ambito territoriale ed etnico a cui si riferivano gli storici romani. Comunque sia, il nome greco si è conservato nella denominazione del Mar Tirreno. E'curioso come i Latini persistessero tenacemente nei nomi da essi impiegati, tanto quanto gli ellenici perduravano nell'utilizzare la forma TYRRENOI. Del resto i Greci hanno sempre chiamato ELLAS la loro terra, mentre i Romani l'hanno costantemente definita GRAECIA.

Sull'origine degli Etruschi molto scrissero e discussero gli storici greci (non così quelli latini, che si appiattirono sostanzialmente sulla più illustre delle ipotesi elaborate dai Greci): questo dibattito venne definito "questione etrusca" ed è stato ripreso in età moderna, anche se su basi parzialmente diverse, più ampie e più evolute. Tuttora si discute su come ebbe origine il popolo etrusco e sulle caratteristiche della sua lingua. C'è da aggiungere che, a nostro avviso, se ci si addentra nella questione etrusca, c'è la possibilità di aprire ulteriori problematiche storiche riferite anche ad altre popolazioni.

Orbene, fra i moderni c'è stato chi ha messo in relazione gli Etruschi con gli antichi Sardi. Del resto, se ci riferiamo ai millenni successivi, i rapporti tra Sardegna e Toscana sono stati frequenti. Qui non vogliamo affrontare in profondità la possibile affinità fra Sardi e Tirreni. Vogliamo invece esporre dei pensieri sull'origine del nome greco TYRRENOI in quanto riferito ai TUSCI.
I Greci definivano Tirreni sia gli Etruschi sia gli antichi abitanti delle isole di Lemno e Imbro, nel Nord del Mar Egeo (da tutt'altra parte dunque). A questa identità di nome fecero riferimento molti storici antichi nel riferire le proprie idee riguardo all'origine del popolo etrusco. E a questa identità fanno riferimento pure molti storici moderni, provando a collegarla con la più accreditata tesi antica, quella dello storico greco Erotodo, per il quale i Tirreni-Etruschi (Erodoto forse non parla mai dei Tirreni del Mar Egeo) erano originari della Lidia, che è vicina a Lemno e Imbro.

In realtà, anche oggi, si hanno, nelle diverse lingue, nomi identici per regioni o popolazioni del tutto differenti. Basti pensare agli Indiani dell'Asia e agli Indiani d'America, identità di denominazione che fa riferimento alle vicende della scoperta del Nuovo Mondo, ma che si riferisce a genti molto diverse fra loro. Oppure si pensi all'antico nome della cittadina di Piana degli Albanesi in Sicilia, denominata sino a non molto tempo fa Piana dei Greci, perché in passato gli Albanesi venivano confusi con i Greci. Nulla di strano, perciò, che il nome dei Tirreni dell'Egeo e quello dei Tirreni dell'Italia potessero, per ipotesi, avere origini differenti.

Qual è dunque questa suggestione che riguarda la Sardegna? Eccola: nell'isola dei Sardi esistono tre elementi il cui nome potrebbe avere un'affinità con quello dei TYRRENOI. Partiamo dall'etimologia che il notissimo vocabolario del Greco antico di Lorenzo Rocci attribuisce al termine TYRRENOI o TYRSENOI . Il Rocci interpreta questo termine come "costruttori delle torri": infatti, nel Greco classico, "torre" si dice TYRSIS (equivalente a TYRRIS), corrispondente alla sorella forma latina TURRIS. E qual è stato, nell'area mediterranea, il popolo che, nell'antichità ha costruito le torri più numerose e imponenti, se non quello sardo con i suoi nuraghi?

Il secondo elemento è il nome del fiume Tirso, il corso d'acqua più lungo dell'isola. In Greco era detto THYRSOS o TYRSOS e parimenti in Latino THYRSUS o TYRSUS. Addirittura, l'illustre professor Massimo Pittau, che questi collegamenti onomastici li ha evidenziati già da molto tempo, ha affermato che il Tirso potrebbe derivare il suo nome proprio da una torre nuragica del Sinis.

Infine, il terzo, più ipotetico, aggancio lo troviamo con il nome della città di Porto Torres, la latina TURRIS LIBISONIS, chiamata Torres nel Medioevo e oggi, appunto, Porto Torres.

Quale conclusione traiamo da queste affinità linguistiche fra il nome greco degli Etruschi e queste denominazioni sarde o riferibili ai nuraghi?

Può esserci una reale affinità fra gli antichi Sardi e gli Etruschi. Oppure, la definizione ellenica di TYRRENOI riferita ai TUSCI potrebbe essere frutto di un errore geografico, cioè di una confusione fra popolazioni vicine, operata dai Greci in un'epoca in cui non conoscevano bene il Mediterraneo Occidentale (sul tipo della sopra menzionata confusione fatta in Italia fra Albanesi e Greci): in tal caso il nome TYRRENOI, da attribuire ai Sardi, sarebbe finito erroneamente agli Etruschi. Ma, ripetiamo, la nostra è solo una suggestione.

Riguardo poi ai Tirreni orientali del Mar Egeo, il loro nome deriverebbe, come da altri evidenziato, dalla città lidia di TYRRA o TIRA.
Quante cose possono venire fuori dalla questione etrusca...!

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IDEE INNOVATIVE PER VIAGGI DI ISTRUZIONE E GITE SCOLASTICHE
Laboratori didattici per le scuole e per le famiglie

pubblicato il 09/09/2017 12:22:22 nella sezione "Archeologia"
IDEE INNOVATIVE PER VIAGGI DI ISTRUZIONE E GITE SCOLASTICHELaboratori didattici per le scuole e per le famiglie
I laboratori didattici sono pensati sia per le scuole che per le famiglie, basati su un approccio dinamico che permette di affrontare argomenti complessi e renderli semplici e chiari.

L'attività didattica è studiata e testata per svolgersi in modo completo in occasione delle gite scolastiche e viaggi di istruzione, in una giornata si riesce ad effettuare sia il laboratorio didattico che le attività complementari, quali: escursioni sulla Giara e visite ai musei.

L'attività di laboratorio permette ai bambini di interagire con i reperti esposti e i contenuti dei musei, non come degli osservatori passivi ma da veri protagonisti del percorso formativo.

Quali sono i laboratori didattici in programma
I laboratori didattici programmati per il 2017/18 sono i seguenti:

PaleoLab, laboratorio didattico sulla paleontologia, il lavoro del paleontologo e i fossili
ArcheoLab, percorso formativo sull’archeologia nuragica
CartaCiclo, attività educativa dedicata al riciclo della carta
RiciclOlèOlè, laboratorio didattico sulla raccolta differenziata
Fattoria Didattica, dove scoprire gli animali e la vita rurale
Educazione ambientale, mirato alla scoperta delle biodiversità
Campo scuola di due o tre giorni! Vedi alcuni esempi e proposte similari
A chi sono rivolti i laboratori didattici
Le proposte didattiche sono studiate per le scuole della Sardegna di ogni ordine e grado:

Scuola dell'infanzia
Scuola primaria
Scuola secondaria
Università
Inoltre, tutti i laboratori didattici sono parte integrante della vita dei musei, sono attivi tutto l'anno e in ogni occasione, oltre che per scuole anche per le famiglie. Per le famiglie abbiamo pensato delle formule apposite, dove risparmiare e passare un'intera giornata con i figli studiando divertendosi.

I laboratori didattici si effettuano, per i fossili, l'archeologia e la paleontologia al PARC, museo fornito di un ampio laboratorio didattico. L’aula didattica si adatta alle diverse esigenze e permette di effettuare i diversi progetti didattici, la struttura è dotata della strumentazione necessaria per organizzare e gestire attività con oltre 50 bambini.

I laboratori didattici sul riciclo e sull'educazione alimentare si realizzano al Civico Museo del Cavallino della Giara, una stuttura museale più piccola del PARC, ma molto suggestiva, anch'essa dotata del laboratorio didattico con i supporti per una visita guidata adatta ai bambini.

Nel caso si preferiscano gli spazi aperti, la Giara di Gesturi o il parco del museo permettono di vivere le esperienze educative tra le sugherete dell’altopiano o ai piedi del colle di Santu Antine.

Come organizzare e prenotare la gita scolastica
Per organizzare la gita scolastica bastano pochi minuti, in seguito ad una chiamata o email per una richiesta di preventivo organizziamo un percorso didattico adatto alla vostra classe, contattiamo l'agriturismo per verificare la disponibilità e nel giro di poche ore concludiamo la prenotazione per il vostro viaggio d'istruzione.

Circolare gite scolastiche e altri documenti utili ai docenti
Qui sotto è possibile trovare una raccolta dei principali documenti e circolari ministeriali legate alle gite scolastiche e viaggi di istruzione. Per un articolo di approfondimento suggeriamo la visita al sito www.orizzontescuola.it. La fonte più autorevole dove prendere visione del tutto è la fonte ufficiale del ministero (http://www.istruzione.it/).

Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 - Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado (s.o. G.U. n.115 del 19/5/1994) - (http://archivio.pubblica.istruzione.it/comitato_musica_new/normativa/allegati/dlgs160494.pdf)
Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'art. 21 della L. 15 marzo 1997, n. 59 - (http://archivio.pubblica.istruzione.it/didattica_museale/dpr275_1999.pdf)
Nota e chirimenti del MIUR sui viaggi di istruzione del-12.04.2016 n. 3130 - (nota-3130-del-12-aprile-2016-viaggi-di-istruzione-e-visite-guidate-chiarimenti)
Nota del MIUR sui viaggi di istruzione 11.04.2012, prot. n. 2209 - (http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/a3f59595-e64f-4cc7-8f45-1d3dc892ca56/prot2209_12.pdf)
Costi e pagamenti
I costi per i viaggi d'istruzione a Genoni sono assolutamente economici ed accessibili a tutte le scuole della Sardegna. Il costo della visita al museo è legata alla biglietteria comunale e parte da € 2,50 per una visita guidata di circa 1 ora. Per i laboratori didattici il costo va da € 6,00, per un intero percorso didattico di 3 ore. Per un'intera giornata di attività il costo massimo che un allievo può spendere per l'offerta didattica è di € 10.00. Inoltre, offriamo, prezzi speciali per le classi che effettuano le attività per la seconda volta!

La società di gestione non ha problemi a fornire la fattura elettronica e tutti i documenti necessario agli enti pubblici per completare i pagamenti.

Pronti i laboratori didattici per il 2017/18 - Contattaci per ricevere il catalogo scuole!


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LA VICENDA DELLE CARTE DI ARBOREA
Un'appassionante caso dell'ottocento sardo.

pubblicato il 01/09/2017 14:50:51 nella sezione "News e curiosità"
LA VICENDA DELLE CARTE DI ARBOREAUnappassionante caso dellottocento sardo.
di Attilio Leone

Il XIX secolo, cioè il cosiddetto Ottocento, fu attraversato, in terra sarda (e non solo) da una appassionante vicenda che coinvolse emotivamente e razionalmente molte persone di cultura.
Ci riferiamo a quelle che vengono definite le "Carte di Arborea", un insieme di manoscritti dalla grafia molto particolare che iniziarono a venir fuori nell'anno 1845 e il cui numero si accrebbe negli anni successivi. Si disse che provenissero da un convento cagliaritano, ma che in origine fossero stati conservati nell'archivio del Giudicato di Arborea, quindi a Oristano (Aristanis in lingua sarda): da qui la denominazione di "Carte di Arborea". Questi documenti fornivano informazioni sulla storia sarda, ma anche sulla letteratura in lingua italiana e sulla casa nobiliare dei Savoia, relativamente a un periodo che abbraccia pressoché l'intera durata del Medioevo. Si tratta di una lunga serie di secoli riguardo ai quali le fonti storiche relative alla Sardegna sono scarse e la ricostruzione delle vicende procede a volte per via di ipotesi.
Si capisce quindi come le Carte, in qualche modo, colmassero delle lacune storiche. Questi manoscritti, fra l'altro, citavano nomi di personaggi fino ad allora ignoti, come Gialeto e Torbeno Falliti. Nell'ambiente culturale della Sardegna molti accolsero con favore questi documenti, che arricchivano di notizie il Medioevo sardo, oltre a retrodatare la nascita della letteratura in lingua italiana (si è pensato anche che alcune delle Carte siano giunte nell'isola dalla Toscana). Pare comunque che l'entusiasmo verso le Carte arborensi fosse più dell'ambito culturale cagliaritano che non di quello sassarese.
I problemi iniziarono pian piano, allorché varie voci autorevoli cominciarono a dubitare dell'autenticità delle Carte: fra i sostenitori della falsità di quei testi vi fu lo storico Michele Amari (grande studioso della dominazione araba in Sicilia), che, dopo l'avvenuta trasformazione del Regno di Sardegna in Regno d'Italia nel 1861, ricopriva nel nuovo Stato un'alta carica pubblica. Si giunse quindi a chiedere l'intervento di una commissione internazionale di studiosi di alto livello, i quali, dopo avere studiato i manoscritti sotto diversi punti di vista, affermarono che le Carte di Arborea non erano documenti autentici. Si trattava quindi, presumibilmente, di scritti prodotti in epoca recente. La commissione che diede il responso negativo era presieduta, nientemeno, che dal grande storico tedesco ottocentesco Theodor Mommsen.
A poco a poco, il dibattito sulle Carte di Arborea si esaurì, pur continuando alcuni a sostenerne l'autenticità. Oggi questi testi sono, quasi tutti, conservati a Cagliari. La comunità degli storici pensa, attualmente, che all'interno dei manoscritti vi sia qualche raro foglio contenente una parte di testo originale e quindi autentica, alla quale, nell'Ottocento, siano state aggiunte parti di testo non originali; il resto dei documenti, cioè quasi tutti, sono ritenuti, pressoché generalmente, dei falsi. Il contenuto di questi manoscritti, però, influenzò la vita culturale sarda, lasciando le sue tracce fino ad oggi, come testimoniano i nomi di vie sarde intitolate a personaggi citati unicamente nelle carte arborensi.

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SAGRA DELLE MANDORLE
A Baressa Sabato 9 / Domenica 10 Settembre 2017
sardegna (oristano) baressa

pubblicato il 01/09/2017 14:23:54 nella sezione "Eventi e feste"
SAGRA DELLE MANDORLEA Baressa Sabato 9 / Domenica 10 Settembre 2017
Dal 9 al 10 Settembre si terrà la XXVI Sagra della Mandorla di Baressa, manifestazione organizzata per le vie del centro storico

Baressa presenta la XXVI edizione della Sagra della Mandorla, iniziativa tesa a valorizzare il tessuto produttivo locale e a rafforzare la memoria della tradizione gastronomica basata sul frutto dei mandorli locali, contribuendo al rilancio di una coltura strategica per il piccolo centro e per l’intera Marmilla.

Due giorni di festa per promuovere il territorio, viverlo in modo autentico fra musiche, danze, cultura e le attese degustazioni dei dolci tipici del luogo preparati con le mandorle di Baressa.

Gli amanti del gusto potranno acquistare le eccellenze agroalimentari direttamente dai produttori locali alla Mostra Mercato allestita nel centro storico.

La manifestazione avrà inizio sabato 9 settembre alle ore 15.00 e si concluderà in serata domenica 10 settembre con un ricco programma di appuntamenti che prevede la partecipazione di maschere e gruppi folk, spettacoli musicali con i Kantidos e gli Arkanos, visite guidate alla Casa Museo e incontri con abili artigiani locali.
Occasione per i turisti di visitare un centro storico che, come pochi, conserva ancora peculiarità architettoniche tipiche delle realtà rurali dell’isola.
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SARDI E SICILIANI A CONFRONTO.
Comportamenti socio-linguistici nelle due maggiori isole mediterranee.

pubblicato il 30/08/2017 21:38:12 nella sezione "News e curiosità"
SARDI E SICILIANI A CONFRONTO.Comportamenti socio-linguistici nelle due maggiori isole mediterranee.
di Attilio Leone

Le popolazioni di Sardegna e Sicilia, relativamente al loro rapporto con la lingua ufficiale e con i loro rispettivi dialetti, hanno un atteggiamento che, per un certo aspetto, può definirsi diametralmente opposto. E questa caratteristica, crediamo, non è solo di oggi, ma attraversa i secoli.

I sardi tendono ad esprimersi nella lingua nazionale e a farlo in maniera quanto più corretta; viceversa la lingua isolana, cioè il Sardo nelle sue varietà locali, viene utilizzata relativamente poco, e ciò lo notiamo soprattutto nelle città. Riteniamo che lo stesso avvenisse durante l'appartenenza del regno sardo alla corona di Spagna, allorché lo spagnolo dovette essere lingua ufficiale nell'isola. La suddivisione del Sardo in diversi gruppi non spiega questo fenomeno, dal momento che l'uso dell'Italiano avviene anche tra abitanti del medesimo luogo e dello stesso nucleo familiare. Ovviamente queste affermazioni non hanno un valore assoluto, perché sappiamo bene quanti sono anche i parlanti in vernacolo, ma in confronto alla Sicilia il paragone non regge.

In questa sua caratteristica di grande e corretta apertura alla lingua ufficiale i sardi sono in buona compagnia dei còrsi (o corsicani come di preferenza si dice in Sardegna). Anche la Corsica presenta ormai un utilizzo generalizzato della sua lingua ufficiale, il francese, mentre il linguaggio còrso rimane marginale.

Tutto al contrario in Sicilia: i siciliani, in media, si esprimono relativamente poco in Italiano e non badano eccessivamente alla qualità dello stesso quando se ne servono. E in un dialogo avviato in Italiano, appena possono scivolano verso il dialetto. Naturalmente in ciò sono anche avvantaggiati dalle non eccessive differenze fra le molteplici varietà linguistiche locali, cosa che rende facile comprendersi in vernacolo fra tutti i siciliani indistintamente (e pure fra siciliani e abitanti di buona parte della Calabria). Non c'è in Sicilia la medesima predisposizione dei sardi verso l'acquisizione piena della lingua ufficiale, di conseguenza abitualmente la gente siciliana esprime in maniera più piena e più profonda i propri concetti quando parla in Siciliano. Del resto è vero che ogni parlata popolare ha delle proprie espressioni pregne di significato, che non è facile rendere in maniera esaustiva in una lingua nazionale soggetta a regole di uniformità.

Anche per queste considerazioni ci viene difficile pensare che, come sostengono alcuni glottologi, la lingua neolatina sia stata reintrodotta in Sicilia dopo l'arrivo dei Normanni, cioè dopo i due secoli di dominazione araba, che si verificò all'incirca dalla metà del IX alla metà dell'XI secolo. Non crediamo ci sia stato bisogno di una Neoromanizzazione o Neolatinizzazione della Sicilia: se i siciliani non amano esprimersi in Italiano (lingua sorella del Siciliano), come avrebbero potuto abbandonare il loro parlare tradizionale per l'Arabo, lingua del tutto diversa e per di più difficilissima da comprendere per loro?

Le cose, invece, vanno in maniera differente per quanto riguarda la difesa della propria identità culturale a livello normativo. I sardi si battono maggiormente per la tutela della loro identità a livello di riconoscimento ufficiale e per la conservazione di determinate tradizioni, mentre questo aspetto è poco presente nelle menti dei siciliani, i quali pure amano profondamente la loro terra tanto quanto i sardi amano la propria.

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I LABORATORI KOENDI
La cucina, le ricette ed i racconti.

pubblicato il 07/08/2017 17:16:31 nella sezione "Enogastonomia"
I LABORATORI KOENDILa cucina le ricette ed i racconti.
Sono cresciuta fra donne che cucinavano. Nonna, le due cose che faceva prima di impastare semola e acqua erano sempre le stesse: si sollevava le maniche fin sopra il gomito, e si faceva il segno della croce.
“Claudia castia beni, puitta deppisi imparai”.
Claudia guarda bene, mi diceva, perché devi imparare. Allora non lo sapevo, ma senza alcuna scuola imparavo gestualità vecchie come mamma Sardegna che oggi mi appartengono.
Quei lunghi pomeriggi in compagnia delle mie donne non mi hanno insegnato solo a impastare, a sfogliare, a ritagliare, a ricamare la pasta, a infornare e a decorare. Quei lunghi pomeriggi in compagnia delle mie donne mi hanno insegnato che cucina sopra ogni cosa è racconto, comunicazione, parola.
Chi se li dimentica più i racconti di zia Annita mentre mescolava l’impasto per la torta de mindula, che doveva fare le bolle altrimenti non veniva su bene, e le gonnelline dei gueffus che dovevano avere frange lunghe e colorate? Ci penso tutte le volte che taglio la velina. C’era anche il mistero della ricetta del pan’è saba, imparata in tempo di guerra ma non ci si ricordava più da chi.
Ecco perché ho voluto realizzare laboratori che sono cucina, ricette, manualità, ma anche racconti.
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ALLA RICERCA DEI SECOLI PIU' FULGIDI DELLA STORIA SARDA
Dalla preistoria neolitica ai Giudicati.

pubblicato il 01/08/2017 16:40:57 nella sezione "News e curiosità"
ALLA RICERCA DEI SECOLI PIU FULGIDI DELLA STORIA SARDADalla preistoria neolitica ai Giudicati.
di Attilio Leone

Dai dati storici e archeologici in nostro possesso sembra di poter ricavare che, nel corso dei millenni, la Sardegna abbia conosciuto due periodi di splendore.
Il più recente è quello dei Giudicati, che inizia nei secoli che precedono l'anno Mille e termina nel XV secolo. Non tutto, in questa età, è positivo, ma certamente per un lungo periodo l'isola godette di un notevole grado di autonomia, che via via venne ad essere sempre più erosa da forti interessi esterni alla Sardegna. L'origine dei giudicati, presumibilmente, è da ricercare nel progressivo indebolimento dell'Impero Romano d'Oriente, altrimenti detto Impero Bizantino, di cui la Sardegna faceva parte dopo la riconquista operata nel VI secolo dal grande imperatore Giustiniano. E' possibile che i Giudici fossero in origine delle alte cariche che amministravano l'isola per conto dell'imperatore di Bisanzio; poi, indebolitosi o venuto meno il contatto diretto con la capitale imperiale, i Giudici potrebbero essere rimasti di fatto i veri governanti della Sardegna e il titolo giudicale sarebbe stato trasmesso per via ereditaria. Le fonti ci fanno pure pensare che i Papi, in età medievale, comunque esercitavano sull'isola un certo controllo, quanto meno morale, e si curavano di mettere ordine nella vita dei sardi.

L'altro periodo di probabile splendore è molto più antico e coincide con la preistoria neolitica e con la successiva età dei metalli: quest'epoca dei metalli, come affermano gli studiosi, coincide in terra sarda con la cosiddetta Età Nuragica, vale a dire l'epoca in cui fiorì la costruzione dei nuraghi. Individuare delle ere, e definirne le date di inizio, di fine e di suddivisione interna in periodi più brevi, è un esercizio ingrato e a volte effimero, perché si tratta di concetti poco solidi e facilmente modificabili (specialmente se non collegati a dati storici certi ma solo a oggetti e ad altri manufatti). Anche il concetto di "Età Nuragica" e la sua suddivisione interna non possono sfuggire a questa realtà: ma, nell'insieme, oggi come oggi, nel 2017, si è sostanzialmente concordi nel collocare l'epoca dei nuraghi all'incirca tra il 1800 a. C. e il 200 a. C. Questo però, a nostro avviso, non può fare escludere che, anche in secoli successivi all'anno 200 si sia potuto continuare a costruire dei nuraghi.

Che la preistoria neolitica e prenuragica (quindi anteriore al 1800 a. C. circa) sia stata un periodo florido per la Sardegna lo fa pensare il ritrovamento di manufatti di ossidiana sarda in vari territori del bacino del Mediterraneo, segno di una consistente produzione ed esportazione nonché di frequenti traffici marittimi da e per la Sardegna.

Il benessere dell'isola, che dovette esser frutto di queste attività estrattive e commerciali, risalta ancora di più nell'immediatamente successiva epoca nuragica, che, come detto, sembra coincidere con l'età dei metalli (prima il rame, poi il bronzo che deriva dal rame in lega con lo stagno, e infine il ferro). Il grande numero di nuraghi ritrovati, circa settemila (però si pensa che, interrati, ve ne siano molti altri) fa ritenere che nell'isola il tenore di vita fosse elevato e che la densità della popolazione fosse, per l'epoca, abbastanza consistente, a differenza di quanto accade oggi di pari passo con l'attuale carenza di attività economiche di grande rilevanza (se si esclude il turismo): è pur vero che l'insieme dei nuraghi, come appunto si afferma, è stato realizzato nell'arco di più di un millennio, ma oltre settemila di questi edifici sono pur sempre un numero rilevante. E le cosiddette Torri del sud della Corsica, ma pure i Talaiot delle Isole Baleari, possono fare ritenere che la tecnologia di edificazione dei nuraghi sia stata esportata nelle terre vicine alla Sardegna. Tutto ciò ci fa ribadire che quell'epoca nuragica, preistorica ma non troppo, e la fase neolitica che la precede dovettero costituire per i sardi un periodo di floridezza.


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100 ANNI NEL SEGNO DI GALEP
A Casale di Pari si ricorda la figura di Galep, celebre fumettista di origini sarde.

pubblicato il 01/08/2017 16:17:44 nella sezione "Arte e artigianato"
100 ANNI NEL SEGNO DI GALEPA Casale di Pari si ricorda la figura di Galep celebre fumettista di origini sarde.
Casale di Pari è il paese dove Aurelio Galleppini,
"Galep nacque in Toscana, da genitori sardi di Iglesias, e visse la sua infanzia e adolescenza a Cagliari, dove imparò da autodidatta il disegno.
il creatore grafico di Tex, nacque il 28 agosto 1917. Quest’anno, dall’11 al 15 agosto, il piccolo borgo sulle colline toscane tra Siena e Grosseto celebra il centenario della nascita di Galep con un evento che ne ripercorre la vita e la carriera di artista.

Il fulcro della manifestazione sarà una mostra antologica dei lavori di Galep, concessi dal Fondo Nerbini della Biblioteca Marucelliana di Firenze e dalla famiglia Galleppini, che spazia dai primi anni ’40 al 1994 — anno dell’ultima copertina realizzata per Tex e della scomparsa del disegnatore. Si potranno inoltre ammirare una serie di rare immagini degli affreschi che Galep realizzò in due chiese di Cagliari e finora sconosciute al grande pubblico; una collezione di copertine di Tex provenienti da WOW Spazio Fumetto di Milano e una galleria di disegni del ranger più amato d’Italia realizzati da Fabio Civitelli, che sarà anche ospite della manifestazione.

Un’occasione unica per riscoprire l’opera di un grande disegnatore italiano, dalle tavole impresse nella memoria di tutti gli appassionati di Tex ai lavori finora patrimonio di appassionati e collezionisti.


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REGNUM SARDINIAE ET CORSICAE
Dal Regno di Sardegna e Corsica alla Repubblica Italiana.

pubblicato il 30/07/2017 16:29:04 nella sezione "News e curiosità"
REGNUM SARDINIAE ET CORSICAEDal Regno di Sardegna e Corsica alla Repubblica Italiana.
di Attilio Leone

Nell'anno 1297 Papa Bonifacio VIII istituì il "Regnum Sardiniae et Corsicae", cioè il Regno di Sardegna e Corsica, concedendone la sovranità al re Giacomo II d'Aragona (l'Aragona era un importante stato della parte nord-orientale della penisola iberica).
Fino ad allora la Sardegna era divisa politicamente in Giudicati, anche se si può ipotizzare che, forse, formalmente facesse ancora parte dell'Impero Romano d'Oriente. Non era la prima volta che un Papa si occupasse delle cose della Sardegna: ricordiamo le numerose lettere che Papa San Gregorio Magno, Pontefice dal 590 al 604, aveva scritto per regolamentare le cose sarde. E non si trattava nemmeno del primo regno di investitura papale.
Istituito il Regno di Sardegna e Corsica, gli aragonesi faticarono non poco per rendere effettiva la costituzione di questo nuovo stato, giacché i Giudici di Sardegna e gli interessi pisani e genovesi costituivano un ostacolo. E del resto la Corsica non fu mai conquistata dai sovrani aragonesi e rimase in mano alla Repubblica di Genova, salvo poi finire nel Settecento alla Francia, nonostante la sua italianità linguistica di allora e la sua formale appartenenza al regno sardo.
Nel 1720 il Regno passò alla dinastia dei Savoia e, nel 1847, venne realizzata la cosiddetta Fusione Perfetta, in base alla quale tutti i territori appartenenti alla Casa Savoia vennero parificati politicamente e amministrativamente. Torino era la capitale dello stato, che comunque continuava a chiamarsi Regno di Sardegna.
Dopo la Seconda Guerra d'Indipendenza e l'impresa dei Mille, allorché gran parte delle regioni italiane avevano aderito, mediante plebisciti, al Regno di Sardegna, il 17 Marzo 1861 Vittorio Emanuele II (fino a quel momento re di Sardegna) venne proclamato re d'Italia a Torino dal Parlamento: ma, come si vede, mantenne il numerale di "secondo" (Vittorio Emanuele II), facendosi così riferimento alla numerazione dei re di Sardegna. L'antico "Regnum Sardiniae et Corsicae" era divenuto Regno d'Italia. Come costituzione del regno italiano rimase in vigore lo Statuto Albertino, che era stato concesso nel 1848 dal re di Sardegna Carlo Alberto.
Con il referendum del 2 Giugno 1946, come è noto, la maggioranza degli italiani scelse la Repubblica e, da allora, lo stato italiano, di conseguenza, viene denominato Repubblica Italiana. Al posto dell'antico Statuto Albertino, nel nuovo stato repubblicano il 1° Gennaio 1948 entrò in vigore l'attuale Costituzione della Repubblica Italiana, che è una costituzione molto più "rigida" rispetto alla precedente , in quanto richiede una procedura complessa per poter essere modificata.

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MIGRANTES PER LEUROPADopo il grande successo a Cagliari la mostra itinerante toccherà altri comuni della Sardegna
GIOIELLI DI PANE E OROLa creatività di Francesca Bellu
100 ANNI NEL SEGNO DI GALEPA Casale di Pari si ricorda la figura di Galep celebre fumettista di origini sarde.
LASSA SAS BRULLAS DI LORENZO VACCA Il 5 Agosto a Lodine
MAGIA E POESIA DEL VINOConcorso di pittura estemporanea
Mangiare
RISTORANTE LOUNGE BAR AND DELIUn mix di eccellenze targate Sardegna per l’Aqua Lounge
SA MANDRA AGRITURISMO
Ristorante trattoria Balcana
Seadas e ravioli sardi di patate formaggio e menta in Indonesia
Il ristorantino di Bosa VerdeFiume
Dormire
OLIVASTRI E LENTISCHI MILLENARIPer una vacanza in pieno relax sul lago di Liscia.
IL MIGLIOR RESORT MEDITERRANEO 2014Chia Laguna Hotel premiato al World Travel Awards
HOTEL RIVIERA
LA NOSTRA TERRASardigna
Settimana del Baratto 18-24 Novembre 2013. Ecco tutti i B&B aderenti in Sardegna
Archeologia
NURACHI o NURAXINIEDDUVarie tipologie nuragiche.
IDEE INNOVATIVE PER VIAGGI DI ISTRUZIONE E GITE SCOLASTICHELaboratori didattici per le scuole e per le famiglie
BENTORNATI A CASANurnet  e il gruppo Archeologia della Sardegna acquistano quattro bronzetti alla vergognosa asta di Londra.
A MONTE PRAMA UN ALTRO GIGANTEStraordinario: stavolta è intero
GIGANTI DI PRAMA TRA TOMBAROLI E NUOVE STATUE
Storie e leggende
PERCHE I SARDI BEVONO COSI TANTA BIRRA?
SU TIRAZZU
Sas dies imprestadas ed i giorni della merla
La breve emigrazione della mia famiglia. Stralci di ricordi
Rivivere la storia
Musica e poesia
TUTTO PRONTO PER IL PREMIO ANDREA PARODI 2015Un fitto programma dall8 al 10 Ottobre a Cagliari.
AL VIA IL BANDO DEL PREMIO ANDREA PARODILunico concorso italiano di World Music
FABRIZIO DE ANDR CANZONI NASCOSTE STORIE SEGRETE.Il libro di Walter Pistarini
SCADE IL 31 LUGLIO IL BANDO DEL PREMIO ANDREA PARODILunico concorso Italiano di World Music
TRACCE DI TE VIAGGIO NELLA MUSICA DI FRANCESCO RENGAIl legame del cantautore alla Sardegna nel ricordo della madre.
Luoghi da vedere
UN VIAGGIO A TINNURAConosciuto come il paese dellarte
LA MINIERA DI MONTE VECCHIO
PERCHE’ VISITARE PATTADA?
LISOLA DI MAL DI VENTRE
SARDEGNA IN CAMPEGGIOSegreti per un viaggio a 5 Stelle
Sub e nautica
IL CAPODOGLIO ALBINO NEL CANYON DI CAPRERA
IMMERSIONE NELLA GROTTA DI NEREO
LA NAVE DELLISOLA DEI CAVOLI
DUE FOTO DEL MARE SARDO VINCONO PREMIO INTERNAZIONALE
Il Relitto del Clan Ogilvie